Manfredonia

“I suoi insulti? Come se mi picchiasse a sangue”


Di:

La scrittrice salentina Loredana De Vitis, attraverso una mostra fotografica e il suo minuzioso lavoro di parole, aggiunge una nota ironica sul rapporto tra il corpo e la bellezza femminile (FMP)

Manfredonia – IL silenzio delle donne è un complice beffardo, e si veste di omertà. Anche le parole possono minacciare sentimenti violenti: “quando mi insulta è come se picchiasse a sangue. Mi lascia intontita, mi sento persa e sola completamente”. E’ una delle testimonianze raccolte dalla dottoressa Anna Rita Del Vecchio e presentate dal nuovo gruppo di giovani professioniste “Donne in Movimento” che ha promosso la campagna internazionale del Fiocco Bianco contro la violenza sulle donne ( Manfredonia: Giornata contro la violenza sulle donne e Focus dello scrittore Gianfranco Meneo e L’editoriale, a cura della dottoressa Vittoria Gentile e Associazione Tilak).

RAPPORTI VIOLENTI. Alla parola violenza è associabile anche la parola donna. Un rapporto duale che sacrifica su ideologie consolidate il corpo e la mente di chi vorrebbe uscire dal carcere dei lividi e degli schiaffi. Ma violenza è anche una forma di rapporto per dominare sull’altro. La violenza può nascere anche da uno sguardo disprezzante.

Dipinto (ST)

SOLITUDINE VIOLENTA. Ancora una storia sulla bilancia della vita: “Mio marito mi diceva che era meglio che stessi zitta”. “Il mio uomo non mi dava il permesso di uscire da sola e di guidare”. Dittature sentimentali. Qualsivoglia relazione di una donna col mondo esteriore può minacciare il molestatore. La necessità è quella di chiudere la donna in una gabbia formata da minacce e intimidazioni. Le chiavi della dignità sono state sottratte. Nessuno osa aprire la gabbia della paura.


GELOSIA PATOLOGICA.
“Quando uscivo di casa al mattino doveva controllare com’ero vestita”. Labbra che seducono e dipinte spesso di rosso brillante, testimoni possibili di uno schiaffo. Livido il volto per la vergogna. E il dolore. Le unghie che graffiano non sono colorate ma appartengono all’orco che ha deciso di imprigionare la fragilità di una donna.


CRITICHE AVVILENTI.
“ Tu sei pazza”. Uno degli appellativi conditi di orgoglio e di odio arrogante. Minacciare l’autostima della donna, ed umiliarla, è spesso la strategia più comune che conduce allo svilimento. Ferite che solcano l’interiorità della vittima. Abbattuta non riesce ad alzarsi. Mute sono le parole. Non servono. “Minacciava di sgozzare il cane davanti ai miei occhi”. Poi la morte come sfida e come modello di un rapporto. “L’unica cosa che riusciva a dirmi era che avrebbe ucciso prima me e poi se stesso”. Il legame è ormai consolidato. Dalla gabbia si passa nel braccio della morte. La condanna è stata emessa da un Tribunale che promuove vendetta e commina sanzioni crudeli. Decapitata la possibilità di scegliere la vita e di essere se stesse.


LOREDANA DE VITIS.
La scrittrice salentina Loredana De Vitis, attraverso una mostra fotografica e il suo minuzioso lavoro di parole, aggiunge una nota ironica sul rapporto tra il corpo e la bellezza femminile. Traspare un’immagine di donna-manichino insoddisfatta, glutei, naso, seni da aggiungere e da rifare nei centri estetici. “Un gran lavoro collettivo per smontare gli stereotipi della bellezza femminile. Un moto d’orgoglio. Perché aspettare di sentircelo dire da qualcun altro? Guardiamoci allo specchio e diciamo: io sono bellissima!”. Una campagna di sensibilizzazione che ha visto il suo esordio attraverso la collaborazione con l’Unione Donne Italiane. Il “mercato della bellezza” invade sempre di più gli appetiti umani, miranti ideali che nascondono torture e sacrifici pur di sentirsi valorizzati tramite un’immagine. Ma non sempre il corpo – da solo – può raccontare l’essenza di un uomo.

mariapia.telera@statoquotidiano.it

“I suoi insulti? Come se mi picchiasse a sangue” ultima modifica: 2011-11-27T17:16:03+00:00 da Redazione



