Macondo

Macondo – la città dei libri

Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Sostiene Bimba ∞
di Roberta Paraggio

Al circo Fagiano c’è il fiandrone leporino, lo slurpone della Lapponia, la paglia e la cacca di elefante. Nel mare profondo c’è un relitto, il pesce gatto e le seppie antipatiche. E c’è Bimba che corre, scappa sdrucciola e si infanga, si affanna grida per farsi sentire, assaggia le cose, le aspira, va sott’acqua e sottoterra, parla con i venditori ambulanti e con i vigili innamorati. Riccioli biondi, cappottino rosso e borsetta di plastica a tracolla, Bimba è l’essenza creativa e strabiliante che molti adulti hanno messso in congelatore come si fa con le provviste, con la carne e con gli ortaggi che non sono di stagione, poi, l’hanno dimenticata li e quando hanno provato a scongelarla, l’hanno ritrovata in poltiglia, perchè si sa, la bellezza del mondo non si può mettere da parte e conservare come le rape per fare le orecchiette il 15 agosto, la bellezza si vive, si assapora, si respira quando c’è, si prende al volo, come l’ultimo metrò di Francois Truffaut. Tra questi sedicenti adulti “conservatori” per fortuna non compare Teresa Petruzzelli, madre creatrice di “Le storie di Bimba” edito da Progedit che riesce ad impadronirsi della penna come di un giocattolo di quelli fatti a mano, come una trottola che girando girando e girando mischia i colori e diventa rossa, come il cappotto di Bimba, rosso come il cielo che di sera fa pensare ad un nuovo giorno di giochi. Nelle storie di Bimba c’è la dilatazione del tempo tipica del sogno, c’è la percezione delle ore che è anche lei bambina, e c’è uno spazio immaginario e sconfinato come quello dei nascondigli del nascondino.

E c’è il dono, ai musi lunghi degli adulti Bimba contrappone un atto psicomagico, un temperino al fante che ha dimenticato gli amici e sa solo rispettare ordini militareschi, così potrà scrivere e donare parole invece di farsi solo ascoltare, la sua voce stentorea potrà diventare inchiostro prezioso. Al donnone in pantacollant del circo Fagiano, che lava pavimenti zozzi con acqua ancora più zozza regala un pettine senza denti che fa allungare e accorciare i capelli a piacimento, per cambiare qualcosa in una vita di straccio e routine.

Ad Abbozzolato che vive sottoterra e ha dimenticato le parole porta un panino ancora caldo che ha l’odore delle cose belle della vita, che fa tornare la voglia di assaporare la luce, gli odori, e Abbozzolato le racconta una storia, di signorine ottuagenarie con pistole di madreperla nascoste sotto la vestaglia di seta, di mille bambini che sanno contarsi da soli, di un mondo che Bimba conosce con la penna di Teresa Petruzzelli, magica scrittrice del surreale bambinesco, della stravaganza colorata, che sa mettere insieme righe, quadrettoni, pois, fiori e maculato, psicomagia, periferie per gente sola e città a misura di nessuno e farne un gran bel quadro fauve ed iperrealista, di bambino e adulto che dipingono insieme.

Teresa Petruzzelli, “Le storie di Bimba”, Progedit 2009
Giudizio: 5 / 5 – bambinitudine al potere
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∞ Trent’anni di anormale ingiustizia ∞
di Piero Ferrante

“Lo sport del doping”. Pagina 7. Introduzione di Sandro Donati a se stesso. Poche battute, qualche capoverso, le prime parole. Poi questo: “dovevo decidere se provare a scrivere un buon manuale […] oppure dare alle pagine un’anima”. Premessa insolita per un saggista che vuole limitarsi a narrare una storia. Premessa quasi normale, al contrario, se quel saggista non è uno scrittore. Per lo meno, non uno come gli altri. Ma, appunto, si chiama Sandro Donati. Come dire: uno che sta allo sport come Berlinguer sta alla politica. Appassionato fino al midollo, e, nella passione, incapace di rassegnarsi alle storture. Un moralizzatore, uno dell’etica prima di ogni cosa, uno che “lo sport sangue e sudore”.

Così, stante il parametro fissato dall’autore, “Lo sport del doping” (Edizioni Gruppo Abele, 2012) – e qui torniamo all’inizio – è la somma di 300 parti di anima. Un’anima sanguinolenta, tormentata, castigata, rabbiosa, desolata, combattiva, indomabile. Un’anima narrante trent’anni di una storia ingiustissima che coincide con una discreta fetta della parte peggiore dello sport tricolore. Donati smaschera tutta l’apparenza posticcia di un sistema fragile come un castello di carte, costrutto di plastica e cartoncino esteticamente solido ma dallo scheletro artefatto. Così, nelle sue parole, si schiudono all’Italia storie di stelle apparentemente brillantissime ed invece appannate; di imprese apparentemente mirabolanti ed invece pompate; di uomini apparentemente geniali ed invece truffaldini; di ére apparentemente gloriose ed invece falsificate.

