Manfredonia
"Potremmo dismettere una volta per tutte i panni di città che insegue i fantasmi dell'industria"

Manfredonia, Porto ‘Alti fondali’: riqualicazione o demolizione (II)

"Perché non orientare quei fondi per la riqualificazione e rigenerazione del porto commerciale ?"

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(II – continua) Manfredonia. Nei giorni scorsi è stata diffusa la notizia di un accordo che riguarda la costituzione di una “Area logistica integrata del sistema pugliese-lucano” e del relativo progetto esecutivo elaborato per un finanziamento di 117 milioni di euro. Si legge dal comunicato che l’intervento è inserito all’interno del Piano strategico nazionale “ALI”. (L’Area Logistica Integrata del Sistema Pugliese-Lucano è costituita dall’area infrastrutturale e produttiva interessata dalle Autorità Portuali di Bari, Taranto, Brindisi e Manfredonia e dai territori pugliesi e lucani ad esse sottesi.) Gli attori istituzionali coinvolti sono: Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti Agenzia per la Coesione Territoriale, Regione Puglia, Regione Basilicata, Autorità Portuale di Bari – Autorità Portuale di Taranto – Autorità Portuale di Brindisi, Autorità Portuale di Manfredonia, RFI — Rete Ferroviaria Italiana.

Il preannunciato “finanziamento da 117 milioni di euro”

Considerando che con ogni buona probabilità il finanziamento di 117 milioni di euro, di cui si parla nel comunicato, sarà speso per l’intera area apulo-lucana, e non esclusivamente per il porto “alti fondali” di Manfredonia, ci si chiede quali tipi di interventi sono stati, negli anni passati, proposti dall’Autorità portuale di Manfredonia se si fa presente che dall’analisi dei Programmi triennali 2015-2017, inviati dalle diverse A.P., risultano complessivamente previsti circa 6,3 miliardi di investimenti nel triennio, di cui oltre 1,5 miliardi nel 2015, 1,9 nel 2016 e circa 2,8 miliardi nel 2017 e che i quattro maggiori porti per quantità di investimenti previsti nel triennio sono Civitavecchia (1,5 miliardi circa), Napoli (636 milioni), Augusta (348 milioni) e La Spezia (346 milioni)?

Questa domanda trova legittimità anche alla luce delle recenti dichiarazioni dell’ingegnere Mario Mega, coordinatore della costituenda Autorità Portuale del Levante che include anche quella di Manfredonia. Mega ritiene che il porto di Manfredonia possiede delle potenzialità “per la sua posizione ottimale e per le sue dotazioni tecniche di rilievo”, ma afferma anche che “il porto di Manfredonia c’è ma come se non ci fosse […] strutture scarsamente utilizzate, ampie aree a ridosso del molo alti fondali sono rimaste deserte, il porto di Manfredonia è tutto da inventare”. Dichiarazioni che lasciano intendere che chi doveva e deve stimolare, progettare, programmare e organizzare lo sviluppo o il semplice utilizzo di quel porto, non ha prodotto grandi risultati, in questi anni.

Venendo al presente invece, si ricorda al lettore che con decisione della Commissione Europea C(2015) 5451 del 29 luglio 2015 è stato approvato il PON Infrastrutture e Reti 2014-2020, previsto nell’ambito dell’Accordo di Partenariato per gli interventi infrastrutturali nelle Regioni italiane in ritardo di sviluppo (tra le quali è ricompresa la Regione Puglia) e che secondo quanto stabilito nell’Accordo di Partenariato, con riferimento agli interventi per il sistema logistico-portuale, la programmazione dovrà avvenire per “Aree Logistiche Integrate”, che devono includere, un sistema portuale, eventuali retroporti, interporti o piattaforme logistiche correlate a tale sistema, le connessioni rispettive ai corridoi multimodali della rete europea dì trasporto.

Dunque dal comunicato dei giorni scorsi ci sembra di comprendere che è stato definito un accordo per l’area Puglia e Basilicata a cui partecipa l’Autorità Portuale di Manfredonia e quindi parte dei potenziali fondi saranno utilizzati per l’ammodernamento della struttura del porto “alti fondali” (che ricordiamo essere una infrastruttura ormai obsoleta, fuori contesto, abbandonata e semi agibile). Senza approfondire i profondi punti di debolezza che si caratterizzano principalmente in termini di inefficienza collegata al cosiddetto “ultimo miglio” lato terra (soprattutto ferroviario), nonché agli elevati costi dei servizi di supporto alle navi (in particolare i servizi tecnico nautici) ci si chiede se non sia il caso di fermarsi a riflettere se scegliere la strada dell’ammodernamento, preventivando la spesa di ingentissime somme che dovranno essere reperite per l’implementazione di piattaforme logistiche, reti ferroviarie e stradali o risolvere alla radice il problema e supportare il diffuso desiderio della cittadinanza di vedere abbattuto (in totale sicurezza visto che è presente amianto che rilasciato in atmosfera sarebbe tossico) quel singolare mostro di cemento e amianto che invade violentemente l’orizzonte del Golfo e quindi destinare i fondi di cui si tratta nel piano esecutivo di 117 milioni, sia alla demolizione del porto “alti fondali” che al potenziamento dei porti esistenti, commerciale e turistico, ampliando e implementando i servizi ad essi collegati.

Certo, non è totalmente fuori luogo pensare a Manfredonia come nodo importante da inserire nelle grandi rotte commerciali, ma questo progetto prevede il reperimento di immense risorse economiche da utilizzare per l’ampliamento di tutta la rete stradale, almeno fino al più vicino casello autostradale, e la costruzione ex-novo di una rete ferroviaria. Un progetto a lungo termine e dai ritmi serrati. Mi viene da sorridere, con amarezza, alla sola vicenda dei nastri d’oro, MAI entrati in funzione. Questo esempio dovrebbe suggerire prudenza nella pianificazione di progetti di questo tipo.

(..) Potremmo dismettere una volta per tutte i panni di città che insegue i fantasmi dell’industria (..)

Invece, la rigenerazione del “centro storico” di Manfredonia e il rinnovo dell’area portuale storica ci mostra una precisa strada per identificare una contemporanea riabilitazione e valorizzazione di una parte della città storica con un sostenibile riuso per gli abitanti, i visitatori ed i turisti. Potremmo dismettere una volta per tutte i panni di città che insegue i fantasmi dell’industria e focalizzare l’interesse e le energie esistenti per una costruzione di una “città portuale”, ossia nel riconoscimento di un progetto organizzativo che lega la città al suo storico porto.

Perché non rivalutare Manfredonia come città portuale e rinnovare l’approccio identitario relativo alla linea di costa che delimita il centro urbano, dove s’incontrano terra e mare riconquistando ad esso il ruolo di risorsa primaria, centrale nella tutela dell’equilibrio ambientale e fondamentale per la costruzione della crescita economica e sociale?

(..) Perché non orientare quei fondi per la riqualificazione e rigenerazione del porto commerciale ? (..)

Perché non orientare quei fondi per la riqualificazione e rigenerazione del porto commerciale, dotandolo di strutture di servizio all’avanguardia che ben si integrino nel tessuto culturale del centro storico? In definitiva, perché non iniziare una reale operazione di recupero del waterfront, partendo dalla riviera sud per finire in località Macchia?

L’obiettivo potrebbe essere una riqualificazione della città storica e portuale; la valorizzazione del paesaggio urbano marittimo e delle architetture e spazi pubblici sul mare. Perché non tornare alla Manfredonia del porto vecchio, sviluppando quella del nuovo porto turistico? Potremmo dimenticarci una volta per tutte i sogni vanagloriosi di industrialismo oltre e contro ogni vocazione territoriale? In definitiva ci sembra un po’ fuori luogo parlare di navi da crociera per un porto “alti fondali” (industriale), o meglio ancora, sembra che pur di dire o fare qualcosa, ci si imbarchi per lidi incerti e assai fantasmagorici. Torniamo alla realtà, potenziamo il porto commerciale e quello turistico.

