Cronaca
Oltre il 77 per cento dei furti nelle attività produttive rimane impunito

CGIA “Boom di furti nei negozi e nelle botteghe artigiani”

Nel 60 per cento dei casi i denunciati/arrestati sono cittadini stranieri. Poco più di uno su 4 è romeno

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Roma. Se nel complesso i furti sono in diminuzione, quelli nei negozi commerciali e nelle botteghe artigiane, che rappresentano il 10 per cento circa del totale dei furti denunciati all’Autorità giudiziaria, sono invece in fortissima crescita. Negli ultimi 10 anni sono aumentati del 170 per cento. Nel 2014, ultimo anno in cui sono disponibili le statistiche, le denunce hanno sfiorato le 106.500 unità: tra furti e spaccate è stato calcolato che si sono verificati mediamente 292 reati di questo tipo al giorno; 12 ogni ora, praticamente uno ogni 5 minuti. E non è da escludere che negli ultimi 20 mesi la situazione sia peggiorata ulteriormente.

A lanciare l’allarme sicurezza nei negozi e nelle botteghe artigiane è l’Ufficio studi della CGIA che ha elaborato i dati Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza e Istat.

Se nel 2004 il numero di furti presso le attività commerciali/artigianali è stato di poco superiore alle 39.300 unità, nel 2007 ha toccato il picco massimo di questo ultimo decennio: 107.465. Nel biennio 2008-2009, invece, il numero di denunce ha registrato una leggera caduta, anche se dal 2010 questo reato ha ripreso ad aumentare costantemente, fermandosi, nel 2014, a quota 106.457.

“L’impiego sempre più massiccio dei sistemi di videosorveglianza, delle inferriate, delle porte blindate, degli impianti di antifurto e il ricorso agli istituti di vigilanza hanno trasformato moltissime attività economiche in piccoli bunker – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – nonostante ciò, le statistiche ci dicono che le attività di prevenzione e di contrasto ai furti non sono riuscite a scoraggiare i malintenzionati. Anzi”. “Le regioni più colpite – segnala il segretario della CGIA Renato Mason – sono quelle del Centro-Nord. Sia in termini assoluti sia in rapporto alla popolazione residente, l’Emilia Romagna, la Liguria, la Lombardia, la Toscana, il Piemonte, il Veneto e il Lazio sono state le realtà più colpite da questo reato contro il patrimonio. Sebbene i furti presso le attività economiche siano in costante crescita anche nel Mezzogiorno, il fenomeno al Sud presenta una dimensione meno preoccupante che nel resto del paese”. E nonostante l’insostituibile azione di prevenzione/contrasto condotta sul territorio dalle forze dell’ordine – segnala la CGIA – il 77,3 per cento dei furti nei negozi rimane impunito. Vuol dire che nel corso dell’anno solo nel 22,7 per cento dei casi denunciati, i responsabili vengono consegnati all’Autorità giudiziaria. I territori che presentano le situazioni più preoccupanti sono la Basilicata (81,4 per cento di delitti dove non si è scoperto l’autore), le Marche (81,7 per cento), la Puglia (82,6 per cento) e la Campania (85,9 per cento). Dati sconfortanti che, purtroppo, hanno contribuito a gettare nello sconforto molti operatori economici. In particolar modo quelli che hanno subito queste scorribande più di una volta.

Ovviamente, sottolineano gli artigiani veneti, le attività più a rischio sono quelle che utilizzano pagamenti in contanti, come i distributori di carburante, le farmacie, gli esercizi pubblici (bar, ristoranti, sale giochi, etc.), le gioiellerie/orologerie e le tabaccherie. Non meno interessate dall’azione dei delinquenti sono i negozi di alimentari, le attività di autoriparazione, i panifici, le gelaterie/pasticcerie, i negozi di vendita di apparecchiature elettroniche e di elettrodomestici, la telefonia, i negozi di abbigliamento, le ferramenta, le attività di bigiotteria, le attività di vendita e di riparazione delle biciclette, i parrucchieri e le estetiste.

La CGIA fa altresì notare che nel 2014 gli autori di furti presso gli esercizi commerciali/artigianali denunciati/arrestati sono stati poco più di 36.700. Di questi, il 62,7 per cento erano maschi e il 37,3 per cento femmine.

Ma la cosa più sorprendente riguarda la cittadinanza e la provenienza di questi malviventi

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Tra i 36.700 richiamati più sopra, oltre il 60 per cento degli arrestati era straniero e “solo” il 40 per cento circa di nazionalità italiana. Tra gli stranieri che sono stati catturati dalle forze dell’ordine poco più di uno su 4 era di nazionalità romena (9.956 persone pari al 27,1 per cento del totale degli arrestati nel 2014). Seguono i marocchini (2.291 persone pari al 6,2 per cento del totale) e gli albanesi (1.133 persone pari al 3,1 per cento del totale).

“Anche se è molto probabile che i mandanti e i ricettatori siano cittadini italiani – conclude Zabeo – le statistiche evidenziano che i furti negli esercizi commerciali sono sempre più ad appannaggio degli stranieri. Sia chiaro, non è il caso di alimentare alcun allarme sociale e tanto meno forme più o meno velate di intolleranza nei confronti di alcune comunità presenti nel nostro paese. Tuttavia, a seguito dell’esplosione avvenuta in questi ultimi 10 anni, è auspicabile che il Governo conceda più risorse per contrastare con maggiore efficacia anche questi reati e si consolidi sempre di più l’azione di intelligence tra le nostre forze di polizia e quelle dei paesi di provenienza di questi delinquenti”.



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Commenti


  • Antonino

    Il numero dei furti non e’ diminuito, ma sono diminuite le denunce, perché ormai i malcapitati sanno che altrimenti e’ tutto tempo perso e non recuperera’ nullo di quello detratto.
    In molti video, si nota come i delinquenti per sfuggire alle telecamere indossano dei cappucci, rendendoli irriconoscibili, e una volta presi si affidano agli arresti domiciliari, appunto per continuare la propria attività, anche per pagare gli avvocati.

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