Vota questo articolo:
5

Commenti


  • La verita' che fa paura

    I tuoi insulti…….non sono sempre i miei insulti che ti hanno cambiato il giorno…..Anche i tuoi dove vai? Cosa fai? Dove sei? Scendi, sali, compra, vai, vai di nuovo. Non mi piace, mi piace. Compra il latte scremato, il formaggio il pane, mi raccomando non alto e ben cotto. Al ritorno non ti fermare con l’ amico a parlare. A proposito ha telefonato tua madre……ho detto che non c’ eri. Vedi che mia madre ha detto che…..per me va bene e poi ha detto mia madre che…..per me va bene. Oggi non ho avuto tempo per la spesa, sai e’ venuta mia cugina ci siamo messi a parlare il tempo e’ volato. Comunque se vuoi anzi faccio i spaghetti con burro e per secondo le spinacine. Di nuovo…….vado a mare con l’amica quando torni dal lavoro, nel frigo ci sono le spinacine….. Di nuovo…ma le ferie quando le prendi……come ho già fatto trenta giorni…….ancora…..non ne ho… Come…..non ne hai……che hai fatto? Niente……cinque giorni ho pitturato la casa mentre tu eri al carnevale, dieci giorni perché tua madre aveva bisogno per il trasloco, cinque perché hai avuto la tosse e non potevi uscire, cinque giorni perché…..per andare a un matrimonio di un tuo parente, quattro sono serviti per il tuo vestito e uno per la tua festa. Manca ancora qualche giorno…….giusto. Sono quei giorni che sono andato di nascosto da mia madre.. A proposito stasera che si mangia……non so…..cosa ha preparato mia madre…..Per favore se trovi uno spazio nel tuo giorno, mi rammendi le mutande, grazie. Sai perché? Mi sembra di avere l’ aria condizionata nei pantaloni….. Cara stasera che ne dici……facciamo l’ amore? Come…..di nuovo….hai visto che sono stanca. Oggi c’era il mercato….. Tutto questo non e’ violenza… Amore vero…. Direttore passa pure il mio indirizzo alla scrittrice…. Ne possiamo parlare con documenti, foto e altro perché la violenza non e’ solo maschio ma anche femmina.


  • Redazione

    Qualcuno potrebbe pensare ad una sorta di maschilismo. E invece no. Dato per scontato la condanna alla violenza, sull’aggressione verbale – fra uomini e donne – è giusto dare spazio anche all’altro sesso. A disposizione per nuovi interventi. E grazie davvero per questi momenti reali di vita quotidiana. G.dFil. RED. Stato


  • vittoria gentile

    Grazie anche da parte mia per il precedente post che ho letto con interesse, come il bel pezzo della giornalista, che ha il sapore autentico della quotidianità (spesso faticosa tra i sessi). Senza bisogno di vittime e carnefici “unidirezionali”; in ogni caso un’apertura al confronto onesto. Grazie ancora per questo contributo, penso che in molti si riconosceranno “a sponde alterne”. Finchè c’è verità nell’esporsi, e questa verità arriva tra le persone, c’è speranza


