Cinema

Inception – C. Nolan, 2010

Di:

Christopher Nolan (fonte immagine: topnews.in)

Nota propedeutica alla lettura: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere proposto, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento possa incidere su una sua corretta fruizione.

ORMAI è ufficiale: Nolan si candida come uno dei furbacchioni più scaltri del cinema contemporaneo, costruendo, come i sogni degli addestrati del suo ultimo lavoro, pellicole “militarizzate”, difese da schiere di fan pronti ad accerchiarne i detrattori. Non si sta etichettando come semplice bluff la sua produzione, giacché è innegabile costatarvi qualità indiscutibili, ma spesso di operazione attenta che coniuga raffinatezze simil-artistiche con tratti commerciali di un livello e tipo differente dai colleghi americani della produzione di massa.
Chi si ritiene superiore alle trappole tipiche e meno tipiche del cinema d’intrattenimento, ma non supera a conti fatti una certa soglia di attenzione, trova in Nolan l’autore definitivo, quello con il quale divertirsi, sentirsi snob e anche stigmatizzare la “semplicità” di uno Spielberg.
Accadde con Memento, cult intoccabile per il quale è escluso qualsiasi processo pena anatema, oggi riaccade con Inception, complicato nastro di Moebius condito da azione e riflessione esistenziale.

Tema del film è il sogno e la possibilità di interferire con esso a diversi livelli. Un gruppo di uomini, capeggiato da Dorn Cobb (un sempre bravo Di Caprio), tenta una missione impossibile di condizionamento mentale. Su questa traccia si innerva l’action movie, stabile nelle fondamenta grazie a una prima parte che fornisce l’ABC della materia, ma che comunque non risparmia allo spettatore la comprensione di meccanismi labirintici durante lo sviluppo del piano.
Attori in parte, seppur non memorabili, e idea intrigante lasciano scorrere le oltre due ore e venti senza cedimenti di sceneggiatura, pregevole anche per non aver acconsentito un uso sfrenato dell’effettistica visiva trasformando il film in un novello Matrix d’autore.

Inception richiede più volte al pubblico degli atti di fiducia, un eccesso di sospensione dell’incredulità, anche se entro i limiti della soglia di pericolosità: l’intero piano orchestrato, di complicatezza e rischio estremi, sembra non giustificare gli scopi – a meno di non considerare l’interferenza sui sogni come pratica quotidiana sulla linea degli attacchi informatici odierni. L’impressione, così, arrivati ai titoli di coda è che Nolan abbia tentato di costruire un impianto troppo stretto per un film della durata di poco oltre le due ore, oppure, a voler essere maliziosi, che questo scopra il fine ultimo della pellicola, il suo inganno: come in Memento, l’articolazione, il virtuosismo fine a se stesso diventano il sospetto principe di un film che, però, a differenza dell’opera del 2000, manca di una vera originalità di fondo e svela le sue carte di film d’azione. Il tema del sogno, del confronto con la vita, le conseguenze esistenziali, il sogno nel sogno sono tutta materia già ben digerita dalla letteratura e dal cinema; Inception vi aggiunge l’applicazione tecnica, ne studia le possibilità, ma pare solo un pretesto con una corteccia estetica (non particolarmente significativa) per produrre un action inconsueto con aspirazioni alla Blade Runner. Neanche le tracce di stile, le pennellate un po’ pretenziose di Memento, sono presenti, qualcosa che conferisca all’architettura un tocco artistico almeno tentato.

Come nuovo genere commerciale, su questo cinema di Nolan ci si metterebbe la firma al posto dei beceri e frastornanti avversari americani, dotato com’è di una qualità artigianale apprezzabile, ma come produzione d’autore le perplessità restano. I suoi film funzionano, non v’è dubbio, ma molti di essi posseggono una freddezza che non li rende memorabili. Se il cult del 2000 riesce a rendersi non dimenticabile grazie a un incartamento bizzarro e decorativo, i suoi due Batman sembrano delle buone macchine senz’anima, che sperano di imprimersi nella memoria grazie a pochi punti di forza (il Joker per l’ultimo film sul supereroe), e altrettanto vale per la complessità labirintico-esistenziale di Inception; esche più che sufficienti per molti – e in tal senso vincenti -, ma non per tutti – di sicuro su chi vi scrive.

Che il regista britannico stia appiattendo le sue potenzialità lasciandosi tentare da operazioni di semplice (o complessa) efficacia di massa?
Ben vengano questi furbi mix d’intrattenimento e artigianato, ma che siano solo le pause di distrazione tra lavori del calibro di Insomnia.

Voto: 7.5/10
Livello spoiler: 10/10

Inception – C. Nolan, 2010 ultima modifica: 2010-09-26T19:02:38+00:00 da Alessandro Cellamare



Vota questo articolo:
2

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi