Cultura

Marangelli, “Quel professore”


Di:

O.Marangelli (fonte image: www.microstorie.net di T.M.Rauzino)

Foggia – BUONI e cattivi a Foggia nel ventennio. E si parla di uomini di cultura, di educatori, che dovrebbero distinguersi per rigore etico e pulizia morale. Il Regio Liceo “Vincenzo Lanza” ha ospitato una delle storie per un verso più nobili e per un altro più abbiette del fascismo in Capitanata. La parte del “buono” è del prof. Oronzo Marangelli, straordinario formatore di intere generazioni di studenti. Era un docente non fascista, afascista più che antifascista, perseguitato negli anni della dittatura. Il ruolo del “cattivo” va invece al preside del prestigioso liceo foggiano, che non esitò a sollecitare provvedimenti nei confronti di un educatore che aveva il torto di trattare freddamente i meriti del regime. Era inaccettabile per il “condottiero scolastico” mantenere sulla cattedra, davanti ai liceali, futura classe dirigente del regime, e alle liceali, prossime madri di nuovi giovani eroi per le conquiste fasciste, un docente che ometteva cocciutamente di esaltare l’inarrestabile crescita di una gioventù littoria forte e motivata e di plaudire al rilancio del Paese come potenza mondiale, sotto la spinta illuminata del Duce.

“Quel professore” si era già distinto per la freddezza con cui aveva ignorato le presunte benemerenze della gestione mussoliniana delle risorse idriche per la Puglia arsa e sitibonda.Teresa Maria Rauzino, che ha ricavato le notizie sul professore dai documenti d’archivio e dalle testimonianze dei suoi allievi di quel tempo, ricorda che venne allontanato da Foggia e confinato a Benevento perché ritenuto “pericoloso” per la scuola. Un dissidente non poteva insegnare nel “Palazzo degli Studi”. Marangelli, già discriminato per le stesse ragioni quand’era occupato nella Biblioteca pubblica “Minuziano” di San Severo (sul “Popolo nuovo”, aveva attribuito giustamente ai governi liberali la realizzazione dell’Acquedotto Pugliese, ma il governo fascista si era appropriato della paternità della grande opera e voleva si vantasse il ruolo del Regio commissario ing. Gaetano Postiglione, foggiano, dirigente nazionale del PNF. Il buon docente venne esiliato a Benevento e per ricongiungersi alla famiglia, a Foggia, si obbligò ad evitare critiche al regime e dovette ripetere il concorso nazionale per la cattedra, classificandosi primo in tutta Italia.

Buoni e cattivi, ci sono ovunque, anche dove non si sospetterebbe la presenza di difetti caratteriali. Se ne trovano anche tra uomini superiori, ancorché abitualmente solitari e individualisti, come gli scalatori, vincitori di eccezionali sfide ambientali. Anche gli alpinisti litigano: Augusto Golin lo testimonia nel saggio “La legge della montagna”, Corbaccio, collana Exploits, 168 pag. 18,60 euro, dove raccoglie i più celebri casi giudiziari che hanno segnato la storia dell’alpinismo. “Gli alpinisti mentono e si scontrano perché sono uomini come gli altri, magari con capacità atletiche o di sopportazione dei disagi superiori alla media, ma rimangono pur sempre uomini, e l’uomo è capace di atti eroici e di totale solidarietà, ma anche di meschinità e cattiverie. Una storia straordinaria, fatta comunque di uomini, che vale la pena raccontare”. Tante imprese gloriose hanno avuto code polemiche e risvolti giudiziari, a partire dall’ascesa sul Monte Bianco del cercatore di cristalli Balmat e del medico Paccard, nel 1786, con in palio un premio per il primo a salire su una vetta considerata inviolabile. Un secolo dopo, alla conquista del Cervino seguì un’inchiesta per stabilire se i superstiti si fossero salvati a colpi di piccozza sacrificando nella discesa quattro compagni di cordata. Sono note, tra le altre, le versioni contrapposte fornite dai protagonisti della spedizione italiana che conquistò nel 1954 il K2, seconda cima più alta dopo l’Himalaya.