  • la verità che fa paura

    La violenza non ha un origine certa, è solo frutto di chi si crede gigante immortale a prescindere dal sesso, questa è la storia di tutti presa o copiata un pò ovunque. Storia che non si racconta. Storia triste che si vive sino a perdere il piacere dell’essere presente in questo meraviglioso mondo.
    Ogni giorno la violenza si riversa nel privato nell’ essere presente di ogni uomo dove le tensioni, le aggressività hanno palesemente interrotto i rapporti primari, lo spazio il tempo libero i pensieri sino ad annullare il piacere dell’attimo vissuto.
    Le continue ostilità sono frustranti cosi come la casa è un luogo di disagio e la sofferenza si acutizza, luogo dove l’aggressività è confinata e separata, privata, soggettivamente e oggettivamente, di contenuti sociali.
    La famiglia è un sistema complesso dove spesso non agiscono individui ma solo un individuo negli individui, a prescindere dall’essere uomo o donna, ove i ruoli, le responsabilità e le mansioni non anno nessun ordine perché confuse dal pensiero di chi si crede gigante ne esiste il privilegio dell’essere uguali. Tutto scorre secondo i pensieri ed i capricci di chi si crede immortale. Non vi è più un sistema determinato da vincoli affettivi in cui agiscono gli affetti positivi (quali il rispetto, la condivisione, l’amore ed il desiderio sessuale), ma solo gli affetti negativi (quali la sopraffazione, la violenza e la prevaricazione) da parte di uno dei due, non per forza uomo dove il tutto a volte è pericoloso per l’integrità fisica e psichica dei soggetti che ne fanno parte.(figli inclusi).
    Le pareti domestiche sono anfiteatro di frequenti violenze, originate sempre e solo dalla stessa persona che trasforma persino le attribuzioni dei ruoli maschili e femminili sino a far prevalere il suo modello di dominanza e nell’altro quello di sottomissione.
    Quindi non parlo solo di violenza ma anche di esplosione di un conflitto, uno sfogo di insoddisfazioni, tensioni, rabbie, frustrazioni.
    Il modello mentale appreso dall’altra parte, le esperienze che le hanno caratterizzato la vita pre-matrimoniale ed i comportamenti della famiglia di provenienza, sono stati gli elementi caratterizzanti il conflitto di coppia. Di conseguenza, la violenza familiare nasce da spazi di incomprensioni passate ove il dominio dei genitori ha prevalso sulla libertà di essere.
    La violenza famigliare è, per consuetudine, un fenomeno maschile ma si scorda che sempre più spesso è tipicamente femminile e nasce dalla convinzione di poter dominare i diritti corporei, spirituali, economici e relazionali del partner. Se l’uomo per quieto vivere o perché buono di natura assume per amore verso i figli, un ruolo passivo, la spirale di violenza dall’altra parte può raggiungere livelli anomali e efferati. Per questo spesso per il dover sopportare a tutti i costi ma soprattutto per amore dei figli, porta al limite la resistenza psicologica e fisica anche perché è molto difficile aver sopportato molti anni di matrimonio, convivenza o altro con la prospettiva che i rimanenti non saranno tanto diversi. La violenza morale e materiale nei confronti dell’uomo e dei figli si alimenta continuamente per l’insoddisfazione dell’altra che al di fuori del proprio regno familiare non si sente più gigante ma come il pidocchio nella farina, infarinato e basta e non più padrone del mulino.
    Con la crescita dei figli si profila un futuro sempre più vicino una opera drammatica più grande di quella che si è riuscito a contenere limitandone le conseguenze, tanto che si è costretti a prendere provvedimenti nonché chiedere aiuto alle autorità preposte a prevenire al fine di contenere una situazione ormai irreparabile.
    In questi ultimi decenni il fenomeno della violenza intrafamiliare non ha più sesso ma è una questione privata trasformato in una questione pubblica dove come al solito “L’UOMO E’ VIOLENTO” . In gioventù e prima del matrimonio, l’impostazione della famiglia d’origine come oasi di pace e di armonia da cui ogni forma di violenza è bandita, creava l’uomo che mai avrebbe denunciato in futuro la violenza subita dalla compagna, dalla moglie perché sarebbe stato visto come uno che aveva fallito nel compito assegnato dalle istituzioni e dalla società, ovvero di mantenere, a tutti i costi, l’unità familiare.
    Ciò nonostante, la violenza intesa come prevaricazione fisica, psicologica, sociale, economica e sessuale, esercitata da parte della donna, che si crede in posizione di forza grazie al corpo o alle sue urla o piagnistei che manifesta attraverso il disordine continuo della casa mettendo a rischi persino la salute dei conviventi le permette di mettersi in posizione di forza nei confronti dei conviventi, sino a compromettere la qualità della vita.
    Il cambiamento dei stili di vita, e le maggiori possibilità nel campo del lavoro, apertesi a favore delle donne, hanno portato, sempre più frequentemente, alla conquista della indipendenza economica sino a farle erigere agli altari di un impero casalingo tanto da ritenersi affranca da qualsiasi obbligo o necessità che a volte necessitano in una famiglia sana.
    Non ci sono documenti per documentare stati d’animo di un uomo, anche perché l’uomo non piange (per questo non è creduto) ne mai l’uomo dirà sono vittima di mia moglie.
    Cosi come si scorda che la violenza maschio o femmina maltratta entrambi mettendo a rischio l’equilibrio dell’intera famiglia. L’utilizzo del linguaggio non confacente ad una madre o ad un padre pone ogni giorno una condotta atipica tanto da ottenere il silenzio dei conviventi al fine di evitare litigi che come al solito sfociano nella violenza fisica, psichica e materiale.
    Cosi come non si vuole ricordare che “non lavorare per l’uomo che ama il divertimento o il cucinare per la donna che ama le feste e le festicciole comporta il ben più grave reato di violazione agli obblighi familiari cosi come quanto l’uomo o la donna in pari percentuale al fine di ottenere o far valere le proprie ragione utilizza strumenti quali piatti o altro tirati contro le pareti domestiche è reato. Ma chi denuncia……..un uomo mai. Sarebbe vittima del resto della società. La donna sempre perche sarebbe innalzata agli altari del progresso.
    Le testimonianze dei figli non regolarizzano la posizione dell’uomo violentato, dell’uomo che vive dei no e dei si imperativi mentre salvaguarda la donna che ha avuto un rimprovero perché ha tenuto il ferro da stiro acceso tutta la notte o che ha sostituito le cene con la mortadella e i pranzi con il riso in bianco
    Tanti sono privati della propria autonomia così come tanti preferiscono il silenzio perché a loro gli viene difficile dire la verità (che uomo sarebbe). Però tanti sono succubi del potere della donna che si crede o le fanno credere di essere per davvero gigante immortale e che innanzi alle separazioni cercate, manifestano il loro stato di amore o le loro preoccupazioni per il futuro, senza un reddito certo, senza manovalanza e senza servitù.
    Tutto questo perché ne l’uomo ne la donna hanno letto insieme il più bel libro della vita “L’amore è la ricerca di se stessi ma anche perdono è meravigliosa suddivisione di emozioni, positive o negative che siano” Non mi firmo perché vivo il dramma di una spietata convivenza forzata sopportata dall’amore che riverso senza limiti ai figli, i miei gioielli.:
    Sarebbe il caso di fare il movimento “Fiocco Azzurro”.


  • Maria Pia Telera

    Gentile lettore,grazie per il suo intervento e la sua testimonianza di vita. Non esistono confini tra la violenza femminile e maschile, è violenza in ogni caso. Può trovare il mio indirizzo mail nello spazio Info giornale per un eventuale confronto e contributo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi