CulturaManfredonia
A cura di Paolo Cascavilla - Articolo del 25 luglio 2016

Andare a piedi o in bici. A Manfredonia (e nel Sud) fa male

"Si possono cambiare abitudini e sconsigliare a usare l’auto?"


Di:

Manfredonia. E’ un mistero che la bicicletta venga usata là dove fa più freddo e il clima è inclemente (centro Nord dell’Italia e nei paesi freddi del Nord Europa) e non nel Sud con un clima sicuramente più mite e meno piovoso. Vi è stato qualche lieve incremento in paesi del Tavoliere, a Cerignola, San Severo, Foggia. Manfredonia è, invece, un caso a parte. La bicicletta non si usa, eppure la città è tutta allungata sul Golfo. Potrebbe aiutare a far diminuire il traffico. Quando è stato sistemato il Lungomare del Sole e sono stati effettuati interventi di ristrutturazione in edifici del centro storico, non sono mancati i posteggi per biciclette. Belli, inamovibili e mai usati. Come pure un sostanziale fallimento sono stati i progetti della Provincia e del Parco del Gargano.

Non è un mistero, invece, che, se si liberano spazi nel centro storico (vedi la bella area che si affaccia sul mare e sul porto) si pensa subito a un parcheggio. L’area è davvero gradevole e attraente ma sono le auto a godersi la vista mare. Poteva essere un luogo per le famiglie, si poteva sperimentare anche l’apertura mattutina e chiusura serale… Una apertura verso il mare tanto desiderata e sbandierata per farne un parcheggio! Le strade, le piazze, nel Sud, più che altrove, sono pensate solo in funzione delle automobili.

Ho incontrato un giovane nei pressi del Mercato Ittico, sul marciapiede, con la bicicletta a mano. Stralunato. “Ma non si può andare in bicicletta è pericoloso. Devi sempre stare attento, guardare dietro, di lato. Devi prevedere le mosse degli automobilisti”.

“Con la bicicletta si deve andare solo sulle piste ciclabili!”, sentenzia qualcuno. E dove non ci sono, ci si deve rassegnare? Ci sono città che sono state configurate in maniera tale per larghezza e presenza di viali, da permettere di costruire percorsi per i ciclisti. Ma spesso anche lì non in tutti luoghi arrivano le piste ciclabili. In mancanza di piste apposite, le biciclette, come in tante città, devono scorrere lungo le strade ordinarie insieme agli altri mezzi di locomozione.

A Manfredonia (come altre città del Sud) il traffico è uno dei problemi più seri e gravi. La guida Lonely Planet quando parla di Manfredonia dice: e ora benvenuti al traffico, alla caciara…Per attraversare la città da un estremo all’altro conviene, nei mesi estivi, utilizzare la tangenziale. Il traffico è aumentato ancor più negli ultimi due tre anni. Lo può riscontrare chiunque. E’ sufficiente porsi ai margini di una strada e vedere quante auto, moto, biciclette passano. In un’ora su circa 400 auto, ci sono una ventina di motorini, una decina di furgoni, al massimo un paio di biciclette. Nelle auto quasi sempre una sola persona. Nessuno chiede di diventare virtuosi come tanti luoghi dove si vedono fiumi di bici, che si muovono per andare al lavoro, a spasso o per acquisti, con ogni tempo.

Si possono cambiare abitudini e sconsigliare a usare l’auto? Si è creato un circolo vizioso. Si sostiene da parte di chi sarebbe disposto a lasciare l’auto a casa che andare a piedi tra macchine parcheggiate e traffico nei due sensi è fastidioso, non salutare e persino pericoloso. Se poi si ha un carrozzino… Ma una diminuzione del traffico almeno del 20% può essere un obiettivo possibile e raggiungibile in un paio di anni, e sarebbe benefico anche per il turismo.

E ora aspettiamo il rito (utile e necessario) di fine agosto della passeggiata in bicicletta in orario di punta per le vie della città, promossa dall’associazione Bell Bell

(A cura di Paolo Cascavilla, Manfredonia Andare a piedi o in bici. A Manfredonia (e nel Sud) fa male

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Andare a piedi o in bici. A Manfredonia (e nel Sud) fa male ultima modifica: 2017-08-27T09:48:41+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Antonello Scarlatella

    Cascavilla, è una questione di cultura e stili di vita.
    Al nord o nel centro Sud non si usano tacchi e maquillage per andare a fare la spesa…
    Qui per andare a portare i bambini a scuola la mattina si passa prima dall estetista.
    È una citta’ che vive di estetica …anzi una città che confinde anche il termine “estetica” che di fatto è una disciplina filosofica che si occupa del bello…
    Qui si vive di pura apparenza….
    Quindi si compra la fuoriserie 3000 di cilindrata per fare il giro a Siponto e per andare a fare la spesa e portare i bimbi a scuola…forse la stessa macchina non avrà mai il piacere di conoscere una autostrada…( poi ci si lamenta però se aumenta la mensa scolastica)
    Ed è proprio questo ostentare apparenza che fa comune denominatore con la parola “scarsa cultura”…
    La bicicletta??? Per farla usare ad i nostri concittadini deve diventare uno stereotipo …come la passeggiata che ormai si fa all alba a Siponto per dimagrire e poi si corre a fare colazione con cornetto con la nutella…
    Noi viviamo di stereotipi in citta’ non so se se ne è accorto.
    Abbio tutti le stesse scarpe, le stesse borse, gli stessi vestiti…ergo non abbiamo una personalità individuale ma collettiva..

  • ERI ASSESSORE QUANDO SI è REALIZZATO LA PISTA CICLABILE A MANFREDONIA.
    SCIAGURATI!!!!!!!!!!


  • Osservatore discreto

    Scarlatella ha descritto molto bene la situazione, io aggiungo pure che molte donne vanno al bar il mattino per la colazione e per l’aperitiva e poi fanno la spesa senza pagare ovvero fanno segnare i debiti sul quaderno dei negozianti.


  • Enzo

    Per incentivare dovrebbero far contare l’uscita in bici come presenza lavorativa, utile per raggiungere il numero minimo di giornate lavorative per poter chiedere la disoccupazione, sarebbe un successone.


  • gladiatore

    prima di parlare dovete imparare ad educare in primis le persone poi i ciclisti e poi gli automobilisti,avete capito capre che belate belate enon capite mai un c………………………………………o,ma se io alla bici o messo luci,stop,frecce,trombetta caterinfrangente,e le macchine la prima mi volevano uccidere,poi mettere sotto,e non parliamo sulle piste del lungomare a poco anche qualche ciabattata.allora imparate a non belare,e imparate ad essere educati


  • cittadino

    Il credito nel commercio è una componente dello stesso, purché sia solvibile.
    Ragion per cui mangino come vogliono, purché poi facciano attività fisica a piedi o in bicicletta…. lo facessero in tanti….

  • A quando una pista ciclabile degno di questo nome a Manfredonia ?


  • ezio

    NON RESTA CHE SCORAGGIARE L’USO DELLE AUTO: DIVIETI, PARCHEGGI A PAGAMENTO CON SOSTE BREVI, ECCETERA, VEDRETE SPONTANEAMENTE COMPARIRE MOLTE BICICLETTE, OPPURE A PIEDI.


  • Giuseppe

    Per esempio i mezzi pubblici sono poco usati a Manfrefonia, tranne il martedì per il mercato.


  • Osservatore discreto

    Pagare, magari! La tecnica è quella di contrarre debiti sommersi che spaziano dal negoziante el negozio di cura corporea e benessere passando anche con debiti con conoscenti o vicini di casa e il fruttivendolo. Al massimo tamponano, ossia forniscono un acconto a rotazione, ma il debito nel complesso c’è sempre! E se non fosse per un po’ di timore che i creditori possano rivolgersi direttamente ai mariti, neanche si preoccuperebbero manco di quello! L’importanza è apparire è stare al passo con le altre. Anche gli uomini mica scherzano specialmente quando hanno la dipendenza della ludopatia o la zoccoletta di amante.


  • Il vostro dottore

    Esistono altre forme piacevoli, rilassanti e rigenerative oltre alle bici, il footing e gli altri sport.


