Foggia
Le testimonianze dirette delle Istituzioni sulla vita ‘dentro’ e la lettera del detenuto Donato agli alunni

Foggia. I “Colpevoli” tra i banchi del “Perugini”

Intensa mattinata in biblioteca provinciale, dove gli studenti del liceo artistico hanno ascoltato le storie dei detenuti, grazie ai racconti di Annalisa Graziano


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Oltre 150 sì, nero su bianco. Tutti gli studenti del liceo artistico “Perugini” di Foggia coinvolti nel progetto “Il carcere fra immaginario e realtà, per superare gli stereotipi dell’immaginario comune legati a ‘chi sta dentro’ e ‘chi sta fuori’ dal carcere”, hanno affermato, compilando un modulo, l’importanza di intraprendere percorsi di legalità a scuola.
I loro docenti, Angela Favia, Maria Grifoni e Michele Sisbarra, animatori del progetto, hanno deciso di accontentarli scegliendo una prospettiva diversa, quella del carcere, vissuto da chi dietro le sbarre ci vive. Il percorso ha avuto inizio il 26 ottobre, presso la biblioteca provinciale di Foggia “La Magna Capitana”, con la presentazione del libro “Colpevoli. Vita dietro e oltre le sbarre” di Annalisa Graziano.

I “COLPEVOLI” E L’IMPEGNO DELLA BIBLIOTECA – La scelta del contenitore culturale, che ha accolto gli studenti delle quarte e quinte classi, non è stata casuale. “Tra pochi giorni la Biblioteca inizierà un nuovo ciclo di incontri presso la Casa Circondariale di Foggia – ha spiegato la responsabile, Gabriella Berardi – e nella nostra esperienza all’interno del carcere sono numerosi gli stereotipi che abbiamo superato. Il pietismo, certo ma anche quello che vuole i carcerati tutti brutti e cattivi. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo ed è rappresentata dalla possibilità di una scelta. Si sceglie ciò che si conosce, per questo la Biblioteca ha deciso di collaborare a questo lungo progetto che vi vede protagonisti”, ha concluso, rivolgendosi ai giovani in platea. Un percorso non semplice, quello che porta alla realizzazione di attività all’interno degli Istituti Penitenziari, come ha sottolineato la bibliotecaria Roberta Jarussi. “Ciò che ho compreso dalla mia esperienza diretta è che occorre scegliere e parlare un linguaggio comune, per accorciare le distanze. In Carcere non c’è possibilità di inganno; i detenuti sono diretti, a volte crudi e chiedono trasparenza. Per questo, per lavorare bene ‘dentro’ occorre una sospensione del giudizio, che non è richiesto a noi”.

LA BATTAGLIA CONTRO GLI STERIOTIPI INIZIA A SCUOLA – Una battaglia, quella contro gli stereotipi, che “vede in prima linea le associazioni”, come ha ricordato durante i saluti iniziali il dirigente dell’IISS “Lanza-Perugini”, Giuseppe Trecca. “Non serve alcun pietismo – ha evidenziato – ma noi cittadini abbiamo bisogno di sicurezza e ben dice don Ciotti, che ha firmato la prefazione del libro di Annalisa Graziano, quando sottolinea come il carcere non debba essere considerato una discarica sociale. La scuola è un’agenzia di formazione importante anche per la personalità dei giovani, che non possono restare intrappolati negli stereotipi. Per questo, ringrazio i docenti di questo interessante progetto, che spero coinvolga e impegni tutti gli studenti interessati”.

LE ISTITUZIONI ENTRANO IN CARCERE – I saluti dell’Amministrazione Comunale di Foggia sono stati portati dall’assessore all’Istruzione, Claudia Lioia. “Il Comune di Foggia sta investendo molto sul tema della legalità, con particolare attenzione alle giovani generazioni – ha detto – e il libro “Colpevoli”, così come l’impegno di Annalisa Graziano, raccontano come sia importante concedere una seconda possibilità. Mio marito, avvocato penalista, difese anni fa un esponente della criminalità organizzata che si era occupato di eliminare tracce in scene del crimine. Ebbene, durante la sua condanna a trent’anni, quell’uomo si è laureato, ha fatto un percorso di rieducazione e reinserimento e oggi, che è un uomo libero, si è trasferito al nord e lavora in una casa editrice. Questo è un esempio di come, con percorsi di recupero efficaci, anche un esponente della criminalità possa scegliere di cambiare. Uno sbaglio non deve essere per forza una decisione per la vita”.

Una posizione condivisa dal dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, Maria Aida Episcopo. “La scuola rappresenta un tassello importante all’interno del mondo carcere. Per fortuna, negli anni, anche l’approccio dei docenti è mutato profondamente. All’inizio nessuno voleva insegnare negli Istituti Penitenziari. Oggi, invece, alcuni docenti ne hanno fatto una ragione di vita, contribuendo a scrostare quei luoghi da quella patina che li vuole solo come contenitori di reati. Del resto, anche il mondo della scuola si alimenta della cultura della seconda possibilità. Così, grazie ad alcuni docenti che hanno lavorato come buone cellule, lo stereotipo che bloccava molti colleghi nell’insegnare ‘dentro’ è stato sconfitto”.