In definitiva potrebbe essere una scelta ragionevole dirottare quei fondi per la rigenerazione del centro urbano e del porto vecchio, ed allo stesso tempo dotare il porto turistico di servizi, quali ad esempio un parco urbano, come proposto già in uno scorso articolo.

Nel rispetto delle diverse visioni, crediamo che a volte possa essere necessario osare e credere nelle proprie autentiche vocazioni, dimenticando le vane illusioni industriali e le grandi rotte intercontinentali. Riconquistiamo al mare, il centro urbano e vitale di Manfredonia. Riagganciamo le nostre radici, dove terra e mare si incontrano armonicamente. (II – fine)

(A cura di Francesco Saba – francesco.saba1989@gmail.com)



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Commenti


  • VERITA

    buona analisi…


  • uno qualsiasi

    Ottimo articolo.


  • Pasquino

    Ottima analisi del problema. Ora mi chiedo e chiedo cosa hanno fatto in oltre due lustri i commissari dell’autorità portuale? Hanno soltanto percepito dei compensi? I politici di tutti gli ordini dove stavano? Ammiravano l’agonia di un Paese? Speriamo bene ma la vedo dura e tragica.


  • calvani

    ma perchè tra gli attori principali non s’invitano le università ?
    sono altamente competenti…rispetto ai vari ministeri


  • Manfredonia: la grandissima mangiatoia italiana

    Senza soluzione di continuità.


  • Paolo

    Ho piacere che Il Sig. Saba si occupi della questione, ma devo evidenziare come questo articolo ha qualche anno di ritardo, intanto il mondo è cambiato 6 volte e con esso le opportunità economiche.
    I fondi per iniziare alla riqualificazione del porto vecchio li stanno finendo di spendere, con opere di scarsa utilità e in alcuni casi hanno compromesso l’utilizzo della struttura. Documentatevi se in giro c’è un’altro porto che sul ciglio banchina ha una pavimentazione di betonelle !!! vuol semplicemente significare che su quella struttura si potrà solo passeggiare.
    Il porto turistico doveva essere costruito all’interno del porto vecchio, evitando ci cementificare inutilmente alcuni km di costa e mare, MOLTO PROBABILMENTE SI POTEVA EVITARE IL FALLIMENTO DI IMPORTANTI COOPERATIVE CITTADINE, E AZIENDE COLLEGATE, autometicamente si sarebbe riqualificato il water front del centro città, su tutta la zona che va dal faro alla banchina di tramontana.

    Un’ultima osservazione, mica intendeva dire con la parola implementare i servizi al porto turistico, costruire altri palazzi nella zona ferrovia, consorzio agrario e ex Cesarano ??? sono certo che lei ha realmente a cuore il futuro del nostro paese.
    BASTA SOTTRARRE SUOLI PER CEMENTIFICARE. ABBIAMO CENTINAIA DI CASE O PSEUDO UFFICI SFITTE.


  • Paolo

    Non me ne voglia direttore, ma sa come me che c’è un organismo preposto che avrebbe dovuto promuovere lo sviluppo dei traffici portuali e quindi la riqualificazione delle strutture.
    Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
    DELUDENTE, MOLTO DELUDENTE.


  • Dino

    In tutti questi anni, dopo l’enichem, il porto industriale non è servito a niente, se non per il temporaneo momento delle pale eoliche nei monti Dauni e qualche nave che trasporta grano proveniente dal Canada.
    L’autorità portuale non ha mai contribuito a incentivare il traffico merci,ha lasciato alle agenzie marittime il compito di ricercare clienti, ma cmq in difficoltà per il basso fondale o altri problemi di costo per gli armatori.
    Gli incentivi statali servono solo per coprire qualche buco o ristrutturare qualcosa.
    L’unico traffico merci è dovuto dalle due navi che trasportano acqua alle isole Tremiti, ma non interessa il porto industriale,quindi a cosa serve il porto industriale e l’autorità portuale a Manfredonia?


  • Zuzzurellone Sipontino

    Che tempismo, ora che con le navi gasiere in rada, non potranno attraccare quelle da crociera, arrivano i soldi. Quale coincidenza mi ricoda……………………………………………………………….. il contratto d’aria

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