“Buono e cattivo” o “buoni o cattivi” anche i gemelli più simili, che non si riesce a distinguere se non vestiti diversamente. Mario e Max sono due apparentemente angelici omozigote inseparabili, che causano non poche preoccupazioni a mamma Janet, nel nuovo romanzo di Charlotte LinkIl peccato dell’angelo”, Narratori Corbaccio, 262 pag. 16,60euro. Farebbe tutto per i figli, identici tra loro e stretti in un legame che li tiene in contatto anche quando uno è in vacanza in Provenza, l’altro rinchiuso in una clinica psichiatrica in Inghilterra. Ora è fuggito e la fidanzata di Mario è uccisa… per Janet le ombre del passato non potranno mai essere dissipate… L’ispettore Andrew la ama, ma non può aiutarla, né può indagare sulle cause che l’hanno spinta a ritornare da lui. “Janet aveva con sé una solo foto, di quando i ragazzi avevano appena dieci anni. Sembravano due angioletti, guardavano l’obiettivo con espressione innocente. Troppo innocente, pensò Janet anche questa volta…”.


Redazione Stato

Marangelli, “Quel professore” ultima modifica: 2011-04-27T09:36:09+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Gianni Tirelli

    L’IDEOLOGIA EDONISTICA DELLA TELEVISIONE – IL NUOVO FASCISMO

    Come stupirsi, dell’impressionante escalation della violenza, nei paesi industrializzati? É pura ipocrisia! È come se tutti noi, abitando in una fogna, ci meravigliassimo nel vedere sempre più persone mangiare merda: é la televisione, la nostra realtà. L’immagine che più di ogni altra rappresenta, inequivocabilmente, la televisione, è quella di un’immensa discarica, e come tale andrebbe bonificata: dagli sponsor, dalla pubblicità, da migliaia di parolai, servi ed impostori, che ci dispensano ignoranza, trivialità e paura. Oggi, i miasmi di questa discarica, e la loro tossicità è tale, da non lasciare spazio a nessun futuro. I nostri figli erediteranno il tanfo della fine.

    La televisione, per una sorta di causa effetto, ha assunto le sembianze di un’immensa cloaca, subissando la storica “Massima Romana”, per quantità, fetore e per un infinito quanto vario, numero di escrementi, dai nomi più stravaganti come: reality, grande fratello, l’isola dei famosi, c’è posta per te, amici, tuttologi, massmediologi, opinionisti e affini.

    Edonismo: “Condizione filosofica secondo la quale, il piacere, è il bene sommo dell’uomo e, il suo conseguimento, il fine esclusivo della vita; qualsiasi atteggiamento estetico o sistema di vita, motivato dalla ricerca del piacere”
    “… si può dunque affermare che la tolleranza della ideologia “edonistica” voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazione…

    Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria)”. Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo? No. O lo realizzano materialmente, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventare vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza.

    Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti, in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo ì “figli di papà”, i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari – umiliati – cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di “studente”. Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Pasolini – 1975

    Per milioni di anni, l’uomo, non ha mai prodotto nulla che non fosse biodegradabile, o che non rientrasse nel naturale processo di decomposizione e trasformazione delle cose. L’aforisma di Lavoisier, “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, calzava a pennello con la realtà di un tempo ma, oggi, quest’affermazione, si scontra con la tragica e incontrovertibile realtà presente. Migliaia di fabbriche fumanti, eruttano sul territorio, 24 ore su 24, spazzatura di ogni genere, rifiuti tossici e speciali, scorie radioattive ed altro, sommergendo le nostre vite e il nostro futuro.

