EditorialiManfredonia
La differenza la fa il punto di vista, il considerare il funerale ricordo e celebrazione della persona cara scomparsa

Se il funerale è negato

Per la Chiesa i tre giorni che vanno dal Giovedì al Sabato Santo sono profondamente legati, attraversati da un Mistero, o meglio, celebrazione di un Mistero

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Manfredonia. Non è perché si arrecherebbe un incomodo allo svolgimento delle celebrazioni durante i tre giorni che precedono la Pasqua se in questo lasso di tempo, quello che è detto del “Triduo pasquale”, le chiese non celebrano funerali. Il dibattito, nato su Stato Quotidiano (pagina facebook,ndr) a seguito della segnalazione di un lettore secondo la quale egli avrebbe incontrato il rifiuto, da parte di un sacerdote, di celebrare un funerale in questi giorni, ha suscitato grande coinvolgimento: da un lato la schiera di chi rivendica il diritto al funerale per i deceduti in quei giorni – piuttosto che la benedizione senza la Messa, come da prescrizione – dall’altro quella di chi ritiene che l’adesione a un credo religioso comporti l’accettazione di tutto ciò che esso detta senza contestazioni, perché si altererebbe il senso stesso del credo.

Per la Chiesa i tre giorni che vanno dal Giovedì al Sabato Santo sono profondamente legati, attraversati da un Mistero, o meglio, celebrazione di un Mistero. Se la vita dell’uomo, fatta di giorni che si sommano ai giorni, può essere parcellizzata e un evento trovare spazio in uno solo di essi, incidendo comunque sull’intero percorso, non è così per i giorni del Triduo: uno solo di essi, dal punto di vista spirituale, senza gli altri, non avrebbe il medesimo significato, la Passione si esaurirebbe con il dolore, la Pasqua ebraica, quella del Giovedì Santo, con il ricordo di un evento e di una tradizione. Come un’unica liturgia, infatti, la Messa del Giovedì Santo non termina con il saluto, la benedizione ed il congedo del sacerdote, l”azione liturgica’ del Venerdì non comincia con il Segno della Croce e termina pure senza saluto, la veglia pasquale comincia in silenzio.

La differenza la fa il punto di vista, il considerare il funerale ricordo e celebrazione della persona cara scomparsa oppure rito che segna il passaggio verso una nuova dimensione di vita, dunque, accettare in misura maggiore o minore il Mistero che trova espressione in forme di ritualità che hanno radici profondissime, che aprono a una dimensione che va al di là del ragionamento, senza cercare la comprensione completa, prescindendo dall’ottenimento di ciò che spetta a tutti, accettando invece la specificità di un disegno divino sulla morte, come sulla vita. Dall’altro lato, invece, quella scelta pulsante di vita, pragmatica, di chi non vuole accettare senza dire la propria perché si sente parte di una Chiesa viva, militante, vicina all’Uomo.

(Fonte: A cura di Valentina Sapone – www.statodonna.it)



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