Musica

LV – Chickenfoot, 2012

Di:

Joe Satriani (fonte: www.chickenfoot.us)

Titolo: LV
Artista: Chickenfoot
Etichetta: Edel Records
Genere: Hard Rock
Uscita: 7 dicembre 2012

ATTENZIONE, questo è un gioco da grandi. Primo perché con i Chickenfoot si è di fronte a quattro pilastri del rock/metal a stelle e strisce, provenienti da esperienze molto diverse tra di loro ma accomunati da una profonda conoscenza dei loro rispettivi strumenti di lavoro. Secondo, perché le ‘zampe di pollo’ sembrano un gruppo nato per gioco e cresciuto per gioco che (sempre per gioco) è arrivato a conquistarsi il disco d’oro negli Stati Uniti e in Canada.

Se i nomi di Sammy Hagar, Michael Anthony, Joe Satriani e Chad Smith a qualcuno non dicono nulla, basti pensare che si tratta (nell’ordine): dell’ex cantante e dell’ex bassista dei Van Halen; di uno dei più influenti guitar hero del mondo; del batterista dei Red Hot Chili Peppers.

Questo LV è il loro primo live dopo due album in studio: nove brani nove per tastare con mano quanto la perizia di esecuzione possa dare energia a quattro signori non troppo giovani. E per comprendere come, anche oggi, l’abusato rock-blues non sia qualcosa da chiudere nel cassetto.

LV - copertina

Quattro senza rete

Si sgombri subito il campo dagli equivoci: LV è un grandissimo disco, con una registrazione ruvida quanto basta per non far sorgere timori di sovraincisioni e quattro artisti in una forma quasi perfetta. La ‘selezione’ dei pezzi (estrapolati da 4 concerti diversi) fa perdere un po’ la dimensione del concerto, ma è un peccato veniale. A metà tra la presa diretta e il best of, LV è un buon punto di partenza per conoscere un vero supergruppo del terzo millennio o, per chi li conosceva già, un’occasione per togliersi il prurito di ascoltarsi senza il filtro della sala di incisione.

Al di là della proposta musicale (un classico e solido hard rock fittamente striato di blues) a catturare l’attenzione dell’ascoltatore casuale è la vena giocosa, come si diceva all’inzio. A partire dal nome (alle soglie dell’improponibile per chiunque non abbia una più che onorata carriera alle spalle) fino all’esecuzione, una sorta di divertissement-jam session dove ogni elemento riesce a trovare la sua perfetta dimensione senza mai passare in secondo piano.

La formazione è quella classica che più classica non si può: voce, basso, chitarra e batteria. Una scelta tutto sommato scarna, che non ammette appelli: ogni membro deve funzionare come una macchina, senza alcuna speranza che altri coprano le proprie manchevolezze. La classica formula a quattro, inoltre, richiede anche una certa perizia compositiva: gli elementi sono troppi pochi per permettersi di sprecarne qualcuno o di costringerlo alla ‘sordina’. La completa assenza di fiati, legni e orchestra può trasformarsi in un terreno scivoloso in caso di esecuzioni approssimative.

LV serve, in fondo, anche a dimostrare che il quartetto è in grado di presentarsi nudo e crudo al pubblico, senza la rete degli strumenti moltiplicati in studio. Il risultato? Semplicemente perfetto. Un suono e una dimensione ‘da cantina’ per quattro artisti che non si sono fatti mancare i maxiconcerti ma che sanno infilare i jack negli amplificatori e suonare senza tante storie. Il tutto in modo semplice e diretto, come se si trattasse di quattro amici che strimpellano insieme in una sera d’estate. Ma con le tonnellate di professionalità che Joe, Chad, Sammy e Mike sanno mettere sul piatto.

Chad Smith (fonte: www.fansshare.com)

A ciascuno il suo

La forza dei Chickenfoot è sempre stata la capacità di dare il giusto peso a musicisti che, per motivi diversi, si sono spesso trovati relegati a posizioni subalterne. A iniziare da Sammy Hagar e Michael Anthony, vissuti per troppo tempo all’ombra dell’ingombrante e istrionico Eddie Van Halen (il primo, inoltre, ha sempre subito la condanna del confronto con il suo predecessore David Lee Roth); ma anche Chad Smith è stato spesso relegato nelle retrovie, surclassato dalla fama di John Frusciante, Flea ed Anthony Kiedis. L’unico ad aver goduto di fama propria è il maestro dei virtuosi di chitarra Joe Satriani; ma i riflettori puntati su di lui non sono mai stati lontanamente paragonabili a quelli orientati sulle band di appartenenza dei suoi attuali compagni di viaggio.

Passare in rassegna i brani di questo LV sarebbe un semplice esercizio di stile (ovvero quanto di più lontano dai Chickenfoot ci si possa aspettare). Per chi vuole un assaggio di riferimento, si può citare Last Temptation: un brano dove in maniera più spiccata che altrove i quattro riescono ad amalgamare i propri stili di appartenenza. La chitarra tecnico-astrale di Satriani riesce a innestarsi perfettamente sulle linee vocali blues come non mai di Sammy, supportato da un basso orientato alle medesime sonorità. Il tutto inseguito da un elaborato e smagliate Chad Smith, che non ci pensa due volte a strizzare l’occhio a quel funky-rock che ha contribuito alla fama dei Red Hot.

Una band da conoscere, se non attraverso questo LV almeno con i precedenti album in studio, Chickenfoot e Chickenfoot III. E il fatto che a bella posta abbiano saltato il capitolo II fa capire quanto i nostri, in fondo, non si prendano troppo sul serio. Anche perché musicisti di quel calibro non ne hanno nessun bisogno.

Il disco in questione non è di semplicissima reperibilità nei negozi di dischi italiani, ma è acquistabile nei vari store online. E vale tutti i giorni di attesa richiesti.

Tracklist

01. Lighten Up
02. Big Foot
03. Last Temptation
04. Something Going Wrong
05. Oh Yeah
06. Down the Drain
07. Turnin’ Left
08. My Kinda Girl
09. Learning to Fall

Line up

Sammy Hagar – chitarra, voce
Joe Satriani – chitarra, tastiere
Michael Anthony – basso, seconda voce
Chad Smith – batteria


Valutazione: 9/10




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