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In un anno, il prezzo del grano duro è crollato da 315 a 160 euro

Agricoltura, va in scena il “Funerale del Grano”

Il deputato L’Abbate (M5S) chiede al ministro Martina di dare finalmente attuazione alle Commissioni Uniche Nazionali

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Bari. È andato in scena in provincia di Siena il “funerale del grano”, una protesta con cui gli agricoltori hanno voluto manifestare a difesa di uno dei simboli del tanto decantato made in Italy. Un corteo funebre che giunge dopo l’ennesimo periodo travagliato per il comparto cerealicolo nazionale, con un crollo verticale del prezzo del grano duro solo lo scorso luglio da 315 a 160 euro a tonnellata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

“Non possiamo che sollecitare nuovamente il Governo a rendere operative al più presto le misure da noi proposte e fatte approvare dal Parlamento a luglio 2015 – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Lo strumento delle Commissioni Uniche Nazionali (Cun) ha avuto da poco, infatti, anche l’approvazione del Consiglio di Stato e se il ministro Martina riuscisse a realizzarle nel più breve tempo possibile (quantomeno per la filiera del grano duro) si aprirebbe finalmente la possibilità ad una trattativa più equa e trasparente sul prezzo delle materie prime tra produttori agricoli e industria della trasformazione. È trascorso più di un anno, purtroppo, dal mio emendamento che ha reso legge le Cun ma il loro iter di approvazione procede troppo a rilento – prosegue L’Abbate (M5S) – rispetto ad una crisi dei prezzi che sta mettendo in ginocchio tutta la filiera del grano made in Italy, che include eccellenze simbolo come la pasta italiana. La bozza del decreto sul grano andrebbe ulteriormente migliorata visto che non favorisce adeguatamente l’aggregazione, non coinvolge i molini, i pastai e la grande distribuzione, che oggi usa la pasta come prodotto civetta.

Potrebbe essere integrata con gli interventi contenuti in altri provvedimenti presentati dal Movimento 5 Stelle – conclude il deputato 5 Stelle – come ad esempio la risoluzione sul Piano Cerealicolo Nazionale che dà delle indicazioni fondamentali per tutelare le produzioni di qualità grazie anche alla differenziazione dei grani attraverso lo stoccaggio e all’uso dei legumi nella rotazione delle coltivazioni per aumentare la qualità dei terreni”.



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Commenti


  • Zuzzurellone Sipontino

    Questo purtroppo è ancora niente, se viene approvato l’accordo CETA e Dio non voglia il TTIP sarà la fine per tutti noi (INFORMIAMOCI TUTTI). La fine della nostra agricoltura e infine la fine dello stato sociale. “Si vis pacem para bellum”, prepariamoci tutti uniti, a battaglie ancora più dure.

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