Manfredonia
"Sarà perchè l’inquinamento territoriale e la precarietà della salute riguarda sempre e solo i cittadini di Manfredonia e le maestranze?"

“Una ritrovata sensibilità su ambiente e salute o altro?” (II)

"Sarà perchè l’inquinamento territoriale e la precarietà della salute riguarda sempre e solo i cittadini di Manfredonia e le maestranze?"


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L’istituzione del CSA pugliese apre comunque un dibattito tra alcuni addetti ai lavori ma solo nel leccese e nel brindisino. Manfredonia, cenerentola della politica italiana e pugliese, è assente. Come mai? Nonostante sia un SIN.

Al dibattito partecipa, tra gli altri, anche un nome a noi noto: Maurizio Portaluri che con Giuseppe Latini, Valerio Gennaro, Patrizia Gentilini, Agostino Di Ciaula, in sintesi affermano quanto segue: I dati epidemiologici dovrebbero servire ad aiutare i governanti a indirizzare le loro scelte politiche. Accade che un’erronea interpretazione dei dati finisca per giustificare la conservazione dello status quo ante e la mancata assunzione di decisioni a tutela della salute e dell’ambiente. Nello studio SENTIERI sulla mortalità nei siti inquinati in Italia, in 11 casi su 44 la mortalità delle donne è significativamente inferiore alla media regionale. A giudizio degli autori di questo intervento, è possibile che non tutta la popolazione delle città esaminate subisca il medesimo impatto da parte del sito inquinato. Si ricordano a titolo di esempio le situazioni di Brindisi e Manfredonia. E’ necessario, quindi, condurre studi subcomunali e utilizzare non soltanto i dati di mortalità, ma anche gli altri dati sanitari disponibili. (e&p 37 (2-3) marzo-giugno 2013). Dichiarazione queste in netto contrasto con le posizioni che pare siano state assunte dal responsabile dell’Arpa, signor Assennato. Questi, pare si sia convinto che a Manfredonia e Brindisi la gente stia bene. Per le donne, addirittura, è più conveniente vivere a Brindisi dove i rischi per la loro salute sono ridotti. E’ semplicemente fuorviante che il sign. Assennato possa usare lo studio epidemiologico “Sentieri” per addivenire a simili interpretazioni.

Nel frattempo, dov’erano i nostri rappresentanti istituzionali mentre il dibattito era in auge? Grazie alla rete però qualcosa si muove. Sembra che l’amico Portaluri nel 2013 abbia intercettato, sulla rete, il sindaco di Manfredonia al quale riferisce delle stranezze per l’esclusione di Brindisi e Manfredonia dal CSA. Sembra anche che da queste informazioni nascano i primi contatti tra il comune di Manfredonia e la dott.ssa Mariangela Vigotti. Veritas filia temporis.

Mentre i contatti tra il comune e la dott.ssa Vigotti s’intensificano, coinvolgendo anche la Asl di Foggia, a distanza di un anno esatto della istituzione del CSA pugliese, il 10/12/2013, il governo Letta emana il D.L. 136: Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate. A una lettura superficiale del decreto si capisce che sia stato emesso esclusivamente per la Campania; martoriata dalla nota terra dei fuochi.

Nel frattempo, i nostri parlamentari e consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione, sonnecchiano. Forse troppo intenti a curare il lato edonistico del loro mandato. Il D.L 136 viene convertito con modificazioni dalla L. n.6 del 6/2/2014.

A questo punto, con ammirevole solerzia, la Regione Puglia emana, il 30/12/2013, la L.R. n. 46 che stanzia 5.200.000 euro; inserendosi così nel finanziamento della Legge n. 6 del 6/2/2014 che stanzia 25 milioni per il 2014 e altrettanti nel 2015. La manina di qualche sagace parlamentare pugliese è riuscita a inserire il comma 4 quinquies nell’art.2 che recita: ”La regione Puglia, su proposta dell’Istituto superiore di sanità, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, definisce, nei limiti delle risorse di cui al comma 4-octies, per gli anni 2014 e 2015, anche ai fini dei conseguenti eventuali accertamenti, modalità di offerta di esami per la prevenzione e per il controllo dello stato di salute della popolazione residente nei comuni di Taranto e di Statte”.

Come si nota il comma 4 quinquies non menziona, Lecce, Brindisi é tantomeno Manfredonia. Questa nota è importante per capire gli sviluppi successivi. In data 9 maggio 2014 il Presidente della Giunta Regionale invia al Ministro della Salute il piano per la prevenzione e l’assistenza delle patologie associate all’inquinamento ambientale. Il piano viene accettato dal Ministro. I nostri parlamentari e consiglieri regionali e provinciali, di maggioranza e di opposizione, non si sono accorti di nulla. La cura del lato edonistico dei nostri eletti richiede moltissimo impegno e non riescono a dedicarsi ad altro.

