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Nel 2015 sono circa 26mila gli stranieri regolari censiti nella nostra provincia

Tassa su permessi soggiorno, “Governo specula sui migranti”

In Italia i migranti censiti e residenti nel 2015 erano 5.026.153 e la tassazione applicata per il permesso di soggiorno e di 76,46 euro

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Foggia. Il governo italiano continua a speculare sui migranti di questo paese: in Italia i migranti censiti e residenti nel 2015 erano 5.026.153 e la tassazione applicata per il permesso di soggiorno e di 76,46 euro ai quali va applicata un ulteriore prelievo che va dagli 80 ai 200 euro. Il sistema Paese incassa per i soli oneri legati alla richiesta 384 milioni di euro, ai quali va aggiunto un importo che varia dai 402.092.240 ai 1.005.230.600 di euro a seconda della durata del permesso.

I migranti censiti e residenti in puglia al 1 gennaio 2015 ammontano a 117.732, con un incremento del 6,7% rispetto all’anno precedente e con un’incidenza del 2,9% sulla popolazione complessiva residente in Regione. Incidono, inoltre, per il 2,2% sulla totalità degli stranieri residenti in Italia.

Il primo gennaio del 2003 gli stranieri sul suolo pugliese erano 35.092, meno di un terzo rispetto a oggi. Sono concentrati, prevalentemente nelle province di Bari (33,9%), con 39.873 presenze con una incidenza del 3,1% sulla popolazione provinciale, e Foggia (22,1%), 25.965 stranieri e incidenza del 4,1% sui residenti della provincia; seguono Lecce (17,7%), 20.809 stranieri e incidenza del 17,7%, Taranto (9,8%) con 11.452 stranieri e incidenza del 9,7, Barletta-Andria-Trani (8,6%) con 10.193 unità e incidenza del 2,6 e infine, Brindisi (8,2%) con 9.440 stranieri e incidenza del 2,6 sulla popolazione provinciale.

A fronte di questi dati è paradossale che la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato avverso la sentenza del TAR del Lazio.

IMMAGINE D'ARCHIV IO

IMMAGINE D’ARCHIV IO

In questi mesi, dall’uscita della sentenza della Corte di Giustizia Europea, il Governo doveva intervenire sul merito della materia dell’ulteriore contributo modificando le norme che l’hanno istituito, stabilendo criteri di adeguamento secondo una progressività legata alla capacità economica dei richiedenti, riducendo semplicemente l’importo a livelli coerenti con il dispositivo della sentenza o, come da noi auspicato, eliminare definitivamente l’ingiustizia che grava sugli immigrati regolari e sulle loro famiglie cancellando la norma. Anziché mettere mano alla normativa il Governo ha deciso di insistere nella difesa della legittimità del contributo viziato non solo nella misura e nella forma ma anche nella destinazione delle risorse così raccolte.

Non sono valse le argomentazioni sull’onere sproporzionato richiesto agli stranieri regolari che più volte nel corso della permanenza in Italia si sono trovati a versare la somma dagli 80 ai 200 euro per loro e per i loro familiari. Né è stata data indicazione rispetto a quanto indebitamente riscosso dal Gennaio 2012 ad oggi lasciando l’Amministrazione in un clima di incertezza rispetto agli effetti che la sentenza avrebbe generato in tema di rimborso.

Il Governo ha preferito scegliere la strada del contenzioso


Il Governo ha preferito scegliere la strada del contenzioso ostinato portando le stesse argomentazioni già sostenute in passato, anche davanti al TAR del Lazio che il 24 maggio scorso, con una sentenza limpida e inequivocabile, ha “disapplicato” gli articoli di legge istitutivi della norma imponendo alle Amministrazioni di adeguarsi. Questo necessario adeguamento nel rispetto della decisione dei giudici ha messo in evidenza in questi mesi, l’assenza di direttive utili alle Amministrazioni periferiche per provvedere rapidamente a quanto disposto dal TAR. Solo dopo pressioni, il Ministero dell’Interno ha messo in essere le procedure amministrative e informatiche per il rilascio dei permessi di soggiorno senza il versamento dell’ulteriore contributo.

Nei fatti, oggi, gli stranieri che richiedono o rinnovano il proprio titolo di soggiorno non sono tenuti a pagare l’ulteriore contributo e la loro istanza viene “lavorata” fino alla consegna del Permesso di Soggiorno. Anche di fronte a questo previsto e crescente contenzioso, la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno, il Ministero dell’Economia e Finanze hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato avverso la sentenza del TAR. Non solo, la procedura scelta dall’Avvocatura dello Stato prevede che il Consiglio di Stato si pronunci in tempi rapidi sulla sospensione del dispositivo del TAR adducendo ragioni di eccezionale gravità per gli oneri che si genererebbero a carico dello Stato. Questo, senza che si ricorra all’ascolto delle ragioni delle controparti in un regime detto di “inaudita altera parte”.

Le argomentazioni riportate sulla richiesta di sospensione fanno riferimento ai costi che l’Amministrazione dovrebbe sostenere nell’adeguamento delle procedure amministrative ed informatiche. Procedure che come già’ riportato, di fatto sono già’ state messe in atto e sono operative da settimane. Si tratta quindi di una motivazione intempestiva e pretestuosa.

Per giustificare l’urgenza dell’intervento di sospensione nella gravità delle conseguenze per lo Stato si riporta il fatto che la riduzione delle risorse economiche comporterebbe gravi problemi per l’ordine pubblico essendo queste utilizzate per la lotta contro la criminalità e il terrorismo. Una novità per tutti visto che queste risorse per questi scopi sono normalmente attinte dalla fiscalità generale e il fatto che gli immigrati regolari contribuiscano in misura maggiore degli altri alla lotta al terrorismo e alla criminalità risulta paradossale.
Se di urgenza si dovesse parlare dovrebbe essere quella della restituzione delle somme versate in questi anni dagli stranieri che, in un contesto di crisi per le famiglie italiane e di immigrati, rappresenterebbe un contributo non indifferente in misura spesso superiore alle iniziative individuate dall’Esecutivo per la riduzione degli effetti della crisi. Restituire quanto indebitamente percepito sarebbe l’urgenza che risponderebbe alla riparazione di un torto subito dagli immigrati tartassati ingiustamente in questi anni.

Realisticamente il ricorso era tra le opportunità del Governo, non ci sorprende tanto la contestazione al Consiglio di Stato quanto i modi e le argomentazioni utilizzate. I legali di CGIL e INCA sono impegnati nell’inserirsi nelle procedure che precedono il giudizio di sospensione facendo valere le nostre argomentazioni. Sul piano operativo nessuna decisione è ancora stata presa e permangono in essere le condizioni che vedono gli stranieri non obbligati al versamento dell’ulteriore contributo e in diritto di richiedere il rimborso di quanto versato dal Gennaio 2012.



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