Il lutto nei bambini

di Anna Palumbo
Pubblicato il 27 febbraio, 2010

www.rodoni.ch

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Manfredonia – LA morte di una persona significativa è una delle esperienze più dolorose vissute da un essere umano, esperienza che diviene ancora più dolorosa se a viverla è un bambino che perde un genitore, la sua principale fonte di sicurezza. Nonostante le modalità di reazione del bambino varino a seconda di un insieme diverso di fattori, vari studi presenti in letteratura hanno evidenziato che, per un bambino, il dolore prematuro è traumatico in sé, in quanto questi non ha ancora strutturato quei meccanismi emotivi e di coping per affrontare il dolore. Certamente, il confine tra il sentimento di dolore e l’inizio del trauma dipende dalla combinazione di due fattori (Lieberman, 2003):
• CIRCOSTANZE ESTERNE: modo in cui avviene la morte del genitore, conoscenza che il bambino ha di questa, se il bambino vi assiste, ecc…
• CIRCOSTANZE INTERNE: fase di sviluppo del bambino, risorse emotive e capacità cognitive.
Il bambino piccolo, infatti, si trova in una fase di sviluppo in cui all’ansia incontenibile si unisce «… l’incapacità di comprendere la ragione per la quale il genitore non sia più disponibile per aiutarlo ad alleviare tali sentimenti insopportabili» (Lieberman, 2003).
A tutto questo, si aggiungono stress secondari che hanno effetti negativi sulla salute emotiva del bambino. Ad esempio, il genitore rimasto in vita sta affrontando, a sua volta, il lutto e, quindi, diventa emotivamente inaccessibile. Inoltre, possono verificarsi cambiamenti nella composizione del nucleo familiare o nelle abitudini quotidiane di vita.

Le reazioni dei bambino possono, pertanto, essere diverse e/o attraversare diverse fasi:
• PROTESTA, che si manifesta con pianto persistente e alternanza tra accettazione e rifiuto del tentativo dell’altro genitore di dargli conforto.
• TRISTEZZA E RITIRO EMOTIVO: durante questa fase, caratterizzata da ritiro, tristezza e apatia, il bambino si aspetta che il genitore ritorni, rivolgendo ad altri adulti domande specifiche.
• INTENSIFICAZIONE DI ANSIE COMUNI DELLO SVILUPPO, quali, soprattutto, l’ansia di separazione che, nel caso della morte, diventa concreta; a questa, si associa anche la paura di perdere l’altro genitore. Tali paure sono evidenti sia nella continua richiesta di attenzione e vicinanza dell’altro genitore, sia con il rifiuto di partecipare alle normali attività, sia con sintomi fisici, quali mal di testa, mal di stomaco, nausea e vomito.
• RABBIA E COMPORTAMENTO AGGRESSIVO, che il bambino può rivolgere verso oggetti, verso l’altro genitore o verso sé stesso.
• REGRESSIONE NEL FUNZIONAMENTO DI SVILUPPO, che si manifesta con disturbi del sonno, risvegli notturni, terrori notturni e incubi.

Inoltre, il bambino può mettere in atto diversi processi psicologici:
• Idealizzazione del genitore morto, accompagnata, in alcuni casi, da rabbia nei confronti dell’altro genitore.
• Fantasia di riunificarsi con il genitore.
• Senso di colpa e percezione di sé e dei propri comportamenti come causa della morte.
• Attribuzione di un potere onnipotente sia al genitore morto di poter tornare in vita sia al genitore in vita di far tornare l’altro.
• Negazione della morte.

Avere un adulto fidato, che possa fornire sostegno e vicinanza al bambino, può essere molto importante, in quanto consente a quest’ultimo di mobilitare tutte le risorse interiori per fronteggiare le situazioni stressanti.

Dott.ssa Anna Palumbo
Psicologa
Via Maddalena, 118 – Manfredonia (Fg)

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