Il mondo (dello sport) descritto da Donati è un mondo di (a)normale e (in)solita ingiustizia. Un mondo in cui controllori e controllati recitano a tema il copione dell’antisportività. Un mondo illuminato dal lugubre sole dell’imbroglio, del tarocco, del posticcio, dove i risultati sono scritti a tavolino (come nel caso del bronzo elargito al saltatore in lungo Giovanni Evangelisti, correva l’anno 1986) o, peggio, nei laboratori medici, dove non c’è competizione, dove non ci sono eguali, ma “più eguali di altri”. Un mondo dove non v’è possibilità di scelta, dove l’imperativo obbligato è la vittoria ma dove la vittoria non è figlia del lavoro, bensì corre sulle gambe di farmaci. Un gigantesco far west, terra di tutti e di nessuno, sulle cui sabbie l’illecito diventa lecito.

Nessuno più di Donati quel mondo, con un occhio particolare sul continente atletica leggera, ha provato a rivoltarlo. Negli anni – e lo racconta – si è schierato da una parte della barricata. E da quella, spesso in solitudine, osteggiato dai media, dai circoli medici, dalla politica, dai gruppi e dagli stessi vertici sportivi, ha lanciato sassi contro il Coni e le federazioni, in un’intifada legalitaria furente e dannatamente appassionata. Le sue lotte sono state e sono lotte per la dignità, volte a restituire credito laddove ormai credito non ce n’è più.

Alessandro Donati, “Lo sport del doping. Chi lo subisce, chi lo combatte”, Edizioni Gruppo Abele 2012
Giudizio: 3.5 / 5 – Campioni ingloriosi
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SCELTO DA MAMMEONLINE
di Donatella Caione

“Le piume di Ako” (Viola Sorrentino, Mammeonline)
Il piccolo Ako scopre di non avere più le sue piume blu e decide di andare in giro per il mondo per ritrovarle.
Nel suo viaggio scoprirà molte cose, tra cui l’alternarsi delle stagioni e i propri cambiamenti durante la crescita, cambiamenti che a volte spaventano e a volte colgono impreparati ma sono sempre importanti, così come è importante che ci sia chi aiuta a comprenderli.
Insomma un libro on the road per i più piccini, poichè come dice Kerouac: “C’è sempre qualcosa di più, un po’ più in là… non finisce mai”.
Ma la particolarità dell’albo è che parte dei testi è su degli adesivi allegati al libro e sarà il piccolo lettore a dover individuare le pagine in cui andranno collocati, basandosi sulle illustrazioni e sulle sagome dei vari testi presenti nelle pagine, con un diverso livello di difficoltà.

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LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI DELLA SETTIMANA (Libreria STILELIBERO FOGGIA, pagina fb: qui)
1. Maurizio De Giovanni, “Vipera”, Einaudi 2012
2. Luca Poldemengo, “L’uomo nero”, Piemme 2012
3. Romano De Marco, “A casa del diavolo”, Pendragon 2013

LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI IN ITALIA (fonte: ibs.it)
1. Alicia Gimènez Bartlett, “Gli onori di casa”, Sellerio 2013
2. Andrea Camilleri, “Il tuttomio”, Mondadori 2013
3. Emmanuel Carrère ,“Limonov”, Adelphi 2012
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MACONDO RICORDA DINO BUZZATI

«Le storie che si scriveranno, i quadri che dipingeranno, le musiche che si comporranno, le stolte pazze e incomprensibili cose che tu dici, saranno pur sempre la punta massima dell’uomo, la sua autentica bandiera […] quelle idiozie che tu dici saranno ancora la cosa che più ci distingue dalle bestie, non importa se supremamente inutili, forse anzi proprio per questo. Più ancora dell’atomica, dello sputnik, dei razzi intersiderali. E il giorno in cui quelle idiozie non si faranno più, gli uomini saranno diventati dei nudi miserabili vermi come ai tempi delle caverne»

PER SAPERNE DI PIU’
Dino Buzzati, “Il deserto dei tartari, 1940”
Dino Buzzati, “Un amore, 1936”
Dino Buzzati, “Barnabo delle montagne, 1940”

Per consigli, precisazioni, indicazioni, suggerimenti, domande, curiosità, collaborazioni, dubbi, potete scrivere a macondolibri2010@gmail.com



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