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Artista visivo manfredoniano che nelle ultime settimane ha avviato una docenza di animazione digitale

Imhoff, le stele e il videogame: storia di un’eccellenza nella video-arte

Artista di grande affabilità ed empatia, Imhoff ha fatto di un legame ancestrale, quello con le radici con i progenitori Dauni, antichi abitanti della pianura sipontina

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Igor Imhoff: un nome che rimanda a scenari nordici, in realtà un apprezzatissimo artista visivo manfredoniano che nelle ultime settimane ha avviato una docenza di animazione digitale – campo del quale da decenni si occupa – in una delle più importanti accademie di belle arti della Penisola, quella di Venezia, città nella quale si è stabilito da anni.

L’interesse per questo settore è nato in lui, come racconta, da un singolare connubio, quello tra l’interesse per le arti visive e la grande passione per i videogiochi, connubio nato quasi per caso e cresciuto fino a dar vita al suo principale ambito di produzione artistica, quello della video-animazione, con risultati spettacolari: mostre a Shangai, Pechino, Stati Uniti, Inghilterra, Cina, Marocco, Colombia, Argentina e in molti altri paesi, e la partecipazione a festival di rilevanza mondiale come quello di Clermont-Ferrand.

“Mi sono avvicinato alle arti visive facendo tutt’altro” ha raccontato l’artista, “il mio percorso è stato particolare. Dipingevo e contemporaneamente lavoravo alla realizzazione di videogiochi. Avevo allora una software house. Frequentando l’Accademia sono ‘ricaduto’ nel campo della pittura, che è stata un’esperienza comunque interessante, importante nel mio percorso, mi ha fatto anche vincere dei premi. Una volta fuori dall’Accademia l’idea è stata quella di unire l’esperienza professionale con quella artistica, così ho abbandonato la pittura per dedicarmi alla ‘pittura animata’.”

“Era il 2000-2001. Ho lavorato, poi, molto sia nel cinema di animazione sia, soprattutto, nella sperimentazione video, riuscendo a “incastrare” il mio lavoro tra l’ambito culturale propriamente detto e quello commerciale legato all’animazione.”

Artista di grande affabilità ed empatia, Imhoff ha fatto di un legame ancestrale, quello con le radici con i progenitori Dauni, antichi abitanti della pianura sipontina, il punto di partenza per un’indagine profonda, che arriva fino alla psiche, alla coscienza collettiva, fino a mostrare il “preistorico” che c’è in ciascun individuo.

“Il mio interesse per la video-animazione” – racconta – “è nato soprattutto da un percorso visuale che risale al 1999-2000: un lavoro cartaceo che ero curioso di vedere animato. Da lì la mia ricerca si è sviluppata in relazione ai simboli e alle figure universali, quelli delle stele daune ad esempio, ma anche quelli della pittura rupestre. Da essere una ricerca visuale è diventata una ricerca antropologica che ha trovato espressione nel video.”

Di recente Imhoff ha partecipato con il video-mappingAnafora“, alla mostra d’arte contemporanea “Casa Futura Pietra” allestita all’interno del complesso ipogeico “Capparelli” di Manfredonia.

Proiettato nell’ambiente ombroso di uno degli ipogei, il video-mapping ha saputo raccontare, partendo dall’elemento grafico che si richiama alle stele daune e alle pitture rupestri preistoriche, l’uomo contemporaneo alla luce di quello antico, in modo profondo, suggestivo:

la casa assurta quasi a elemento primordiale, la vita e la morte che si intessono, il dramma della sopravvivenza, l’uccisione, il rapporto con le forze della natura, il conflitto uomo-animale.

Simbolo, luce, movimento, suono, hanno rapito i fruitori della mostra, facendo riscuotere all’opera un grande successo, del quale l’artista si è detto pienamente soddisfatto.

(A cura di Valentina Sapone, Manfredonia 27.02.2017)

REDAZIONE STATO DONNA.IT



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