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"Il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori, perché lavora accanto a loro, lavora con loro"

Il Papa all’Ilva di Genova: lavoro è priorità umana

"Una malattia dell’economia – ha detto ancora - è la progressiva trasformazione degli imprenditori in speculatori"


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2017-05-27 Radio Vaticana. Prima tappa della visita del Papa a Genova è stato l’incontro con il mondo del lavoro all’Stabilimento dell’Ilva. Il Papa è stato accolto in modo caloroso dai lavoratori che gli hanno posto alcune domande. Francesco ha esordito dicendosi commosso di essere a Genova per la prima volta “e essere così vicino al porto” dove suo padre è partito come migrante. “Oggi – ha detto rispondendo ad un imprenditore – il lavoro è un rischio. E’ un mondo dove il lavoro non si considera con la dignità che ha e che dà”. Il Papa fa una premessa: “Il mondo del lavoro è una priorità umana. E pertanto, è una priorità cristiana, una priorità nostra; e anche una priorità del Papa, perché è quel primo comando che Dio ha dato ad Adamo: “Va, fa crescere la terra, lavora la terra, dominala”.

Il Papa ha proseguito: “C’è sempre stata un’amicizia tra la Chiesa e il lavoro, a partire da Gesù lavoratore. Dove c’è un lavoratore, lì c’è l’interesse e lo sguardo d’amore del Signore e della Chiesa. Penso che sia chiaro, no?”.

Ha quindi parlato delle virtù dell’imprenditore: “La creatività, l’amore per la propria impresa, la passione e l’orgoglio per l’opera delle mani e dell’intelligenza sua e dei lavoratori. L’imprenditore è una figura fondamentale di ogni buona economia: non c’è buona economia senza buon imprenditore. Non c’è buona economia senza buon imprenditore”, senza la sua “capacità di creare, creare lavoro, creare prodotti”.

Importante – ha sottolineato – è riconoscere le virtù dei lavoratori e delle lavoratrici. Il loro bisogno – di lavoratori e delle lavoratrici – è il bisogno di fare il lavoro bene perché il lavoro va fatto bene. A volte si pensa che un lavoratore lavori bene solo perché è pagato: questa è una grave disistima dei lavoratori e del lavoro, perché nega la dignità del lavoro che inizia proprio nel lavorare bene per dignità, per onore”.

“Il vero imprenditore – ha affermato il Papa – conosce i suoi lavoratori, perché lavora accanto a loro, lavora con loro. Non dimentichiamo che l’imprenditore dev’essere prima di tutto un lavoratore. Se lui non ha questa esperienza della dignità del lavoro, non sarà un buon imprenditore. Condivide le fatiche dei lavoratori e condivide le gioie del lavoro, di risolvere insieme problemi, di creare qualcosa insieme”.

Francesco ha quindi aggiunto: “Se e quando deve licenziare qualcuno è sempre una scelta dolorosa e non lo farebbe, se potesse. Nessun buon imprenditore ama licenziare la sua gente. No. Chi pensa di risolvere il problema della sua impresa licenziando la gente, non è un buon imprenditore: è un commerciante. Oggi vende la sua gente, domani … vende la dignità propria. Si soffre sempre, e qualche volta da questa sofferenza nascono nuove idee per evitare il licenziamento. Questo è il buon imprenditore”.

Quindi ricorda, quando, circa un anno fa, dopo la Messa a Santa Marta gli si è avvicinato un uomo che piangeva, dicendo: “Sono venuto a chiedere una grazia: io sono al limite e devo fare una dichiarazione di fallimento. Questo significherebbe licenziare una sessantina – sessantina! – di lavoratori, e non voglio, perché sento che licenzio me stesso!”. E quell’uomo piangeva. Quello è un bravo imprenditore. Lottava e pregava per la sua gente, perché era sua”.

“Una malattia dell’economia – ha detto ancora – è la progressiva trasformazione degli imprenditori in speculatori. L’imprenditore non va assolutamente confuso con lo speculatore: sono due tipo diversi. L’imprenditore non deve confondersi con lo speculatore: lo speculatore è una figura simile a quella che Gesù nel Vangelo chiama ‘mercenario’, per contrapporlo al Buon Pastore. Lo speculatore non ama la sua azienda, non ama i lavoratori, ma vede azienda e lavoratori solo come mezzi per fare profitto. Usa, usa azienda e lavoratori per fare profitto. Licenziare, chiudere, spostare l’azienda non gli creano alcun problema, perché lo speculatore usa, strumentalizza, mangia persona e mezzi per i suoi obiettivi di profitto”.

“Quando l’economia è abitata invece da buoni imprenditori, le imprese sono amiche della gente e anche dei poveri. Quando passa nelle mani degli speculatori, tutto si rovina. Con lo speculatore, l’economia perde volto e perde i volti. E’ un’economia senza volti. Un’economia astratta. Dietro le decisioni dello speculatore non ci sono persone e quindi non si vedono le persone da licenziare e da tagliare. Quando l’economia perde contatto con i volti delle persone concrete, essa stessa diventa un’economia senza volto e quindi un’economia spietata. Bisogna temere gli speculatori, non gli imprenditori. No, non temere gli imprenditori perché ce ne sono tanti bravi! No: temere gli speculatori”.