    La “Spazzatura” fa il suo debutto in società, nei primi anni 50, quando, per una singolare concomitanza, la nostra cara TV, faceva per la prima volta la sua apparizione, nelle case degli italiani. Che ci sia un nesso logico, fra la spazzatura e la televisione? Assolutamente si! Queste due inquietanti entità, sono legate, tra di loro, a doppio nodo e sono le due facce di una stessa medaglia. E’ innegabile che, con l’avvento della TV commerciale, questa spazzatura (o merda sintetica), abbia avuto un incremento esponenziale incontrollato e che nessun inceneritore, oggi, potrà mai smaltire i miliardi di tonnellate di questa “Monnezza” che il sistema vomita quotidianamente sulle nostre vite. E poi non ci dimentichiamo delle migliaia di tonnellate di scorie tossiche e radioattive, disperse sul territorio e in fondo al mare! C’è da rabbrividire! La cosa terribile, non è ciò che sappiamo, ma ciò che ci è negato sapere. Oscurare la TV commerciale è il primo passo al fine di risolvere in maniera sostanziale, il problema della spazzatura – congiuntamente, vanno definite regole ferree per quella pubblica.

    Agli imprenditori, dovrebbe essere vietato ogni tipo di Sponsor, finalizzato a propagandare prodotti di nessuna qualità, per investire questo denaro per elevare al massimo la loro genuinità ed eccellenza. Questa è la vera e sola concorrenza! Solo così riacquisteremo dignità. Calciatori, piloti, imbonitori e affini, dopo decenni di vacche troppo grasse, dovranno drasticamente ridimensionare i loro ingaggi, non solo perché inverosimili, ma per rispetto a tutti quei lavoratori veri, che consumano la loro esistenza dentro fabbriche tossiche, per mille euro mensili. A meno spazzatura, corrisponde più civiltà, e le condizioni necessarie per una vita, degna di essere vissuta.

    .. nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell’adeguarsi al modello televisivo – che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale – diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro, di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme.

    Non certo in quanto mezzo tecnico, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un certo elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo – un virus letale e globale.

    Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno sorridere; come (con dolore) l’aratro rispetto ad un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre….” Da “Scritti corsari” di Pier Paolo Pasolini – prima edizione 1975

    Gli individui che compongono le moderne società, inette e rammollite, non conoscono la verità. Il loro pensiero omologato e omologante, è il risultato di un libretto di istruzioni che il “Sistema Relativista Mediatico” distribuisce loro e che, gli stessi, interpretano alla lettera in ogni suo punto, comma e nota. Ogni più remoto barlume di consapevolezza e discernimento è stato cancellato dal loro DNA e, principi, valori e doveri, sono parole sconosciute di un mondo virtuale, di una dimensione onirica e di un tempo eroico. La paura è il perno cancerogeno di un meccanismo diabolico intorno al quale ruota una esistenza svuotata di ogni significato. Tutto questo è causa di frustrazione e depressione, alle quali, il Sistema, cerca di ovviare, mettendo a disposizione degli stessi nuove forme di comunicazione virtuale atte a fare interagire in tempo reale, i vari sentimenti di rabbia, di indignazione e di immaginifiche rivoluzioni e sommosse. In questo modo il Sistema ci disattiva, tenendoci impegnati virtualmente e dandoci l’impressione di essere protagonisti e possibili artefici del cambiamento. Ogni individuo è schedato, controllato e, di privato, non è rimasto nulla.

    Per l’uomo moderno, non vi è alcuna speranza di riscatto essendo la sua mente, oramai completamente plagiata e la sua volontà e reattività ai minimi termini. La sua passione per la terra si è estinta e la fatica per il lavoro dei campi, un ostacolo insormontabile. Quest’uomo è già uno schiavo al servizio del nulla e, presto, sarà servo di un potere chiamato Paura, che farà della sua vita la peggiore delle morti.
    I rari momenti di serenità, sono vissuti come uno stato di isterica euforia, che notte tempo, prende le sembianze della malinconia, per degenerare poi nella varie forme depressive. Il Sistema, come una droga (e più precisamente come l’eroina), produce assuefazione e dipendenza, costringendo, gli individui, all’assunzione di dosi sempre più massicce di Nulla.

