Manfredonia

Manfredonia, il lavatoio pubblico: storie di solidarietà passate (1945)

Di:

Manfredonia, lavatoio pubblico (st)

Manfredonia – ECCOLA qua Manfredonia nel 1945, lavatoio pubblico, oggi Piazza Barone Cessa, via di un paese martoriato dalla guerra; il lavatoio appariva una struttura decadente, nelle mura intorno, il bianco spiccava in modo dominante.

Prendere e lavare, portare e stendere: l’andirivieni continuo dalle vie per recarsi nel lavatoio di pietra a sciacquare indumenti. C’era amore per la città, c’era fratellanza e comunicazione, l’aiutarsi era all’ordine del giorno: il punto principale era la solidarietà, parola che oggi sembra scomparsa in un paese che cammina all’incontrario e che sembra risolvere le proprie faccende in modo maldestro e più furbo del senso; la nostra vita oggi senza quella passata sarebbe nulla se si cercasse di dimenticarla.

Partire dalla vecchia per arrivare alla nuova: cominciare a voltarsi all’indietro in modo ponderato.

(A cura di Claudio Castrotta – Redazione Stato)



Vota questo articolo:
5

Commenti


  • a.t.

    guarda che la guerra per manfredonia non è passata…. e poi pensi di avere licenza poetica ma credo ci sia nel tuo scritto una frase senza senso:in modo maldestro e più furbo del senso… ma cosa significa???


  • Redazione

    Moderazione, la frase ha invece un significato interpretando il vocabolo “senso” quale “significato”. Dunque: “in modo maldestro e più furbo del significato (accezione, valore, concetto, in questo caso negativo, ndr)”; bene le vostre perplessità, le vostre critiche ma se inerenti, grazie a voi, Red.Stato


  • Corto Maltese

    ma vuoi mettere il bel parcheggio che c’è ora? qui non si guarda indietro per partire e imparare. non si guarda, perchè siamo privi di occhi!


  • Uno di Voi

    Grazie Claudio per avermi fatto vedere in foto un “luogo storico” distrutto che non conoscevo.

    In un dato periodo storico ogni luogo racconta gli usi e i costumi e la cultura di un popolo: ieri lì c’era un lavatoio pubblico, oggi c’è un parcheggio pubblico, in entrambi i casi sono state realizzate opere grazie a decisioni dell’amministrazione per risolvere problemi pratici.

    Quel “luogo pubblico”, però, nell’immediato dopoguerra, quando c’era la vera povertà, era molto significativo per la comunità che doveva risollevarsi e progredire, mentre oggi, grazie al progresso raggiunto e alla prosperosa ricchezza, è diventato un non-luogo senza significato nel pieno centro storico della città: una distesa di asfalto contornato da palazzoni a sei piani!!!

    Un segno della modernità!

    Segni ai quali assistiamo impotenti anche quando ci accorgiamo che derivano da decisioni prese da ignoranti che distruggono la bellezza e i luoghi significativi della nostra città (nel tempo, la somma di questi “piccoli sfregi” l’hanno oramai sfigurata irrimediabilmente. Ad esempio pari sono diventate via Tribuna, via Gargano, via della Croce, viale Di Vittorio!!!).

    In questo modo non avendo più i “luoghi” non abbiamo più nemmeno riferimenti materiali degli usi, dei costumi e della propria cultura nel quale riconoscersi come comunità.

    C’è rimasto il folclore e la cerimonia commemorativa e i dipinti.

    Ognuno è diventato, così, più “solo”, o se vuoi, più “libero”.

    Purtroppo la solidarietà è un concetto astruso che non appartiene a questi tempi avvolti da spessa ignoranza e superficialità, in cui tutti corrono bendati dietro ai soldi facili su binari paralleli senza orizzonte comune.

    Con questo gesto di amore verso il prossimo che hai fatto pubblicando questa foto (ed altre), ti ringrazio per avermi fatto conoscere un “luogo storico” dimenticato e credo, quindi, che tu ci abbia fatto “crescere”.

    E’ un gesto d’amore che pochi te lo riconosceranno pubblicamente.


  • anonimomanf

    Bello quest amarcord… mi ha fatto ripensare/rivivere i momenti dell’infanzia, quando d’estate in particolare si giocava nei pressi di quello che si erigeva in Piazza salvo D’Acquisto.. l’acqua fresca che sgorgava dai rubinetti, l’odore del sapone “Giallo”, il vocio delle donne che mentre lavavano si parlavano… ogni tanto si assisteva a qualche scaramuccia… che non capivamo… Grazie per il ritorno della memoria… bello sarebbe rivedere anche la foto di altri lavatori se esistono.
    Al sig. Claudio Castriotta un ulteriore plauso per tale reminiscenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi