"A Stornara (FG) due ritratti di Giuseppe Di Vittorio sono stati ritrovati in un bidone della spazzatura"

A cento anni dalla Rivoluzione. Di Vittorio nella spazzatura e la statua di Engels…

"A Manchester è ritornato Friedrich Engels; in quella città lui, tedesco come Marx, si trasferì per seguire il ramo inglese della industria paterna"


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A Stornara (FG) due ritratti di Giuseppe Di Vittorio sono stati ritrovati in un bidone della spazzatura. Fuoriuscivano all’esterno e i vetri che li proteggevano erano rotti. Scopritori involontari due vigili urbani. La notizia si spande, crea meraviglia, disappunto, rabbia, ma soprattutto tristezza, malinconia. I quadri in questione sono stati ripuliti e pare siano stati posti nel Comune di Stornara.

I quadri nelle sezioni del PCI erano il segno della Storia, il riconoscimento dei padri fondatori e costituivano un piccolo Pantheon. Così il protagonista di un testo di narrativa ricorda questa presenza nel salone del Partito comunista di Manfredonia negli anni Settanta: “Osservavo, disposti sulle pareti, i grossi ritratti… Togliatti aveva un volto freddo, insensibile, con l’indice della mano destra rivolto verso il basso, in un gesto imperioso, duro, obbligante a rimanere immobile al proprio posto. Sicuro e indicante grandi certezze appariva Di Vittorio, ma con una punta di umanità, di sofferenza. Grieco si mostrava sorridente, paterno… La presenza più ingombrante era quella di Lenin, una sensazione di lontananza, ma anche di paura. Mi guardava con occhi intensi e indagatori, come se avesse voluto denudarmi, scrutare nel profondo”.

Culto della personalità? Nelle sezioni erano punti di riferimento. Ora quei ritratti (e quelle idee) nella polvere… Possibile che gli eredi, il PD, i tanti partiti comunisti (che si svegliano solo in campagna elettorale) non abbiano sentito il bisogno di conservarli, di creare un archivio della memoria, non abbiano cercato di trattenere la deriva e di mantenere un legame esile con quella storia?

Dopo il 1989 nei paesi comunisti quasi tutte le statue che ricordavano i protagonisti della rivoluzione russa e anche quelle dei padri ispiratori sono state abbattute.

A Manchester è ritornato Friedrich Engels; in quella città lui, tedesco come Marx, si trasferì per seguire il ramo inglese della industria paterna. Lì visse anni importanti e scrisse testi importanti, come “La situazione della classe operaia in Inghilterra”. Aveva 24 anni. Manchester era la culla della Rivoluzione industriale, e secondo Marx ed Engels, da quella città doveva partire la Rivoluzione proletaria. Non in Russia, paese arretrato e si è visto poi come è andata a finire.

http://www.mancunianmatters.co.uk (friedrich_engels_statue_manchester_andrew_greaves_mm1)

http://www.mancunianmatters.co.uk (friedrich_engels_statue_manchester_andrew_greaves_mm1)

E’ tornato con una imponente statua di marmo, alta più di tre metri. L’ha portata Phil Collins, artista inglese, che l’ha trovata in un villaggio sperduto dell’Ucraina, spezzata e abbandonata in un campo. Collins aveva visto un documentario sulle statue di Marx ed Engels e di altri marxisti abbattute in URSS e in altri paesi comunisti, dopo il crollo del comunismo, e si mise alla ricerca; convinto che niente si può dire passi per sempre. Si torna a studiarli. Corbyn li riprende in considerazione. “E con gli spettri che si aggirano per l’Europa, il pensiero di Marx ed Engels non è poi tanto disonorevole”. Sicuramente un passato importante nella storia dell’Ottocento, quando nacque la coscienza di classe, il senso del riscatto, della dignità. E i due furono non solo intellettuali ma organizzatori politici. Insieme scrissero nel 1847 “Il manifesto del Partito comunista”. E anche per quel libretto (il testo più letto della storia) in Europa si scatenò il Quarantotto. I problemi restano. Le disuguaglianze pure. E non bisogna confondere Marx ed Engels con i tiranni successivi, che hanno conquistato il potere ed esercitato un dominio assoluto, facendosi scudo delle loro idee.

