Manfredonia
"I 130.000 euro per i ricercatori sono stati programmati a bilancio oppure saranno inseriti nei debiti fuori bilancio?"

“Una ritrovata sensibilità su ambiente e salute o altro?” (III)

"Ritengo di dover offrire la mia collaborazione ai ricercatori, fosse solo per acquisire ulteriori informazioni"


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(continua) – Quali sono i veri motivi per cui la Regione Puglia ha scientemente voluto tenere fuori dal CSA il comprensorio di Manfredonia? Forse i nostri amministratori, consiglieri e parlamentari temono di dover dare ragione a quella folla irrazionale ed emotiva di quarantamila cittadini scesi in piazza che rivendicava il diritto alla salute e all’ambiente? Forse per timore che la decadente e fallimentare reindustrializzazione potesse subire ulteriori contraccolpi?

Si intende forse nascondere l’ulteriore pesante inquinamento prodotta dalla reindustrializzazione in un territorio già seriamente martoriato? Gli ultimi “prenditori” temevano che Manfredonia potesse rientrare nel CSA? Si potrebbe ipotizzare che la vetreria sangalli abbia deciso di abbandonare, temendo possibili responsabilità in seguito a indagini sulla salute dei cittadini? Il sindaco ha deciso di dare mandato ai ricercatori quando ha capito che Sangalli aveva deciso di mollare definitivamente il nostro territorio? Se Sangalli ha ulteriormente contribuito a inquinare pesantemente il nostro territorio, allora sarebbe il caso di indagare anche sui danni probabili che ha provocato quello stabilimento. Oltre alla sangalli nella ex area Enichem s’insediarono anche altre attività come la produzione di batterie per auto, una mini fonderia di allumino e altre. Le aziende della reindustrializzazione hanno contribuito a martoriare il nostro territorio e “precarizzare” ulteriormente la salute dei cittadini?

Saranno questi i motivi per cui, i parlamentari e i consiglieri regionali del nostro territorio, di maggioranza e opposizione, hanno preferito il silenzio? Forse per continuare a custodire il bacino di voti che assicurano privilegi e benefici?

I 130.000 euro per i ricercatori sono stati programmati a bilancio oppure saranno inseriti nei debiti fuori bilancio?

Dai risultati dei ricercatori potrebbero scaturire due soluzioni: tutt’apost (tutto a posto) a Manfredonia oppure che la presenza della ex Enichem ha prodotto danni rilevanti all’ambiente e alla salute dei cittadini. Se è tutt’apost i cittadini di Manfredonia oltre alle tasse regionali che regolarmente pagano, a una Regione che li ignora, dovranno sborsare anche i 130.000 euro. Questo potrebbe anche significare che sarà consentito ad altre aziende pericolose d’insediarsi nel nostro territorio. Oltre al danno anche la beffa.

Qualora dalla ricerca dovesse risultare che la ex Enichem ha pesanti responsabilità sull’inquinamento del territorio e sulla salute dei cittadini, si aprirebbero moltissimi fronti. Il primo fra tutti è che il signor Assennato, la Regione puglia, i nostri parlamentari e amministratori saranno costretti ad ammettere che, quella folla irrazionale ed emotiva di quaranta mila cittadini scesi in piazza per rivendicava il diritto alla salute e all’ambiente, aveva ragione. Inoltre, Manfredonia dovrebbe rivendicare l’inserimento nel CSA pugliese con ulteriore modifiche e integrazioni della legge 6/2/2014. Questo significherebbe rientrare nei finanziamenti. A questo punto s’innescherebbe un ulteriore processo di rivendicazione degli altri comuni che resterebbero fuori dal finanziamento. L’Enichem non c’è più e, qualora si dovessero certificare le responsabilità, chi dovrebbe pagare? Individuati i responsabili, questi non potrebbero addebitare parte dell’inquinamento alla reindustrializzazione?

Andare avanti sui possibili scenari che si presenterebbero è arduo, per cui conviene attendere gli esiti dei ricercatori per tirare le somme. Tutti questi dubbi e perplessità sono i motivi spingenti che mi convincono, da cittadino, di stare dentro il coordinamento, così come dovrebbero fare le associazioni e coloro che si ritengono cittadini attenti alle problematiche sociali e politiche; dalle parrocchie alle associazioni, da semplici cittadini a professionisti e dottori in genere.

