GarganoManfredonia
Relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia riferita al 1° semestre 2016

DIA “Criminalità Gargano: giovani leve vogliono colmare vuoti nei vertici della mafia”

"Lo scenario criminale del capoluogo è stato segnato dalla faida tra le due più famose consorterie mafiose"


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Roma. ”Il quadro criminale della provincia, articolato in diverse aree (capoluogo di provincia, Gargano, alto e basso Tavoliere), si presenta sempre frammentario e caratterizzato da una forte fluidità nelle evoluzioni delle dinamiche criminali. Nonostante un contesto così eterogeneo, caratterizzato ciclicamente da contrasti cruenti, le criticità nell’intera provincia si mantengono costanti rispetto al semestre precedente con il verificarsi di attentati dinamitardi ed incendiari, talvolta anche ripetuti nei confronti delle stesse vittime, con una criminalità diffusa, efferata e funzionale a quella di tipo organizzato e con la consistente presenza di armi, la cui custodia è stata affidata anche a soggetti incensurati”. Così dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia riferita al 1° semestre 2016.

La città di Foggia

”Lo scenario criminale del capoluogo è stato segnato dalla faida tra le due più famose consorterie mafiose, ovvero quella dei SINESI-FRANCAVILLA e quella dei MORETTI-PELLEGRINO-LANZA. Tale faida, da settembre 2015 a gennaio 2016, ha fatto registrare due omicidi e diversi ferimenti, sancendo la fine della coesistenza pacifica degli ultimi anni, anche a causa del ridimensionamento che la mafia foggiana aveva subito per effetto delle numerose inchieste giudiziarie e delle relative condanne.

Il tempestivo intervento della DDA di Bari, che nel mese di gennaio ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti di otto affiliati al clan MORETTI-PELLEGRINO-LANZA, ha di fatto bloccato, in città, la possibile escalation dell’ennesima guerra di mafia.

La ciclicità con la quale le consorterie mafiose foggiane si contrastano è evidentemente sintomatica dell’assenza di un organo verticistico territoriale che sia accettato come tale dalle varie batterie già federate nella Società in grado di garantire gli equilibri interni anche attraverso la gestione “ordinata” delle attività illecite, in particolar modo del racket delle estorsioni. Questo dinamismo foggiano ha trovato un ulteriore riscontro, nel corso del semestre, nell’ambito dell’operazione Rodolfo, conclusa nel mese di aprile in sinergia dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, con l’esecuzione di un provvedimento cautelare restrittivo nei confronti di 11 persone, tra le quali figurano esponenti di vertice dei due opposti clan. L’indagine ha avuto il merito di appurare come l’attività estorsiva si consumasse anche mediante assunzioni fittizie di parenti ed affini ai clan, ovvero attraverso consulenze simulate a fronte delle quali veniva preteso il pagamento delle prestazioni.

Da segnalare, ancora, come in coincidenza con lo svolgimento dell’attività d’indagine, la momentanea sospensione delle ostilità tra i clan non fosse comunque priva di contrasti. Si pensi al caso di una accertata sovrapposizione nell’attività estorsiva, che avrebbe costretto una vittima a pagare il pizzo contemporaneamente ai due sodalizi e come, sulla scorta di tale anomala situazione, alcuni sodali avessero proposto di creare un vero e proprio “consorzio” tra i diversi gruppi criminali, verso il quale far confluire il denaro estorto.

Alla luce degli esiti dell’operazione Rodolfo, a partire dal mese di giugno, diversi compendi aziendali, del valore complessivo di circa 30 milioni di euro, sono stati sottoposti alla misura dell’amministrazione giudiziaria prevista dall’art. 34 D.L.vo 159/2011.

Altrettanto significativa delle dinamiche in atto, riconducibili innanzitutto al clan SINESI-FRANCAVILLA, è stata anche l’operazione Saturno, conclusa nel mese di giugno dalla Polizia di Stato con l’esecuzione di un’O.C.C.C. nei confronti di sei persone, tra cui il boss del gruppo. L’inchiesta ha svelato il racket estorsivo in danno degli autotrasportatori di pomodori, nonché le “regole” fissate dal boss del clan per lo spaccio di stupefacenti in città, che permettevano a soggetti estranei all’organizzazione la vendita in autonomia dell’hashish, subordinando, invece, la vendita di cocaina al preventivo assenso del clan.

La criminalità foggiana, infine, rimarrebbe attiva anche nel settore delle rapine e degli stupefacenti, contesto in cui sembra interagire anche con altre realtà criminali della provincia (sanseverese, garganica e cerignolana) o extraregionali, come nel caso dell’arresto di due coniugi – di cui uno indagato per aver fatto parte del sodalizio mafioso RANGOZINGARI di Cosenza – perché trovati in possesso di oltre 2 chilogrammi di eroina”.

Il Gargano

Lo scenario criminale dell’area garganica appare caratterizzato dall’ascesa delle giovani leve desiderose di colmare i vuoti determinati dalla detenzione di elementi di vertice della mafia garganica, in particolar modo di quelli lasciati dal clan dei MONTANARI. Sarebbe in atto, pertanto, una fase di riassetto, sintomatica di un silente processo evolutivo di crescita criminale delle organizzazioni autoctone, non più gregarie, che starebbero acquisendo una maggior propensione a limitare la propria efferatezza, individuando nuovi obiettivi criminali anche all’interno della “cosa pubblica”. Nell’area di Vieste, il forte indebolimento del clan LIBERGOLIS, conseguente alla detenzione dei vertici, avrebbe creato degli spazi operativi che potrebbero essere occupati dalle batterie organiche allo stesso clan dei MONTANARI. Le attività illecite predilette dalla criminalità garganica rimangono comunque il traffico di sostanze stupefacenti, le estorsioni ed i reati di natura predatoria, compiuti in particolar modo mediante gli assalti ai tir ed ai portavalori; in tali ambiti, è stata altresì rilevata un’interazione anche con le realtà criminali presenti nel resto della provincia.

