ManfredoniaMattinata
A cura di Franco Rinaldi

In ricordo dell’ingegnere Biagio Pignataro da Mattinata

"Un galantuomo che voleva salvare Manfredonia dall’insediamento del Petrolchimico"

Di:

Manfredonia. Siamo alla fine degli ’60, avevo da poco conseguito il diploma di Perito Nautico e non volendomi imbarcare sulle petroliere per non abbandonare la mia passione per il teatro, andai a lavorare presso l’Hotel Apulia di Siponto, con mansioni di portiere di notte, ma in realtà facevo da factotum (cassiere, barista, centralinista, contabile etc.). In quell’albergo, in quegli anni, alloggiavano numerosi tecnici, per la maggior parte settentrionali, che dovevano costruire il petrolchimico nella piana di Macchia.

Discutendo tutte le sere con loro, quando cenavano, capii che nonostante i lauti guadagni, alcuni non vedevano di buon auspicio la costruzione del Petrolchimico in quella stupenda piana, ricca di ulivi secolari, considerata tra le più belle d’Italia.

Il 17 maggio 1968, alcuni componenti di spicco della locale sezione della Democrazia Cristiana, ad un comizio dell’on. Aldo Moro, per le imminenti elezioni politiche, ringraziarono l’ENI della grande concessione chimica a Manfredonia. Il Comitato Cittadino, costituito da un gruppo di coraggiosi sipontini, capeggiato dal dott. Raffaele Basta, esponente di spicco del locale Partito Repubblicano, protestò immediatamente contro l’insediamento dell’ANIC con un volantino che aveva per titolo: “A Tradimento”. Veniva così reso pubblico alla Città che il “Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno” aveva espresso parere favorevole all’ubicazione del IV Centro Petrochimico a Macchia. Una scelta a dir poco scellerata.

Il Consiglio Comunale di Manfredonia, con deliberazione n. 75 del 16.6.1968, approvava ad unanimità, che lo stabilimento dell’ANIC venisse ubicato a debita distanza dal centro abitato, in una diversa zona da quella prescelta. In un dossier del WWF, così si leggeva, tra l’altro: “…così Manfredonia, compromessa ogni sua vocazione turistica…”. In quegli anni, uno dei grandi oppositori alla costruzione di quel mostro chimico, fu l’ing. Biagio Pignataro di Mattinata, un galantuomo d’altri tempi, bravo professionista, che amava la nostra Città e il nostro territorio. Pignataro che conosceva bene le conseguenze che avrebbe portato quell’infausto insediamento, si oppose fermamente alla costruzione del Petrolchimico.

Scrisse, anche un libretto dal titolo: “Il Pasticcio del Petrolchimico”, pubblicato nel novembre del 1968, dove evidenziò gli insensati motivi politici che portarono a quell’orrendo progetto e alle iniziative che lo stesso ingegnere intraprese per evitare la costruzione dell’ANIC, in quella splendida zona verde, destinata sicuramente nel tempo a insediamenti turistici, che avevano avuto già inizio in loco. A mio parere, dopo i saccheggi perpetrati a Manfredonia nel 1528 dalle truppe lombarde e dai Turchi nel 1620, che misero a ferro e fuoco la nostra Città, l’insediamento del Petrolchimico nella piana di Macchia, è stato il più grande delitto di inquinamento del territorio, avvenuto a meno di un km dall’abitato di Manfredonia, con la compiacenza di qualche conosciuto parroco, di politici locali e dell’onorevole foggiano Vincenzo Russo, quest’ultimo tra i promotori dell’ installazione chimica in quell’area. Lo stesso onorevole, in data 19 novembre 1967, come scrisse l’ing. Pignataro nel suo libretto, lasciò alla radio un’intervista durante la quale illustrò il dissennato progetto, accolto come una manna dal cielo dai “nostri cugini” montanari che in consiglio comunale votarono favorevolmente per la nascita del “Mostro” chimico.