    Una buona parte del vecchio mondo ha resistito fino a 50 anni fa, dopo millenni in cui l’uomo (quello veramente sapiens) traeva ogni suo sostentamento, vera gioia e vero dolore dalla madre suprema; la TERRA. Le nostre paure più perverse, attacchi di panico, depressione, le infinite forme nevrotiche ed altro ancora, non sono che il risultato di questo scollamento fra uomo e natura. Le tradizioni, il rito magico, l’iniziazione, il folclore, il timore dell’inconoscibile, erano le fondamenta etiche di un vivere consapevole. Oggi siamo sommersi dal Nulla e avvolti in un dolore pungente dal quale non ci possiamo liberare. Non servono farmaci, droghe e isterica allegria, per lenire il nostro dolore esistenziale. E’ tempo di pacificazione con la natura; abbandonare le città per affondare le nostre mani nella terra – dissodare, seminare, raccogliere ed, esausti, fare ritorno a casa, pieni di speranza e di futuro. Questa, é la sola e vera conoscenza e panacea per tutti i nostri mali: ritrovare la nostra vera essenza, le emozioni, le atmosfere, la magia e il timor di Dio. Per tanto, dovremmo dare fondo alla nostra volontà e a tutte le nostre residue risorse, come ultima, sola ed estrema soluzione. Per tanto la televisione è quanto di più “barbaro”, criminale e ignorante, sia mai apparso sul pianeta terra.

    La televisione genera insoddisfazione, frustrazione, repressione e depressione; devasta la mente e, in maniera subdola, invitante e seducente, trasforma gli individui fragili, in mostri sanguinari.
    La televisione è devianza, menzogna e relativismo. E’responsabile dell’effetto serra, dell’estinzione di specie animali e vegetali, dello scioglimento dei ghiacciai, dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua e della totale scomparsa delle antiche tradizioni e culture popolari. La televisione è pedofilia, prostituzione, traffico d’organi, AIDS, cancro, fame e sete nel mondo, guerra, sottocultura, droga, follia e morte.
    La televisione ha fatto piazza pulita di ogni principio etico e morale, motivo per il quale trionfa e detta legge – racconta un presente di paura e dolore, e un futuro di perdizione e di sangue. La televisione non ha timore di Dio, e il suo potere maligno ha svuotato il cuore degli uomini da ogni consapevolezza e possibilità di redenzione. La televisione è emulazione: esalta il male e svilisce il bene. Spegni la televisione, coglione!

    Pier Paolo Pasolini, leggendo e interpretando i segnali, del suo tempo, è stato in grado di profetizzare e prevedere gli effetti futuri e nefasti della “Televisione” (il nuovo fascismo), sulla società.

    Ma lo scempio prodotto, è andato oltre ogni più fervida immaginazione, subissando le previsioni di quell’ignaro complottista e catastrofista comunista “ante litteram”.

    Gianni Tirelli


  • Teresa Maria Rauzino

    Non fui allieva di Oronzo Marangelli al Lanza.
    Non ero ancora nata, allora. 🙂
    Le notizie sul prof. le ho ricavate dai documenti d’archivio e dalle testimonianze dei suoi allievi di quel tempo.

    PS Chi è l’autore dell’articolo?
    Se possibile vorrei che correggesse la piccola svista.


  • Teresa Maria Rauzino

    Non fui allieva di Oronzo Marangelli al Lanza.
    Non ero ancora nata, allora. 🙂
    Le notizie sul prof. le ho ricavate dai documenti d’archivio e dalle testimonianze dei suoi allievi di quel tempo.

    PS Chi è l’autore dell’articolo?
    Se possibile, vorrei che correggesse la piccola svista.


  • Redazione

    L’articolo fa riferimento (completamente) ad un comunicato stampa dell’Agenzia che si occupa della pubblicazione dei testi. La presente come rettifica. Ci scusiamo per il refuso, Grazie,

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