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L’iscrizione sulla faccia del pilastrino che misura cm. 55 x 33 è distribuita in 12 linee

“Stele con dedica alla Dea Diana ritorni nel museo di Manfredonia”

L’epigrafe è datata dal D’Aloè fra il 138 e il 100 a. C.

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Manfredonia. CON una recente petizione su www.change.org, lanciata da Daunia Manfredonia, è stato richiesto “il ritorno nel Museo di Manfredonia” della stele con dedica alla Dea Diana. Si fa riferimento ad un “Pilastrino in marmo di cm. 185X33X26. Altezza delle lettere cm. 4 -3,5. L’iscrizione sulla faccia del pilastrino che misura cm. 55 x 33 è distribuita in 12 linee. Fu scoperta il 6 luglio 1877 rinvenuto nella cisterna in prossimità della Basilica di Santa Maria di Siponto. Attualmente nel Museo nazionale di Napoli, nel giardino occidentale, a sinistra dell’ingresso dal corridoio Diomede.
L’iscrizione documenta l’esistenza in Siponto di un tempio dedicato a Diana, fatto costruire da Tito Tremelio Antioco liberto di Tito, il quale curò che fossero a sue spese costruiti, eretti e dedicati il tempio a l’ara di Diana, composti di pietra quadrata e abbelliti di opere d’intonaco”.

L’epigrafe è datata dal D’Aloè fra il 138 e il 100 a. C.

La petizione sarà consegnata al Direttore del Museo Nazionale di Napoli, Dott. Paolo GIULIERINI.

Redazione Stato Quotidiano.it – RIPRODUZIONE RISERVATA



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Commenti


  • aldo caroleo

    Di questo ritorno si è interessato il compianto Giuseppe Di Sabato che ha dedicato molto del suo tempo e con una passione ce gli era propria ma si lamentava di inevitabili ed insormontabili problemi di ordine burocratico con la Soprintendenza di Napoli…onore e merito al suo impegno sperando che il suo lavoro possa essere portato a termine da altri..


  • nadia di sabato

    Ringraziamo Aldo Caroleo per la precisa esposizione dei fatti e ribadisco che a seguire il forte interesse solo per il bene della nostra terra, abbiamo riscontrato che i problemi per il rientro del pilastrino epigrafico dedicato alla Dea Diana, sono sempre di carattere burocratico. ” ….All’epoca del rinvenimento del pilastrino nel 1876, l’archeologo Sanislao D’Aloe che vide e tradusse l’epigrafe riportata sullo stesso, si rese subito conto della grande importanza rappresentata dal “reperto”; quindi informò il Senatore prof. Giuseppe Fiorelli Direttore Generale dei Musei e Scavi d’Italia. Questi, a sua volta, contatta l’Arcivescovo Monsignore Vincenzo Tagliatela, in quanto il terreno era ed é tutt’ora, proprietà della Chiesa Sipontina, affinché detto “pilastrino” fosse trasferito nel Museo Archeologico di Napoli, unica sede più adatta e idonea – per quei tempi- ad ospitare tale “reperto”. ( da una lettera di Giuseppe Di Sabato del 2013 inviata al Soprintendente Archeologico della Puglia, Dott. Luigi La Rocca). In seguito, apprendevamo, che secondo la legislazione dei beni culturali ed architettonici, tutti i manufatti che sono pervenuti ai musei intorno al 1800 non possono essere restituiti ai luoghi nei quali sono stati rinvenuti. Allo stato attuale questo sembrerebbe essere il “problema insormontabile”. Per il futuro bisognerebbe intensificare gli sforzi affinché questo reperto possa ritornare finalmente nella sua terra per arricchire il patrimonio archeologico del nostro museo.

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