Ricorso dopo aggiudicazione lavori sul Porto, Tar boccia Doronzo srl | Manfredonia

Ricorso dopo aggiudicazione lavori sul Porto, Tar boccia Doronzo srl

Il Commissario straordinario dell'Ap Nino Falcone (statoquotidiano@)

Bari/Manfredonia – “(…) il ricorso principale non appare suscettibile di accoglimento, specialmente con riguardo al primo ordine di censure riferito alla posizione del geologo nel raggruppamento aggiudicatario, dal momento che la relazione geologica era stata già compiutamente redatta dalla stazione appaltante (cfr., su fattispecie analoga: TAR Puglia, Bari, sez. I, 31 gennaio 2013 n. 118) e che, in ogni caso, non pare doversi ravvisare violazione del divieto di subappalto posto dall’art. 91, terzo comma, del Codice dei contratti pubblici“. Così la II^sezione del Tar Puglia di Bari sul ricorso del 2013 della Doronzo Infrastrutture s.r.l., contro Autorità Portuale di Manfredonia, e nei confronti di Gianni Rotices.r.l. , in proprio e quale mandante dell’a.t.i. con Consorzio Cooperative Costruzioni, Consorzio Cooperative Costruzioni, in proprio e quale capogruppo dell’a.t.i. con Gianni Rotice s.r.l., per l’annullamento - previa sospensione dell’efficacia – del provvedimento di aggiudicazione della gara per la progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori di manutenzione straordinaria della pavimentazione, delle banchine, della rete di smaltimento delle acque meteoriche e nere e riordino dei sottoservizi nel porto commerciale di Manfredonia e di tutti i provvedimenti adottati dalla commissione giudicatrice e, ove occorra e nei limiti dell’interesse dedotto dalla ricorrente, del bando e del disciplinare di gara, nonché per la dichiarazione di inefficacia del contratto, ove stipulato, nonché per il risarcimento in forma specifica mediante l’aggiudicazione dei lavori ovvero, in subordine, per il risarcimento per equivalente.

In precedenza la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente. Relatore nella camera di consiglio di ieri – 26 marzo 2013 – il dott. Savio Picone.

Oltre a quanto sopra riportato per il ricorso principale, il Tar Puglia di Bari, ritenuto, nei limiti della sommaria cognizione propria della fase cautelare che i ricorsi incidentali proposti dalle controinteressate appaiono fondati in relazione a più di un motivo, ed innanzitutto con riguardo alla erronea indicazione in sede di offerta, da parte della Doronzo Infrastrutture s.r.l., del soggetto incaricato per la progettazione (profilo che non può ridursi a mera irregolarità formale, trattandosi di manifestazione di volontà circa un elemento essenziale della proposta negoziale, ossia la composizione soggettiva della compagine concorrente, che non tollera integrazioni o rettifiche in corso di gara, ai sensi dell’art. 46 del Codice dei contratti pubblici)” ha respinto la domanda di sospensiva, con compensazione delle spese della presente fase cautelare.


g.defilippo@statoquotidiano.it

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3 Commenti

  1. avv. Gegè Gargiulo scrive:

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Va ritenuta legittima la sanzione disciplinare irrogata al lavoratore che rifiuta di svolgere la prestazione perché manca la cassetta di pronto soccorso!

    La Corte di Cassazione, con la recentissima sentenza n. 7318 del 22 marzo 2013, ha affermato la legittimità della sanzione conservativa (sospensione dal servizio e dalla retribuzione per sette giorni) inflitta a due dipendenti da Trenitalia Spa in ragione del rifiuto opposto dai lavoratori a procedere all’avvio di un treno, causando un disservizio per i passeggeri a causa del ritardo nella partenza, rilevando la mancanza della cassetta di pronto soccorso in dotazione ai macchinisti.

    Ricevuto l’ordine scritto i due si erano ancora rifiutati, ritenendo che l’ordine fosse illegittimo e che eseguirlo costituisse un reato per la violazione della normativa anti infortunistica mentre secondo i giudici d’appello erano legittime le sanzioni disciplinari inflitte ai lavoratori, in quanto la partenza del convoglio in assenza del presidio sanitario non avrebbe costituito condotta penalmente illecita.

    La Suprema Corte ha precisato che, ai sensi dell’art. 94 del ccnl categoria, il dipendente non può esimersi dal rispettare l’ordine scritto impartitogli dall’azienda, a meno che esso non configuri un reato. “A prescindere pertanto dall’interpretazione delle norme citate in materia di presidi sanitari sul luogo di lavoro, e nel comparto ferroviario in particolare, è sufficiente rilevare che i dipendenti si rifiutarono di eseguire l’ordine scritto, senza che questo configurasse da parte dei dipendenti alcun reato.

    Ed invero quest’ultimo poteva configurarsi solo in capo del datore di lavoro o dei dirigenti preposti, come previsto dall’art. 58 d.P.R. n. 303/56, e non già del dipendente.” La prevista punibilità del datore di lavoro per la mancata osservanza delle disposizioni in materia del presidio di pronto soccorso – proseguono i giudici di legittimità – non rende penalmente illecita la conduzione del treno da parte dei lavoratori, non configurandosi pertanto nella specie l’ipotesi di legittimo rifiuto di adempiere ad un ordine illegittimo configurante reato per colui che lo esegue di cui all’art. 94 lett.g) del c.c.n.l..

    Ricordano poi i giudici di Piazza Cavour che “vi è un obbligo del lavoratore di segnalare al datore di lavoro, al dirigente o ai preposti le deficienze dei dispositivi e dei mezzi di protezione predisposti o forniti dal datore di lavoro, ai sensi dell’art. 5 lett. c del D.P.R. 19 marzo 1956 n. 303, (che deve essere sempre osservato dai lavoratori, anche quando essi abbiano la certezza che le menzionate deficienze siano già note ai suddetti soggetti, risolvendosi l’omessa segnalazione in una colpevole inerzia, la quale – pur non interrompendo il nesso di causalità tra il comportamento omissivo dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti e gli eventi dannosi subiti dai lavoratori – può concretarsi in un concorso di questi ultimi nella produzione dei medesimi eventi. Nella specie tale obbligo di segnalazione è risultato ampiamente adempiuto dai ricorrenti, tanto da rifiutarsi infine di far partire il treno”
    Foggia, 27 marzo 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

  2. Redazione scrive:

    La precedente immagine non era riferita al porto di Manfredonia; le nostre scuse per il refuso; grazie a voi; Red.Stato

  3. I FURBACCHIONI scrive:

    MA LA STORIA DELLA BARCA DA DIPORTO ALATA AL PORTO INDUSTRIALE E CHE POI A CAUSATI TANTI PROBLEMI COME E FINITA LE AUTORITA’ COSA HANNO FANNO ATTENDIAMO ANCORA QUESTA STORIA E AMBIGUA PER AUTORITA’ PORTUALE

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