L’ing. Pignataro, dopo aver fatto numerose riunioni a Manfredonia, con politici, amministratori locali, e associazioni varie, scrisse persino al presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, custode delle sorti della nostra Patria, e lo supplicò di fermare la costruzione del Petrolchimico a Macchia, ed evitare quel grande scempio, poi imposto nell’amena piana, che ha inquinato per sempre quel territorio. Ricordo, che alcune testate giornalistiche, quali il “Corriere della Sera”, “Tempo”, “La Voce Repubblicana”, “Espresso”, “Gargano”, tennero autorevolissime proteste tramite qualificati rappresentanti (prof. Silvio Ferri, Giorgio Bassani, Bruno Zevi, Antonio Cederna ed altri) contro l’attuazione dell’insediamento ANIC, senza sortire alcun risultato.
Scriveva l’ing. Pignataro nella sua pubblicazione, che il 2 dicembre 1967 il Consiglio Comunale di Monte S.Angelo approvava il progetto senza averlo visto e il Sindaco rende noto che il C.I.P.E. ha approvato il cambiamento del nucleo di sviluppo industriale di Foggia in “Area di sviluppo industriale”.

L’on. De Meo, esponente di spicco della Democrazia Cristiana di Capitanata e presidente del Consorzio per l’area di sviluppo industriale di Foggia segnalò più volte all’opinione pubblica ed alle Autorità il grande errore di ubicare il petrolchimico a Macchia ed espresse il proprio rammarico al Comitato dei Ministri che approvò l’ubicazione senza sentire il parere del Consorzio da lui rappresentato. L’on. Anna De Lauro Matera auspicò che il petrolchimico venisse spostato più a sud-ovest affinché le popolazioni potessero usufruire delle prospettive di sviluppo turistico, oltre che di quello industriale.

L’on. Manlio Cassandro presentò una interrogazione ai Ministri delle Partecipazioni Statali, dell’ Industria e Commercio e del Turismo chiedendo: “Quali erano stati i motivi che avevano determinato quella scellerata scelta della località proposta in sede di C.I.P.E, scelta che avrebbe danneggiato una zona di notevole sviluppo agricolo e che avrebbe compromesso seriamente le prospettive turistiche di Manfredonia”. Il presidente dell’Amministrazione Provinciale di Foggia avv. Berardino Tizzani, scrive ancora Pignataro, nella sua pubblicazione, pur desiderando brevità nei tempi di realizzazione dell’industria, si era mostrato perplesso e preoccupato per la località scelta.

Il Consiglio Comunale di Mattinata, con delibera n. 33 del 9 marzo 1968, considerando inopportuna l’ubicazione scelta dall’ANIC, pur ritenendo necessaria l’industria, fece voti unanimi perché venisse costruita a sud-ovest di Manfredonia. Il Consiglio Comunale di Manfredonia, con ordine del giorno n. 75 del 12 giugno 1968, considerando che l’ubicazione del Petrolchimico, scelta unilateralmente dall’ENI, contrastava con gli interessi agricoli, paesaggistici, turistici e archeologici, pur auspicando una sollecita costruzione dell’industria, faceva voti unanimi affinché venisse ubicata a sud-ovest dell’abitato. Le sezioni locali del Partito Socialista, del Partito Liberale e Repubblicano, presero posizioni nettamente contrarie alla decisione sulla zona scelta dall’ANIC, e proposero l’area a sud-ovest di Manfredonia. Il Partito Comunista Italiano locale, ci ricorda Pignataro, pur ammettendo i danni che ne sarebbero derivati dalla ubicazione in Macchia, preferirono lo slogan per comodo opportunismo politico: “Si faccia ovunque, purché si faccia”, dopo verifica da parte di una “Commissione di Esperti” a tutela dell’impatto ambientale, che avrebbe dovuto salvaguardare il territorio e la salute delle persone.

Il Lions Club di Manfredonia, tramite il suo presidente dott. Matteo Lauriola, si oppose fermamente alla scelta di impiantare l’ANIC a Macchia e promosse conferenze, scrisse articoli, inviò appelli ad autorevoli Lionisti italiani, formando un Comitato di cittadini con rappresentanze di partiti politici. L’Associazione Nazionale “Italia Nostra”, dopo infruttuosi articoli di Bruno Zevi e Giorgio Bassani, indisse nel maggio del 1968 una conferenza stampa per illustrare la assurda ubicazione scelta dall’ENI.A questi autorevoli interventi fecero seguito quelli di professionisti locali, quali l’avv. Marco Guerra (altro grande oppositore di quell’orribile progetto), il dott. Raffaele Basta e il dott. Matteo Lauriola, altri stimati professionisti antagonisti dell’insediamento del Petrolchimico nella piana di Macchia. Nonostante le numerose proteste, il Comune di Monte S.Angelo, nella seduta consigliare del 2 dicembre 1967, come scrisse nel suo libretto l’ing. Pignataro: fece voti “Affinchè detta industria si insedi in località Macchia”, affermando testualmente che “Lo specifico insediamento industriale ben si può conciliare con lo sviluppo turistico della zona, come è dimostrato dai felici accostamenti turistici-industriali operati in altre zone d’Italia e dell’estero”.

