Cinema

Cosmopolis – D. Cronenberg, 2012


Di:

David Cronenberg (fonte: VALERY HACHE/AFP/GettyImages)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Cosmopolis
Nazione: Francia, Canada, Portogallo, Italia
Genere: drammatico

MOLTI sono gli autori che fanno cinema, molti meno quelli che fanno il cinema.
I primi creano da modelli precostituiti, regole consolidate, ed i risultati aspirano, nei casi migliori, ad una nuova combinazione, ancora non scoperta, dei materiali di partenza. I secondi violano, rimettono in discussione parte o tutto, osano sui canali di comunicazione mantenendo come unica base ferma lo strumento cinematografico fisico, l’hardware.
Cronenberg ha fatto il cinema compiendo un passo ulteriore nell’eleggerlo a mezzo di trasmissione di un pensiero, di una filosofia ancora non approdata, prima di lui, sugli schermi, veicolo di una rivoluzione che usa il medium artistico per cambiare una cultura, una visione del mondo, con l’efficacia e i modi tipici delle grandi arti.
Questo è stato Cronenberg con la sua “nuova carne”, di cui è manifesto il Videodrome del 1983, e ogni sua irruzione nella settima arte ha avuto la dirompenza delle grandi esplosioni, della travolgente novità, dell’indispensabile che mancava, della furia terrificante.
Tutto questo fino ad eXistenZ.

Cosmopolis - Poster

Senza trascurare Spider, ancora fortemente cronenberghiano in senso classico ma non più marchiante come i precedenti lavori, la filmografia del regista canadese è apparsa migrare verso meno efficaci applicazioni, ancora permeate della sua ossessione sulla mutazione e i confini mente-corpo ma labilmente, come un delicato velo avvertibile solo dagli appassionati. Paradossalmente con esse arriva la notorietà presso tanto pubblico meno attento, complice la scelta di generi e materie di più larga fruizione e una narrazione meno pregna di significati, filosofie e, gioco forza, di complessità. Difficile dire se la cattiva gestione dei soggetti, non colpevoli di carenza di potenzialità, sia il sintomo di una china ormai intrapresa da Cronenberg oppure solo di un consapevole e necessario azzardo verso nuovi territori e trattazioni; ne resta il dato che da dieci anni questo grande regista sia uscito dalla classe dei cine-creatori per dimorare in quella già popolosa degli abili artigiani, che sanno cadere in un buono ma omologato Eastern Promises e volare sulle cime di un bellissimo A History of Violence, tuttavia senza far più storia del cinema.

Giunge nelle sale Cosmopolis dritto dai salottini di Cannes, tratto dall’omonimo romanzo di Don DeLillo, a raccontarci l’insolita vita di un giovane rampante milionario di fronte ad una crisi finanziaria. Non saranno minacciati solo i suoi interessi ma anche la sua persona.

Il vecchio e agognato Cronenberg è tornato?
Se ci si limita agli aspetti formali ed estetizzanti di Cosmopolis, la risposta non vacilla: il maestro canadese rientra con una firma la cui visibilità non è più solo appannaggio dei granitici ammiratori e con una direzione magnifica che ridona alla parola Cinema il suo significato. Sono lì, inattaccabili sotto gli occhi, la raffinatezza delle riprese, l’attenzione per ogni singola inquadratura con una maniacalità quasi hitchcockiana, gli equilibri nei rapporti delle parti di ciascuna immagine, una fotografia suggestiva, i dialoghi rarefatti, staccati dall’azione, cadenzati come un tam tam i cui silenzi sono musica, i disegni somatici dei personaggi, lucidi, quasi inumani nella loro perfezione grafica e nella non-carnalità delle espressioni, dosati come uomini che hanno dimenticato l’anima. Senza raggiungere antiche vette estetiche come in M. Butterfly, Cronenberg ridona gioia allo sguardo e ci riporta nel suo incubo sospeso, smaterializzato, come ogni azione all’interno della claustrofobica limousine del protagonista. Il viaggio al suo interno è magnifico, le riprese affascinanti, suadenti, a tratti oniriche, l’assenza di suono assordante.

Cosmopolis - Dal film

Cosa accade su quanto resta, su narrazione e sceneggiatura? Il passo falso è compiuto pur senza guadagnare disastri.
Cronenberg si appoggia molto sul romanzo di DeLillo e riversa i suoi dialoghi senza sufficiente mediazione cinematografica. Se già risultano complessi, filosofici, difficili da seguire, la loro integrazione col resto non sembra adeguata. Appaiono come fiale di pensiero, messe in ordine e recitate, lunghe dissertazioni accostate le une alle altre ed affidate alle bocche degli invitati di Eric Packer. Il loro scollamento dal resto del film, non per senso narrativo ma per distonia con il mondo-cinema, è troppo accentuato, quasi didattico per lo spettatore a caccia di una definizione di “messa in scena”, qui forse mancata. Il lavoro risulta, così, non solo verboso ma a tratti inutilmente o erroneamente tale, non consegnandoci le parole pari disagio dell’immagine a causa di un disfunzionale incastonamento. Ad aumentare frustrazione o irritazione qualche dialogo in cui Cronenberg interpreta troppo se stesso e che sembra evocare nella fantasia già la relativa parodia – tutto questo senza assecondare il facile attacco alla mal gestita sequenza della prostata.

Cosmopolis è una speranza, finalmente e di nuovo dai tempi di eXistenZ un film di Cronenberg che renda desiderate e necessarie ulteriori visioni, che minaccia finanche rivalutazione dalle torri della sua imperfezione.
Non per tutti, soprattutto non per quei tanti che ne attaccheranno pregi scambiandoli per difetti.

Valutazione: 7.5/10
Spoiler: 2/10

altreVisioni

Uomini contro, F. Rosi (1970) – occhio tragico sulla guerra, dai capi che la comandano all’uomo qualunque che la fa. Estetizzante a tratti * 8
The Woman, L. McKee (2011) – dramma a chiave horror con un soggetto interessante ma poco curato nelle psicologie. Finale delirante * 5
Ink, J. Winans (2009) – insolito fantasy ambientato al confine tra realtà e sogno. Originale, a tratti suggestivo, ma dalla fattura spesso televisiva e piatta * 6
Verbo, E. Chapero-Jackson (2011) – fantastico esistenziale graficamente avvincente. Purtroppo non basta * 5

In Stato d’osservazione

Another Earth, M. Cahill (2010) – * 18mag
Killer Elite, G. McKendry (2011) – ritorno di De Niro in un action * 1giu

Cosmopolis – D. Cronenberg, 2012 ultima modifica: 2012-05-27T20:17:13+00:00 da Alessandro Cellamare



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