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Donna, professionista: scusate se è poco

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Prima di essere assunta da un’impresa non avevo mai pensato alla mia città come a una città sessista: le donne intorno a me lavoravano, possedevano e guidavano auto, sceglievano le proprie relazioni, amavano uomini che collaboravano nelle faccende domestiche.

Di ritorno dopo anni di vita all’estero, impegnata in un percorso professionale di medio tenore, scopro una realtà diversa: i comportamenti sessisti sono celati ma molto radicati. Come tanti Checco Zalone, molti uomini entrano in ospedale dando per scontato che dei due il medico sia l’uomo anziché la donna.

Non sono il capo ma una delle persone con le più alte competenze. Propositiva, intraprendente, ho una conoscenza approfondita del mio settore. A volte, forse, sono un po’ dura ed esplicita perché nel corso della mia vita non ho ottenuto sconti. Il ritorno nella mia città è significato incontrare persone che erano rimaste ferme aspettando l’occasione della propria vita. Premetto di nutrire il massimo rispetto nei confronti della libertà di ciascuno di giocarsi come meglio crede il tempo che gli è dato vivere. Ma sono abituata a pensare a prescindere dal sesso, maschile, femminile o non determinato che sia, come essere razionale che mette a punto la propria intelligenza e le proprie capacità per il bene comune. Mi trovo, però, spesso, ad essere vittima di atteggiamenti sessisti: uomini senza particolari competenze che cercano di farsi strada scavalcando le donne, per instaurare rapporti di complicità al maschile dove queste ultime sono relegate automaticamente a un generico e ipotetico ruolo di segretarie.

Cari uomini, non capite che l’appartenere al genere femminile non fa di noi un’unica massa indistinta di mediocri e vane ‘chiacchieratrici’ da salotto.

Tra di noi ci sono intellettuali, professioniste, ricercatrici, donne di scienza e di lettere, medici, ma anche bravissime insegnanti, educatrici, sarte. Molte, non tutte, sono valide nel proprio lavoro.

Com’è per voi, ogni anno passato porta con sé un bagaglio di esperienza e di maturità. Per questo non assommateci tra noi: possiamo essere solidali ma non siamo uguali tra di noi e non vogliamo essere messe sullo stesso piano se abbiamo età diverse, così come voi vi sentite, probabilmente, diversi dagli adolescenti catturatori di Pokemon che criticate.

Invece, solo perché siamo donne, spesso siamo messe tutte sullo stesso piano, un piano diverso da quello degli uomini, un piano che rende la nostra parola meno autorevole, che ci impedisce di sottolineare ciò che non va in loro mentre ci obbliga ad accettare le loro critiche. E se ci rifiutiamo siamo tacciate di essere arroganti, polemiche. Io so come un’azienda funziona o non funziona, ‘anche’ se sono una donna.

Il sessismo si annida anche nel non detto, nel presupposto. Tesse la sua tela ogniqualvolta una donna è aggredita per non avere abbastanza potere e autorevolezza da un uomo che non ne ha nemmeno la metà.



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