  • Valerio

    Giusta analisi Scaratella.
    Mi permetto di aggiungere un elemento alla sua riflessione.
    Il culto dell’estetica viaggia di pari passo con la cultura dell’individualismo.
    In Italia, oggi come mai nei millenni passati, ogni individuo è convinto di poter vivere da solo senza l’aiuto degli altri. E’ tutta una gara, forse suggerita (imposta?) dalla televisione con i sui giochi a premi o reality o talent show dove solo uno vince.
    Questo individualismo inquina ogni cosa. L’educazione dei figli, il fare impresa, la politica, il divertimento, la vita di coppia. E l’individualismo, a mio avviso, trova il massimo sfogo nell’apparire.
    Un popolo che non crede più nel “noi” è destinato a scomparire. (Si darà ovviamente colpa ai migranti).

    Come siamo arrivati a questo? Non ne sono certo ma da sempre mi ronza in testa un pensiero. L’Italia dal ’45 in poi ha la storia di un paese che la guerra l’ha vinta. Invece sappiamo che oltre ad averla persa, l’abbiamo praticamente iniziata noi. (E ancora qualcuno si permette di celebrare Mussolini!).
    Quando gli alleati vennero a liberarci, si fecero ovviamente prima due conti. Cosa avrebbero avuto in cambio dei soldi spesi e, ovviamente, di migliaia di morti? Sicuramente avrebbero scongiurato pericoli ben più grandi, come l’ipotesi di un’europa nazista o comunista, ma certamente ne avrebbero avuto un ritorno economico sicuro imponendo ai perdenti “il ruolo di consumatore” dei propri prodotti.
    E come assicurarsi che un popolo “nasca, cosumi e crepi” senza ribellarsi? Diffondendo l’ignoranza, con il bombardamento mediatico, sostenendo la litigiosità ed in ulitmo lobotomizzando i giovani con falsi miti e droghe.
    Certo, molto sono stati aiutati da decenni di politici corrotti e senza morale. Ma c’è anche chi ha provato a ribellarsi. Aldo Moro, ad esempio, sosteneva che il trattato di Yalta (dove America, Russia ed Inghilterra definirono le sfere di competenza ed i limiti di sovranità) andava rivisto. Anche Mattei fece scelte contro le sette sorelle del petrolio. Stesse idee, stessa fine.

    Una via di uscita sarebbe di iniziare a raccontare ai nostri figli la serie di accordi economici, militari e politici ai quali l’Italia deve sottostare.
    Scopriremo molte cose utili a comprendere la nostra storia, della quale aimè siamo tutti figli.

    La saluto.
    Valerio


  • Teo970

    L’uso della bici, non solo è salutare e consigliato, ma dovrebbe essere quasi imposto dall’amministrazione comunale. E’ ovvio che questo potrà avvenire solo se ci si impegna con una serie di azioni come, ad esempio, creazione di piste ciclabili che permettano di muoversi in lungo e in largo, una serie di parcheggi a pagamento per i soli mezzi con motore, videosorveglianza nei pressi dei parcheggi delle bici e rimozione forzata dei mezzi che sostano sulle piste ciclabili.

    Mi chiedo come mai non si sia creato un percorso ciclabile che inizi dal lungomare nei pressi della rotonda e, passando all’interno del porto commerciale e porto turistico, non si colleghi con la pista ciclabile della riviera sud.


  • Viandante

    Solo chi usa la bici sà cosa vuol dire andare in bici per Manfredonia. Non è solo un problema di piste ciclabili che mancano, ma è soprattutto un problema di educazione civica assente. Chi và in macchina non conosce la segnaletica e il rispetto delle regole. Parcheggio selvaggio ovunque e spesso anche in doppia fila. Se incrocio un mio amico, mi fermo e parlo tranquillamente con tutto il traffico fermo dietro di me. Strade rotte ovunque. Provate ad andare con la bici in viale Michelangelo e a rispettare la segnaletica orizzontale (striscia gialla per evitare le radici degli alberi) quando la vedi o ti ricordi che esiste, sei costantemente in pericolo di essere preso da una macchina. Se non rispetti la segnaletica orizzontale ci pensano le radici degli alberi a metterti in pericolo. Andare in bici dovrebbe essere anche rilassante, invece è un percorso di guerra. E non è meglio nemmeno andare a piedi. Oltre a quanto esposto sopra, ci mettiamo anche gli escrementi dei cani. Manfredonia è fatta solo per le macchine.

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