L’IMPEGNO DELLA SOCIETà CIVILE ‘DENTRO’ – Sul lavoro di rete, tra i vari attori istituzionali – e non solo – si è concentrato l’intervento di Pasquale Marchese, Vicepresidente del CSV Foggia, il Centro di Servizio per il Volontariato. “Ognuno di noi è colpevole di non fare abbastanza per gli altri – ha detto provocatoriamente –. Bisogna puntare sulle giovani generazioni, anche nel mondo del volontariato, che oggi coinvolge principalmente anziani. Fare del bene fa star bene ed è un appello che rivolgo alla comunità tutta, ma soprattutto agli studenti”.

Il Progetto del “Perugini” ha ricevuto un finanziamento della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, in sala rappresentata dal sociologo Roberto Lavanna, membro del Consiglio di Amministrazione. “La Fondazione dei Monti Uniti di Foggia già Fondazione Banca del Monte, sostiene progetti negli istituti Penitenziari di Capitanata da cinque anni e ha deciso di sostenere anche le attività promosse da Annalisa Graziano. L’attenzione è rivolta al mondo del carcere, ma anche all’esecuzione penale esterna e ai progetti che vengono realizzati con la collaborazione dell’UEPE. La Fondazione è molto attenta ai percorsi di legalità e per questo motivo, da alcuni anni, segue e sostiene anche i beni confiscati alle mafie”.

IL LIBRO DI ANNALISA GRAZIANO – La mattinata, moderata dal docente Michele Sisbarra, è proseguita con la performance teatrale di Michele D’Errico, che ha interpretato alcuni brani tratti da “Colpevoli” e con i racconti dell’autrice, che ha spiegato alcuni aspetti del mondo carcerario ai presenti. “Il libro è frutto di un lavoro collettivo – ha spiegato Annalisa Graziano – e nasce da una lunga chiacchierata con il direttore della Casa Circondariale di Foggia, Mariella Affatato. Il principio costituzionale ci ricorda che il carcere deve essere un luogo di recupero e non una discarica sociale. In altri termini, se il tempo impiegato ‘dentro’ è stato fruttuoso, allora la libertà guadagnata diventa occasione utile di riscatto nel mondo fuori. L’accesso ai programmi di rieducazione è fondamentale per restituire alla società persone in grado di convivere con gli altri. Gli anni passati senza attività, invece, aumentano il senso di frustrazione e rabbia nei confronti di un sistema a cui non ci si è adattati. Il concetto di fondo – ha evidenziato – è che se il recupero e il reinserimento di detenuti ed ex detenuti falliscono, il danno per la collettività, in termine di costi e di sicurezza, è enorme. Studi ed esperienze europee – e non solo – dimostrano che il rimedio alla recidiva esiste. E quel rimedio si chiama revisione del reato e lavoro; occupazione che può crearsi in una società matura, in cui l’etica della responsabilità e la legalità non siano solo impegno di pochi”.
Al centro della mattinata, temi delicati, dal rapporto con le famiglie di origine e con figli, al valore della lettura e delle iniziative di volontariato, passando dai reati e dalla loro revisione, fino alla vita quotidiana negli Istituti penitenziari.

LA LETTERA DEL DETENUTO – Nel corso della mattina, Michele D’Errico ha letto una lunga lettera che Donato, detenuto della Casa Circondariale di Foggia, ha consegnato ad Annalisa Graziano, perché fosse donata agli studenti del “Perugini”, intitolata “Colpevoli, ma non per sempre”. “A volte – scrive Donato – la mia brama di conoscenza morde più acutamente dello stesso desiderio di libertà: la lettura è la mia ambizione quotidiana che mi permette di essere libero con la mente, poiché nessuno può imprigionarla se non noi stessi con i nostri schemi a circuito chiuso, con le nostre assurde certezze. Quando il sangue arriva a quel grado di maturazione che accorda ed esalta tutti i doni naturali, basta un’occasione perché cominci l’ascesa della persona alla grandezza…”.

UN PROGETTO LUNGO CINQUE MESI – Gli studenti, che nel corso dei prossimi mesi saranno impegnati nella lettura del libro, in visioni di film sul tema, in incontri con esperti del settore e di produzione artistica, con strumenti espressivi peculiari dei diversi indirizzi di studio, saranno coinvolti in performance artistiche ispirate al libro “Colpevoli”.
Presso la Casa Circondariale di Foggia è prevista, a febbraio 2018, l’ultima fase del progetto, con gli alunni delle classi V del “Perugini” che visiteranno la struttura e presenteranno i loro elaborati ai detenuti, partecipando alla Reading Performance curata da Michele D’Errico.
Il progetto del Liceo “Perugini” è patrocinato dalla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, Comune di Foggia, Biblioteca Provinciale e CSV Foggia.

Foggia. I “Colpevoli” tra i banchi del “Perugini” ultima modifica: 2017-10-27T08:57:25+00:00 da Redazione



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