Ritengo che il Cittadino attento alle problematiche sociali e politiche non può e non deve solo limitarsi a biasimare, protestare e contestare le decisioni altrui. Deve invece ricercare modi e metodi per conoscere le motivazioni che hanno partorito una simile ricerca. Solo attraverso la partecipazione si può esercitare l’azione di controllo sull’operato dei ricercatori e dell’amministrazione. Il cittadino ha il diritto-dovere, quando è chiamato a contribuire nella ricerca delle verità nascoste per tanti anni, di essere presente e utilizzare i molteplici strumenti di comunicazione per informarsi e non essere strumentalizzato.

E’ pretestuoso e lesivo soffermarsi solo alla denuncia e alla protesta. E’ da biasimare chi, come il cittadino che intervenendo all’incontro pubblico del 13 giugno e qualificandosi Movimento 5 Stelle, dopo aver criticato gli strumenti adottati per il sondaggio tra i cittadini con un questionario, conclude affermando: cari ricercatori l’indagine epidemiologica è vostra e fatevela voi. Posizione in netto contrasto con l’idea politica del Movimento che, abiurando la delega, promuove, stimola, incentiva e alimenta la partecipazione attiva dei cittadini alla vita sociale e politica.

L’aspetto rimarchevole di questa esperienza è che i ricercatori continuano a manifestare la ferma volontà di coinvolgere l’intera cittadinanza nel progetto. Questi non fanno altro che interpretare ed applicare, nella sua essenza, il principio del comma 4 bis, art.2, della legge 6/2014 che recita: Ai sensi della Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998, resa esecutiva dalla legge 16 marzo 2001, n. 108, su iniziativa degli enti locali interessati e della regione Campania, al fine di facilitare la comunicazione, l’informazione e la partecipazione dei cittadini residenti nelle aree interessate, possono essere costituiti consigli consultivi della comunità locale nei quali sia garantita la presenza di rappresentanze dei cittadini residenti, nonché delle principali organizzazioni agricole e ambientaliste, degli enti locali e della regione Campania. I cittadini possono coadiuvare l’attività di tali consigli consultivi mediante l’invio di documenti, riproduzioni fotografiche e video. La regione Campania trasmette le deliberazioni assunte dai consigli consultivi della comunità locale alla Commissione, che le valuta ai fini dell’assunzione delle iniziative di competenza, da rendere pubbliche con strumenti idonei.

Questo denota, se non sono state apportate ulteriori modifiche e integrazioni al comma 4 bis, due elementi in particolare: La legge è nata per far fronte alle problematiche della Campania e sembra che si incentivi la partecipazione dei cittadini esclusivamente per la Campania. Se questo trova conferma vuol dire che siamo nelle mani di legislatori distratti e superficiali. Altre realtà sono state annoverate con la stessa legge, quindi il legislatore avrebbe dovuto almeno abolire nel primo periodo “la regione Campania” e lasciare “gli enti interessati”. Poi abrogare “La regione Campania” e scrivere “gli enti interessati” nell’ultimo periodo. Diversamente si potrebbe interpretare che la partecipazione e la trasmissione delle deliberazioni sono validi solo per la regione Campania.

Per tutti questi motivi ribadisco che, come cittadino, ritengo di dover offrire la mia collaborazione ai ricercatori, fosse solo per acquisire ulteriori informazioni e capire le dinamiche che hanno determinato certe scelte. Chi continua a delegare non ha il diritto di contestare, biasimare e pretendere. Spero che questa relazione non sia bollata “dietrologia”. (III – fine)

(A cura di Pino Delle Noci, Manfredonia giugno 2015)

“Una ritrovata sensibilità su ambiente e salute o altro?” (III) ultima modifica: 2015-06-27T15:29:42+00:00 da Pino Delle Noci



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Commenti


  • svolta

    Finalmente qualcuno incomincia ad aprire gli occhi….. ecco a cosa è servito il contratto d’area, come qualcuno ebbe a dire, mettere un tappo su quanto fatto in passato e facendo credere nella reindustrializzazione del lavoro garantito da sane industrie del triveneto…. ma i Responsabili del Contratto D’Area, alias i sindaci pro tempore, in che cosa e di che cosa erano responsabili…. in primis doveva verificare la compatibilità ambientale, per non ripetere gli errori del passato, per la salute dei cittadini e dei lavoratori.
    Se questo non è stato fatto è stato solo un passacarte ed un avallatore di elargizione di somme…. che come utilità hanno dato solo illusione in tutto e per tutto.

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