A Berlino sotto la statua di Marx ed Engels, dopo gli avvenimenti del 1989, qualcuno scrisse: “Non è colpa nostra”. E qualche altro poi ha aggiunto: “Andrà meglio la prossima volta”.

(A cura di Paolo Cascavilla, fonte futuriparalleli.it – titolo originale “A cento anni dalla Rivoluzione. Di Vittorio nella spazzatura e la statua di Engels a pezzi in un villaggio dell’Ucraina“)

A cento anni dalla Rivoluzione. Di Vittorio nella spazzatura e la statua di Engels… ultima modifica: 2017-10-26T10:48:30+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Antonello Scarlatella

    Oltre ai ritratti che è un delitto diciamo che il suo sindacato negli anni è riuscita a mettere anche il suo pensiero la sua anima e la sua faccia nella spazzatura.


  • cittadino

    Le lotte non sono più accomunate agli idealismi, ora vige e vince solo l’affarismo in tutte le sue sfaccettature (collusione/corruzione ecc… ecc..) e ciò mette in crisi tutto il sistema costituzionale nato da ideali e di lotta partigiana contro i totalitarismi…. che a mio parere, sotto mentite spoglie, sta riaffiorando proprio perchè sono venuti meno gli ideali di una volta.


  • La legge elettorale è una truffa!

    Non ci sono più ideali politici, scopi sociali di altissimo profilo, ci sono solo comitati di affari e legge elettorali che superano le leggi “fascistissime di Benito Mussolini. Per deviare l’attenzione del popolo menti raffinate escogitano diversivi per distrarre l’attenzione dai problemi gravissimi causati dal lobbistico comitato di affari delle politica italiana. Negli anni 60/70/80 magari menti raffinate ordinavo diversi più violenti ed estremi oggi agiscono più soft..ma raggiungono comunque i loro scopi.


  • Nino

    Gramsci, Di Vittorio, Berlinguer…se potessero vedere che cosa combinano quelli che si spacciano come loro seguaci di dottrina politica.


  • Antonello Scarlatella

    Tranquillo Nino. Sono sicuro che stanno aspettando al varco l ingresso di Giorgio Napolitato….sai quanti calci nel culo becchera’ da Di Vittorio, da Berlinguer!!! Mamma mia che ridere speriamo che qualcuno dall aldila riuscirà a metterlo su youtube.


  • Nino

    Hai ragione ah ah ah..


  • Michele Ferri

    Che tristezza!
    Di Vittorio era un bracciante agricolo che lottò con i suoi compagni per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita nelle masserie pugliesi.
    Per le sue battaglie fu più volte arrestato e fu in carcere che apprese a leggere e a scrivere. Si racconta che un giorno si chiese come mai non esistesse un “libro con tutte le parole della lingua italiana”.
    Lui, conterraneo di Zingarelli, non sapeva dell’esistenza del vocabolario e, quando per caso vide un vocabolario su una bancarella, non avendo soldi a sufficienza per comprarlo, si disse disposto a privarsi della giacca pur di avere quel libro.
    Combatté nella guerra di Spagna in difesa del legittimo governo repubblicano con tanti altri intelletttuali italiani ed europei.
    Fu ferito e si stabilì a Parigi, dove fondò il quotidiano “La Voce degli Italiani” per parlare agli emigranti che lavoravano nelle periferie della capitale francese.
    Nel 1956, negli anni della guerra fredda, da segretario generale della CGIL, espresse la sua condanna per la repressione della rivolta in Ungheria da parte dell’Unione Sovietica non esitando a mettersi contro la direzione del PCI, dove subì un processo politico.
    Esprimendo la sua solidarietà nei riguardi del popolo ungherese, mostrò ancora una volta la sua autonomia di giudizio e la sua adesione ai principi di libertà, giustizia e fratellanza nei quali credeva.
    Di Vittorio è stato e rimane un fulgido esempio di onestà intellettuale.
    Che tristezza che tanti politici oggi ne abbiano completamente dimenticato la lezione e smarrito il senso dei valori in cui Di Vittorio credeva.

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