L’unione dei Comuni del nord salento e i parlamentari leccesi e brindisini, invece, si danno da fare per far rientrare le loro realtà nei benefici della legge n.6 del 6/2/2014. Infatti, l’unione dei comuni del nord salento ha adottato la delibera n. 7 del 2 ottobre 2014 avente ad oggetto ”iniziative per la difesa della salute delle popolazioni del nord salento e della provincia di Lecce in genere, a causa delle emissioni nocive di insediamenti industriali all’interno delle provincie di Lecce, Brindisi e Taranto. Determinazioni”.

In data 12 novembre 2014 è stato approvato alla Camera dei Deputati un ordine del giorno a firma dei parlamentari On. Salvatore Capone ed On. Elisa Mariano riguardante i territori di Brindisi e Lecce. Con quest’atto s’impegna il Governo e la Regione Puglia a svolgere una valutazione dei rischi sanitari derivanti dall’esposizione della popolazione ai contaminanti nelle matrici ambientali (suolo, acque sotterranee e superficiali, acque irrigue e rifiuti) ed effetti sulla salute.

Grazie a questi interventi la Regione puglia rimodula gli interventi del Centro Salute Ambiente (CSA) inserendo le province di Brindisi e Lecce. Nella legge sonno rientrate anche le province autonome di Trento e Bolzano. Il comprensorio di Manfredonia resta fuori! Perché? La Regione e L’ARPA Puglia hanno voluto deliberatamente escludere Manfredonia da tale processo, nonostante Manfredonia fosse un SIN e che è stato teatro di pesanti inquinamenti durante e dopo la presenza della ex Enichem. Questo lo dimostra il comma 4 ter dell’art.2 della legge 6/2/2014 che recita: ”Al fine di integrare il quadro complessivo delle contaminazioni esistenti nella regione Puglia, l’Istituto superiore di sanità analizza e pubblica i dati dello studio epidemiologico “Sentieri” relativo ai siti di interesse nazionale pugliesi effettuato dal 2003 al 2009 e aggiorna lo studio per le medesime aree, stabilendo potenziamenti degli studi epidemiologici, in particolare in merito ai registri delle malformazioni congenite e ai registri dei tumori, e fornendo dettagli in merito alla sommatoria dei rischi, con particolare riferimento ai casi di superamento dei valori stabiliti per le polveri sottili. Tali attività sono svolte con il supporto dell’A.R.P.A. Puglia secondo gli indirizzi comuni e le priorità definiti con direttiva dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute, d’intesa con il presidente della regione Puglia, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. All’attuazione del presente comma si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

A questo punto nascono numerosi interrogativi. Perché il sindaco di Manfredonia non ha usato lo stesso metodo dell’unione dei Comuni del Salento? Lo ha fatto ed ha ricevuto forse risposte negative dai comuni di Monte Sant’Angelo e Mattinata? Se così fosse bisogna registrare l’ennesimo atteggiamento egoistico e campanilistico degli nostri vicini. Sarà perchè l’inquinamento territoriale e la precarietà della salute riguarda sempre e solo i cittadini di Manfredonia e le maestranze? E’ vero che questi comuni sono molto attivi quando c’è da spartire con Manfredonia posti di lavoro e benefici vari? Vedi i falliti patti territoriali e Contratti d’area. (II – continua)

(A cura di Pino Delle Noci, Manfredonia 26 giugno 2015)

“Una ritrovata sensibilità su ambiente e salute o altro?” (II) ultima modifica: 2015-06-27T00:58:39+00:00 da Pino Delle Noci



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Commenti


  • Raffaele Vairo

    Caro Pino, ancora una volta ti domandi in modo retorico: “Perché il comprensorio di Manfredonia resta fuori dal piano per la prevenzione e l’assistenza delle patologie associate all’inquinamento ambientale, senza rientrare nei benefici della legge n.6 del 6/2/2014?” Correttamente tu scrivi, anche, che: “La Regione e L’ARPA Puglia hanno voluto deliberatamente escludere Manfredonia da tale processo, nonostante Manfredonia fosse un SIN (sito di interesse nazionale – ex art. 252, comma 1, del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii.), teatro di pesanti inquinamenti durante e dopo la presenza della ex Enichem”
    Francamente non credo che, nella fattispecie, il nostro Sindaco non abbia voluto usare lo stesso metodo dell’unione dei Comuni del Salento, a motivo “dell’ennesimo atteggiamento egoistico e campanilistico degli nostri vicini” (Monte S. angelo e Mattinata). Secondo me, invece, la realtà si presenta un po’ più variegata…. Posso essere smentito ma, applicando il principio Andreottiano (a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca), penso ci sia una correlazione tra quanto da te descritto e il progetto del maxi deposito GPL sul nostro territorio. L’implementazione del progetto maxi deposito GPL coinvolge forti interessi di natura economica e politica… Mi piacerebbe, caro Pino, conoscere la tua opinione.
    Un caro saluto.
    Raffaele Vairo

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