Per quanto attiene al mercato degli stupefacenti, Vieste si conferma uno snodo strategico per i comuni limitrofi di Peschici e di Rodi Garganico, mentre Manfredonia si attesta come la piazza più importante per l’approvvigionamento dell’intera macro-area, cui concorrono anche corrieri albanesi (378* S.S. 273 Manfredonia – San Giovanni Rotondo, 15 febbraio 2016: arresto in flagranza di due cittadini albanesi per detenzione ai fini di spaccio di oltre kg 2,5 di eroina).

Il Tavoliere

L’alto Tavoliere continua ad essere segnato dalle dinamiche in atto nella criminalità organizzata della città di San Severo. Lo scenario criminale di quest’ultima, nel recente passato caratterizzato da una pluralità di gruppi (TESTA-BREDICE, RUSSI, PALUMBO, SALVATORE EX CAMPANARO e NARDINO), sembra aver superato la fase di una coesistenza pacifica tra questi.

Proprio in tale ottica potrebbero essere lette l’escalation degli attentati dinamitardi in città, riconducibili al racket delle estorsioni, nonché le intimidazioni e gli agguati avvenuti anche in danno di appartenenti alla criminalità organizzata, specie di quelli attivi nel mercato degli stupefacenti.

In chiave evolutiva, si ritiene che la mafia sanseverese possa anche contare sul sostegno collaudato della mafia foggiana, a cui è legata sin dalla sua genesi. L’intensa operatività dei sodalizi in città è dimostrata anche dai frequenti sequestri di droga, armi e materiale esplodente eseguiti dalle Forze dell’ordine. Nel settore degli stupefacenti, San Severo si conferma un crocevia per l’approvvigionamento anche da parte di acquirenti esteri, come dimostrano i sequestri e la presenza di corrieri albanesi.

Infatti, il rinvenimento di stupefacente, verosimilmente abbandonato sulla spiaggia di Lesina379, induce a pensare che le coste dell’area dell’alto Tavoliere si prestino ad operazioni di sbarco di droga proveniente da altri Paesi. Non a caso, proprio le organizzazioni di San Severo e Cerignola sembrano disporre di canali diretti per l’approvvigionamento degli stupefacenti dall’Olanda e dalla Spagna. Oltre alle suddette attività illecite, la criminalità organizzata del Tavoliere risulta attiva nei furti di autovetture (commessi anche fuori Regione, cui segue talvolta la tecnica estorsiva del “cavallo di ritorno”), nell’imposizione della guardiania, nell’usura e nella ricettazione/riciclaggio di autovetture di grossa cilindrata, interagendo in quest’ultimo ambito anche con la criminalità di Cerignola.

Nel basso Tavoliere, la realtà criminale più solida si conferma, infatti, quella di Cerignola, la cui strategia operativa sembra manifestarsi anche attraverso una progressiva espansione in altre aree, soprattutto grazie alle ingenti risorse finanziarie di cui dispone. Proprio il legame con il territorio, unitamente a rigide regole comportamentali, renderebbero la mafia cerignolana difficilmente permeabile, anche sotto il profilo della conoscenza delle dinamiche interne. 379 Località Bosco Isola, 5 maggio 2016: rinvenimento di un involucro di grosse dimensioni presente sulla spiaggia, al cui interno vi erano 25 involucri contenenti marijuana per un peso complessivo di kg. 30,5.

Tra i business più remunerativi, continuano a registrarsi le rapine ai tir, nonché gli assalti ai bancomat e portavalori, nei quali i clan mostrano spiccate capacità organizzative ed esecutive con connotazioni quasi militari. È quanto, da ultimo, è stato constatato nel corso dell’operazione di polizia “Wolkenbruch”,380 condotta dai Centri Operativi D.I.A. di Padova e Bari, unitamente a militari dell’Arma dei Carabinieri, nei confronti di una associazione per delinquere, composta da 15 cerignolani e con base operativa a Chioggia, dedita alla commissione di furti in diverse città del Nord Italia. Agli arrestati sono stati contestati ben 33 furti commessi tra luglio 2014 – febbraio 2016 in magazzini di ditte aventi diversa tipologia imprenditoriale (abbigliamento griffato, calzature, rubinetteria, fitofarmaci ed altro), con un danno economico stimato in 5 milioni di euro.

Vale la pena, infine, di richiamare la confisca381 eseguita, nel mese di giugno, dal Centro Operativo D.I.A. di Bari, a seguito di attività coordinata dalla locale Procura, di un autoparco, vari beni immobili (tra cui numerosi box e due terreni di natura seminativa), per un valore complessivo di 1,5 milioni di euro, in danno di un pregiudicato pugliese, già condannato per truffa, delitti concernenti gli stupefacenti, le armi e l’illecito smaltimento di rifiuti”.

ALLEGATO
Semestrale DIA – 1° Semestre 2016

REDAZIONE STATO QUOTIDIANO.IT – RIPRODUZIONE RISERVATA

DIA “Criminalità Gargano: giovani leve vogliono colmare vuoti nei vertici della mafia” ultima modifica: 2017-01-27T17:40:54+00:00 da Redazione



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Commenti


  • angelo

    Sarebbe in atto, pertanto, una fase di riassetto, sintomatica di un silente processo evolutivo di crescita criminale delle organizzazioni autoctone, non più gregarie, che starebbero acquisendo una maggior propensione a limitare la propria efferatezza, individuando nuovi obiettivi criminali anche all’interno della “cosa pubblica”


  • Manfrefoniano

    Qual è il significato?

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