Cultura

Giù al sud – P. Aprile, 2011


Di:

Pino Aprile (Ph: culturemetropolitane.ilcannocchiale.it)

Bologna – PUBBLICATO nel 2010, “Terroni” è stato un importante successo editoriale e ha scatenato dibattiti e polemiche in tutto il territorio nazionale. Pino Aprile è stato invitato ovunque (anche al Luc di Manfredonia, ne parla nel capitolo 31), di conseguenza scrive: “Mai ho viaggiato a Sud come in questi ultimi due, tre anni. Ho pensato fosse più corretto raccontare le tappe del mio viaggio, evitando di ricorrere ad artifici che le facessero divenire parti di una narrazione unica, resa coerente da una struttura, una trama, un progetto. Ogni tappa, ogni esperienza parla per sé, di sé, non in coro”. Giù al Sud è quindi il racconto di queste esperienze e di come l’orgoglio meridionalista stia lentamente risorgendo, e non solo come risposta al delirio separatista del Nord colonizzatore.

GIU’ AL SUD. Pino Aprile è diventato il giornalista meridionalista più seguito in Italia, un vero fenomeno che, nelle parole dei suoi lettori, “ha ridato voce e dignità al Sud”. Con uno stile straordinariamente accattivante e convincente, Aprile ci racconta il Sud di ieri e di oggi, quest’ultimo conseguenza non del primo, ma dell’opera di colonizzazione piemontese concretizzata (e iniziata) con l’Unità d’Italia. Una rilettura storica documentata e stringente, potente. Il Sud che viene fuori da queste pagine è diverso da quello che conosciamo e che ci è stato insegnato, è territorio vivo e capace di proiettarsi nel futuro, è popolazione fiera che vorrebbe far pace col proprio passato sul quale pesano ombre e menzogne create ad arte dai vincitori. Ci si indigna a leggere queste pagine, a volte ci si commuove oppure semplicemente si prende coscienza di ciò che per troppo tempo è stato ignorato perché taciuto. Una lettura che può cambiare, le persone così come le cose. Imprescindibile. Da rendere obbligatoria nelle scuole. Esagerazioni? Può darsi, ma quando si dice o scrive la verità le parole assumono una tale potenza che diventa impossibile contenerle, fermarle.


È incredibile che un giornalista riesca in maniera così clamorosa dove hanno fallito intere generazioni di politici: ridare dignità (e un vero passato) al proprio territorio. Va sottolineato che le tesi dell’autore sono tutt’altro che bellicose, in questo inno alla riscossa non sono contemplati violenza o intenti rivoluzionari, a differenza delle penose ed estreme posizioni secessioniste nordiste. D’altronde sulla copertina c’è scritto: “Perché i terroni salveranno l’Italia”, ed è proprio questo il punto: l’Italia ha bisogno di un Sud forte e non asservito. E quando i meridionali finalmente capiranno che tutto o quasi dipenderà da loro, finalmente si assisterà al riscatto non di una sola parte, ma dell’intero Paese. Aprile scrive: “Sapere di noi, chiunque noi siamo, ovunque siamo, è opera collettiva. Queste sono le mie forze; questo il mio mattone (termine disgraziatissimo che non si dovrebbe mai usare per un libro), per il muro della casa che si costruisce insieme”.

L’AUTORE. Pino Aprile è giornalista e scrittore, nato in Puglia ma residente ai Castelli Romani. Ha lavorato per anni a Milano. È stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente. Per la televisione ha lavorato con Sergio Zavoli all’inchiesta a puntate “Viaggio nel Sud” e al settimanale di approfondimento del Tg1, Tv7. Il suo libro precedente, Terroni, è stato il volume di saggistica più venduto del 2010 e verrà pubblicato anche in America e diffuso nelle università americane. Tra i suoi libri: Il trionfo dell’Apparenza, Elogio dell’imbecille, Elogio dell’errore (tradotti in molti paesi).


Il giudizio di Carmine

Pino Aprile
Giù al Sud
2011, Piemme
Valutazione: 5/5

Giù al sud – P. Aprile, 2011 ultima modifica: 2011-11-26T11:32:06+00:00 da Carmine Totaro



Vota questo articolo:
1

Commenti


  • Piero

    Un libro stucchevole, come il precedente. UN leghismo all’incontrario degno del peggior qualunquista. Non è attraverso il revisionismo “dal basso” che si dà lustro ad un territorio, men che meno dignità.
    La storia d’Italia è fantastica e merita di essere raccontata, anche tutta d’un fiato. Ma i tromboni non fanno altro che farle del male. E’ un libro anacronistico ed antistorico. Fuori luogo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi