Clinica San Michele, possibile riconversione ma ancora attesa dei lavoratori
di Giuseppe de Filippo
Pubblicato il 27 luglio, 2010
Manfredonia – CON un’indagine ancora in corso ( Indagine GdF di Manfredonia, altro presunto caso di incompatibilità medica – e con voci di una multa ai danni della Daunia Medica srl), e dopo il rigetto del ricorso presentato dalla società contro il Tar della Puglia, le attenzioni per la Casa di Cura privata San Michele di Manfredonia sono rivolte ora alla possibile (ma non ufficializzata) riconversione della struttura. Riconversione che potrebbe garantire il proseguo dell’occupazione per i 42 (più 4 licenziati) lavoratori della clinica; lavoratori il cui futuro è connesso pertanto alle sorti della stessa struttura. Ma in ogni modo, resta la possibilità, per gli stessi occupati, di essere reimpiegati in altri presidi ospedalieri della Capitanata. Ma le problematiche vigenti, per la clinica di Manfredonia, nascono tanto dalle indagini e verifiche ancora in atto, quanto dai soggetti che dovrebbero garantire, in futuro, la conduzione della società medica-sanitaria.ALL’INIZIO FU UNA DELIBERA – Cercando di ricostruire il canovaccio di una vicenda che si protrae oramai da mesi, una vicenda paradossale, quella della casa di cura privata San Michele di Manfredonia, una vicenda per la quale le risposte più adeguate dovrebbero ora arrivare in primis dalla Regione, si deve partire necessariamente dalla deliberazione della stessa Giunta Regionale pugliese (n. 1415 del 14.06.2010 – La delibera, una delibera (preceduta da una relazione sulla clinica, del 9 giugno 2010, a firma del direttore del dipartimento di prevenzione Asl/Fg) recante la Revoca dell’autorizzazione all’esercizio di attività sanitaria in regime di ricovero per acuti della C.d. C. “San Michele” per le branche di Oncologia, Gastroenterologia, Pneumonologia», con trasferimento immediato dei pazienti ricoverati presso la Casa di Cura verso “non meglio identificate strutture pubbliche di ricovero e cura”.
QUESTI GLI INADEMPIMENTI RISCONTRATI: a) “la struttura non è in possesso dell’autorizzazione per erogare prestazioni specialistiche in regime ambulatoriale;
b) l’autorizzazione per attività sanitaria di ricovero non è stata rilasciata dall’autorità competente in materia, ovvero dalla Regione (al contrario dal Comune);
c) lo stato di fatto dei locali non è conforme a quanto riportato nel certificato di agibilità, né risulta acquisita l’autorizzazione prevista per l’utilizzo dei locali sotterranei o semisotterranei;
d) non è stato installato il tomografo con i relativi comandi, a differenza di quanto riportato nella Carta dei servizi diffusa anche tramite internet;
e) la dotazione organica non garantisce la continuità assistenziale nelle singole unità funzionali specialistiche, non essendo alcuna delle unità funzionali dotata del medico specialista;
I RICORSI DELLA SOCIETA’ – In seguito i ricorsi della Daunia Medica srl (la società, con insegna Casa di Cura San Michele, che ha gestito per anni – continuandolo a farlo tutt’ora – la casa di cura privata di Manfredonia, con gestione anche di centri tecnicamente attrezzati per l’esercizio di attività sanitaria, con possibilità di svolgimento delle operazioni di carattere mobiliare-immobiliare, etc ed assunzione, diretta-indiretta, di interessenze e partecipazioni in altre società o imprese con analoghi o affine o complentare oggetto sociale). Ricorsi presentati dal legale rappresentante pro tempore della società (che attualmente sarebbe ancora Domenico Ciliberti, figlio di Giovanni), rappresentato e difeso dagli avvocati Giovanni Abbattista e Luigi Paccione. Ricorso presentato contro la Regione Puglia e l’Azienda Sanitaria Locale di Foggia, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Giovanna Corrente, per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della deliberazione di Giunta Regionale citata.
IL TAR AVEVA INIZIALMENTE accolto l’istanza cautelare presentata dalla società a responsabilità limitata Tar accoglie istanza cautelare – con sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente. In seguito l’atto di costituzione in giudizio della Regione Puglia e della stessa Asl/Fg, il rinvio della camera di consiglio, la riapertura dell’unità di Pneumologia Apertura Unità di Pneumologia, fino allo scorso 22 luglio, quando la relatrice nella camera di consiglio, la dottoressa Francesca Petrucciani, non ha ritenuto che “ad un sommario esame proprio della presente fase processuale“, non apparivano sussistere “i requisiti per l’accoglimento dell’istanza cautelare”. Questo considerando che “i ripetuti inadempimenti riscontrati dall’amministrazione (erano) idonei a provocare una situazione di pericolo per la salute pubblica”, come “correttamente evidenziato nel provvedimento impugnato e nella richiamata relazione del Direttore del Dipartimento di prevenzione della ASL FG”.
ORA PREOCCUPAZIONE PER IL FUTURO DEI LAVORATORI – Con il rigetto dell’istanza di sospensione dell’efficacia del provvedimento impugnato dalla Daunia Medica srl (con decisione presa dal presidente Tar Puglia di Bari, terza sezione, Pietro Morea, dal referendario Paolo Amovilli e dall’estensore-referendario dott.ssa Francesca Petrucciani) le preoccupazioni maggiori sono ora per il futuro dei lavoratori della struttura (dato per scontato un riutilizzo, dove possibile e se a norma, della strumentazione tecnica-sanitaria attualmente in dotazione della struttura).
PAROLA AGLI OCCUPATI – “Quello che temiamo – dicono in corso a Stato i lavoratori, lavoratori presenti all’entrata di una clinica quasi spettrale, vuota e silenziosa – è che con l’arrivo del mese di agosto, tanto i consiglieri che gli assesori regionali, quanto i giudici dei tribunali, vadano in vacanza lasciandoci in attesa ancora per mesi”. Il personale della Clinica racconta a Stato di aver percepito le spettanze dei mesi precedenti (dall’amministratore Domenico Ciliberti e non da Potito Salatto, annunciato come neo amministratore pro tempore della Daunia Medica srl) “in attesa il prossimo 7-10 agosto dei nuovi stipendi”.
L’IPOTESI RICONVERSIONE – “Si è parlato tanto di una possibilità di riconversione (trasformazione della clinica privata San Michele in casa di cura per Lunga degenza – 30 posti – e Geriatria – 15 posti, ndR) ma ancora attendiamo l’ufficialità del nuovo piano sanitario”.
LO scorso 23 luglio si è svolta una riunione, a detta dei lavoratori, con la presenza del dottor Potito Salatto (proprietario di altre cliniche private in Capitanata, e sul quale si sono spese voci -nel settore – di “contrasti” con l’attuale amministrazione della struttura, ), una riunione dalla quale sarebbe emersa la volontà di Salatto (destinato ma non ancora amministratore ufficiale della società) di “attivare un piano di trasformazione della clinica con ricollocamento dei lavoratori”.
DOMANI, 28 luglio, nuova riunione, alla presenza di tutto il personale e probabilmente anche delle parti sindacali. “Una riunione utile per avere maggiori delucidazioni sul futuro della casa di cura – dicono i lavoratori – Del resto – continuano – tanto l’assessore Fiore, quanto il presidente della commissione Sanità regionale Dino Marino, ci avevano promesso che, concluso l’esito del Tar, avremmo ricevuto una risposta relativamente all’ipotesi riconversione della struttura”. Ma la Regione, allo stadio attuale delle cose, non si sarebbe ancora espressa.
LA LETTERA DEL DIRETTORE SANITARIO DELLA CASA DI CURA DAMIANO CAPURSO – “La relazione (del 9 giugno) del direttore sanitario del Dipartimento di Prevenzione Asl/Fg è scaturita da un mandato ispettivo che, seppur legittimo nella sostanza – ha detto in una lettera aperta il direttore sanitario della struttura Damiano Capurso – a mio parere non lo è stato minimamente nella forma. L’atteggiamento di prevenuta ed irriguardosa contestazione ha mortificato la mia persona nella qualità di direttore sanitario. E’ stato evidente – ha detto Capurso - l’intento di totale deligittimazione del nostro lavoro che invece, proprio in virtu’ del cambiamento legislativo sanitario, è teso ad una evidente diversificazione, migliorativa qualitativamente e quantitativamente rispetto al passato”, ma “evidentemente non condiviso e temuto”. Secondo il dottor Capurso non è stato pertanto concepibile un “tono offensivamente inquisitorio, polemicamente svilente e minatorio e certamente non costruttivo”, come si evince dalla relazione del Dipartimento prevenzione Asl/Fg, ma “verosimilmente finalizzato”. Capurso ha per questo manifestato “forti dubbi sull’ugenza della deliberazione Regionale n.1415 del 14 giugno 2010″.
IL LIBRICINO DI VENDOLA E NARDINI (RC) – LO scorso 10 marzo 1999 – dice Capurso – a cura del Partito rifondazione Comunista a firma di Maria Celeste Nardini e Nichi Vendola, al tempo parlamentari di RC, fu dato alla stampa un libricino dal titolo ‘Una storia barese: Francesco Cavallari e le Case di Cura Riunite“.
“IN questo libricino – dice Capurso – si parla di ‘potenti, padrini e padroni’ impegnati in affari e malaffari. Si tratta – continua il direttore sanitario della CdC di Manfredonia – di una storia brutta e sporca presa dalla cronaca politica e da quella nera che come un carcinoma maligno aggredisce la città e non molla”.
DUNQUE, LA SIMILITUDINE – “Scoppia lo scandalo della Sanità privata in Puglia – scrive Capurso – le accuse: truffa, corruzione, falso ed abuso di ufficio. Ci furono arresti eccellenti e morti eccellenti”. Ma nonostante le gravi accuse “non fu chiusa -dice Capurso – nessuna struttura delle CCR“, nè tantomeno di fu “alcuna revoca delle autorizzazioni”. I pazienti infatti “continuarono ad essere assistiti dai medici e dal personale paramedico secondo scienza e coscienza e furono conservati i posti di lavoro”. Dunque, un’auspicata similitudine, nonchè l’attivazione di corsi e ricorsi storici-sanitari, quella manifestata dal direttore santiario Damiano Capurso.
IN CONCLUSIONE, il dottor Capurso chiede attraverso la missiva che “si abbia il coraggio di parlare chiaro e senza estenuanti agonie di una morta desiderata (quella della Casa di cura, ndR). Si abbia il coraggio di accettare una democratica competizione (anche se, con un’inchiesta giudiziaria che parla di ‘mancanza di specialisti’, parlare di democrazia competitiva sembra conseguentemente non correlabile, ndR), si abbia il coraggio di definire chiaramente i nostri spazi occupazionali“. Per questo Capurso chiede infine l’attivazione di “un dialogo costruttivo tra amministratore della casa di cura e la Regione Puglia” nella persona del presidente regionale (che oggi è ancora Vendola, autore al tempo di quel “libricino dato alla stampa dal titolo ‘Una storia barese: Francesco Cavallari e le Case di Cura Riunite“, Vendola che, dopo anni in seno alla Regione, continua ad assistere ad inchieste ed indagini della Procura sulla sanità pugliese ndR).
‘Tagliare dove si può per raggiungere dove si deve‘, conclude il dottor Capurso nella lettera aperta.
Parole chiave: casa di cura privata San Michele, casa di cura privata San Michele di Manfredonia, Damiano Capurso, Foggia, Manfredonia, occupati San Michele, riconversione Casa di cura privata San Michele
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