“Ma paradossalmente, qualche volte il sistema politico sembra incoraggiare chi specula sul lavoro e non chi investe e crede nel lavoro. Perché? Perché crea burocrazia e controlli, partendo dall’ipotesi che gli attori dell’economia siano speculatori, e così chi non lo è rimane svantaggiato e chi lo è riesce a trovare i mezzi per eludere i controlli e raggiungere i suoi obiettivi. Si sa che regolamenti e leggi pensati per i disonesti finiscono per penalizzare gli onesti. E oggi ci sono tanti veri imprenditori, imprenditori onesti che amano i loro lavoratori, che amano l’impresa, che lavorano accanto a loro per portare avanti l’impresa: e questi sono i più svantaggiati da queste politiche che favoriscono gli speculatori. Ma gli imprenditori onesti e virtuosi vanno avanti, alla fine, nonostante tutto”.

Il Papa cita una frase di Luigi Einaudi, economista e presidente della Repubblica italiana, che scriveva: “Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E’ la vocazione naturale che li spinge, non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con gli altri impegni”.

Quindi, un invito: “State attenti voi, imprenditori, e anche voi, lavoratori: state attenti con gli speculatori. E anche con le regole e con le leggi che alla fine favoriscono gli speculatori e non i veri imprenditori. E alla fine lasciano la gente senza lavoro”.

Una sindacalista parla al Papa di “riscatto sociale” e Francesco risponde parlando di “ricatto sociale”. Ricorda la vicenda di una giovane italiana che conosceva le lingue e cercava lavoro, ma le proponevano 10-11 ore al giorno per 800 euro al mese. Lei ha detto subito sì, perché aveva bisogno di lavoro, ma ha aggiunto: “800 euro soltanto per 11 ore?”. “E il signore – ha aggiunto il Papa – lo speculatore, non era imprenditore, l’impiegato dello speculatore – le ha detto: ‘Signorina, guardi dietro di sé, la coda: se non le piace, se ne vada’. Questo è non riscatto: ricatto”. “Un’altra persona – ricorda – mi ha raccontato che ha lavoro, ma da settembre a giugno: viene licenziata a giugno, e ripresa a ottobre, settembre. E così si gioca. Il lavoro in nero!”.

Il Papa ha proseguito: “Ho accolto la proposta di fare questo incontro oggi, in un luogo di lavoro e di lavoratori, perché anche questi sono luoghi nostri, del popolo di Dio. I dialoghi nei luoghi del lavoro non sono meno importanti dei dialoghi che facciamo dentro le parrocchie o nelle solenni sale convegni, perché i luoghi della Chiesa sono i luoghi della vita e quindi anche le piazze e le fabbriche. Perché qualcuno può dire: ‘Ma questo prete, che cosa viene a dirci? Che vada in parrocchia!’. No: il mondo del lavoro è il mondo del popolo di Dio: siamo tutti Chiesa, tutti popolo di Dio. Molti degli incontri tra Dio e gli uomini, di cui ci parlano la Bibbia e i Vangeli, sono avvenuti mentre le persone lavoravano: Mosé sente la voce di Dio che lo chiama e gli si rivela il suo nome mentre pascolava il gregge del suocero; i primi discepoli di Gesù erano pescatori e vengono chiamati da Lui mentre lavoravano in riva al lago”.

“La mancanza di lavoro – ha aggiunto – è molto più del venire meno di una sorgente di reddito per poter vivere. Il lavoro è anche questo, ma è molto, molto di più. Lavorando noi diventiamo più persona, la nostra umanità fiorisce, i giovani diventano adulti soltanto lavorando. La Dottrina sociale della Chiesa ha sempre visto il lavoro umano come partecipazione alla creazione che continua ogni giorno, anche grazie alle mani, alla mente e al cuore dei lavoratori. Sulla terra ci sono poche gioie più grandi di quelle che si sperimentano lavorando, come ci sono pochi dolori più grandi dei dolori del lavoro, quando il lavoro sfrutta, schiaccia, umilia, uccide. Il lavoro può fare molto male perché può fare molto bene. Il lavoro è amico dell’uomo e l’uomo è amico del lavoro, e per questo non è facile riconoscerlo come nemico, perché si presenta come una persona di casa, anche quando ci colpisce e ci ferisce. Gli uomini e le donne si nutrono del lavoro: con il lavoro sono unti da dignità. Per questa ragione, attorno al lavoro si edifica l’intero Patto sociale. Questo è il nocciolo del problema! Perché quando non si lavora, si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia che entra in crisi, è tutto il Patto sociale! E’ anche questo il senso dell’articolo 1 della Costituzione italiana, che è molto bello: ‘L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro’.

(Da Radio Vaticana)

Il Papa all’Ilva di Genova: lavoro è priorità umana ultima modifica: 2017-05-27T10:38:44+00:00 da Redazione



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