A tal riguardo così scrive ancora l’ing. Pignataro nella sua pubblicazione: “Presso il Comune di Monte S.Angelo esiste una planimetria generale con relazione che è tenuta dagli amministratori locali, gelosamente nascosta agli occhi del pubblico, e che è stata oggetto di ampio dibattito in seno alla Commissione edilizia ove l’avv. Nicola Muscettola, Ispettore onorario ai monumenti, ha presentato opposizione, sia per la sua genericità sia per l’ubicazione scelta. D’altronte, continua Pignataro, l’art. 28 della L. 6-8-67 N. 765 fa espresso divieto di procedere alla lottizzazione dei terreni a scopo edilizio , e il Comune di Monte S. Angelo, come è noto, è tuttora sprovvisto di piano regolatore e programma di fabbricazione. Purtroppo, nonostante, le numerose e autorevoli proteste, il Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno, in periodo preelettorale, e precisamente in data 15 maggio 1968, ratificò la scelta dell’insediamento del IV Petrolchimico Italiano, e diede via libera all’ANIC per la costruzione di quel mega impianto chimico nella Piana di Macchia, nella tenute del barone Cessa e Spezia, dopo quelli di Ravenna, Gela e Ferrandina. Mi chiedo da anni, perché l’ENI fece investimenti turistici a Pugnochiuso e a Manfredonia ci lasciò nella merda?

L’impatto ambientale per Manfredonia e il suo territorio, con l’insediamento sciagurato di quel Petrolchimico, prima ANIC poi ENICHEM, è stato disastroso, perché il nostro territorio avrebbe dovuto e potuto avere altre destinazioni. Una scelta politica criminale e scellerata che stiamo pagando e che pagheranno purtroppo anche le future generazioni. E’ bene anche ricordare che la Città allora, subì il ricatto occupazionale.

Attenzione, perché, non è ancora finita! Altri progetti perversi incombono sulla nostra Città e sul nostro territorio, e per chi non lo sapesse, voglio ricordare che l’area sipontina è ad alta densità sismica. Facciamoci un serio MEA CULPA, ad iniziare dai nostri politici, e cerchiamo di non ripetere gli errori, anzi gli ORRORI, commessi in passato per investimenti sbagliati e con responsabile dignità ricordiamo con grande rispetto quegli operai (alcuni dei quali miei cari amici) e i molti cittadini che hanno perso la vita a causa di quella pericolosissima industria chimica ubicata nell’ incantevole piana di Macchia.

BIOGRAFIA ING. PIGNATARO: l’Ing. Biagio Pignataro nacque a Candela il 27 settembre 1922, da una antica famiglia di notabili. I Pignataro, come scrisse in un articolo Antonio Latino, pubblicato il 25 maggio 2007 su “Mattinata.it”, vantavano legami con l’aristocrazia garganica, essendo sua madre Amalia Amicarelli, figlia di Vincenzo Amicarelli, insigne giurista e filosofo detto “il Leone delle Puglie”. Legami, che l’ingegnere, incrementò quando si unì in matrimonio con la facoltosa mattinatese Lucietta Prencipe. Laureato presso la Facoltà di Ingegneria di Napoli, esercitò a lungo e con diligenza la sua professione di ingegnere, contribuendo negli anni ’50-60 al rinnovamento edilizio di Mattinata. Militò nelle file del Partito Liberale. Fu candidato alle politiche nazionali alla camera e al senato, anche se non venne mai eletto. Tra le sue attività familiari, spicca quella dell’antico e prestigioso frantoio oleario di “Asprito”. Negli anni ’70, fu presidente del “Centro Spastici” (allora il centro di riabilitazione per disabili andava sotto quel nome), dedicato al compianto arcivescovo di Manfredonia Andrea Cesarano. Dopo i terribili avvenimenti che sconvolsero la sua vita terrena, per la morte del suo unico figlio, erede dell’immenso patrimonio familiare, l’ing. Pignataro si spense nel 2006. Tra i suoi scritti, ricordiamo: “Il pasticcio del Petrolchimico”; “I Principi sulla programmazione economica dello Stato libero fra liberi cittadini”; “ Petrolchimico a Manfredonia: tormento dell’ora”; “Prospettive dell’assetto urbanistico di Manfredonia” e infine “L’antiliberalismo in Italia”.

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