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Avete dei soldi investiti? Effetti del referendum

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Manfredonia. ”Referendum costituzionale del 4 dicembre in arrivo: quali effetti e conseguenze aspettarsi sui mercati e sull’economia dell’Italia alla vittoria del Sì o del No alla riforma costituzionale?

Referendum costituzionale: gli effetti sui mercati se vince il No

Nel caso della vittoria del No alla riforma costituzionale è molto probabile che il premier attualmente in carica si dimetta e rassegni le dimissioni nelle mani del Presidente Mattarella.

Di lì si aprono tre scenari principali:

Il Presidente della Repubblica non accetta le dimissioni e invita Renzi a rimanere al suo posto. La scadenza della legislatura rimane al 2018. Il Presidente della Repubblica accetta le dimissioni e, dopo consultazioni, ridà il mandato di formare un nuovo governo al premier attualmente in carica, confermando che la scadenza naturale della legislatura rimane quella del 2018.

Il Presidente della Repubblica accetta le dimissioni e, dopo le consultazioni, rilevando l’impossibilità di trovare una maggioranza parlamentare a sostegno di un cosiddetto Renzi-Bis, dà ad una autorevole figura politica l’incarico di formare un governo tecnico che durerà sino alla data delle elezioni anticipate nella primavera del 2017.

L’ ipotesi 1 e 2 non sarebbero eccessivamente dannose per la curva dei BTP, per le azioni delle banche e per l’indice FTSE MIB in generale. Volatilità alta, ma solo nelle settimane immediatamente seguenti il 4 dicembre. La più dannosa per i mercati è invece l’ipotesi 3, che vedrebbe le elezioni anticipate in primavera 2017 e il M5S diventare il primo partito in Italia. Ma sarebbe difficile un voto talmente plebiscitario al M5S da permettergli un governo monocolore.

Quindi, senza che il Movimento 5 Stelle riceva la maggioranza assoluta nella camera dei deputati (e nemmeno al senato), essendo il sistema elettorale ancora il c.d. Italicum, il nuovo parlamento eletto sarebbe di fatto ingovernabile (il M5S difficilmente farebbe accordi con altri partiti) e si aprirebbero le ipotesi addirittura per una seconda elezione anticipata nell’autunno del 2017.

Conseguenze macroeconomiche di medio termine se vince il No

L’incertezza politica post-elezioni anticipate implica ovviamente l’assenza di iniziative concrete a favore della crescita economica e dell’occupazione.
Ciò ha indotto alcune banche internazionali ad ipotizzare una revisione al ribasso della crescita economica italiana di circa -0.3% – una revisione della crescita da 0.8% a 0.5% per il 2017 e da 0.9% a 0.6% per il 2018.

La causa sarebbe da ricercare essenzialmente in un crollo degli investimenti delle imprese italiane in Italia e ad una rinuncia delle imprese estere a fare nuovi investimenti in Italia, il che avrebbe serie ricadute occupazionali e quindi ricadute anche sul livello dei consumi interni. In assenza di una crescita sostenuta degli impieghi, il problema dei NPL (Non Performing Loans) delle banche e la loro scarsa redditività diventerebbe così un problema cronico e non di facile risoluzione nel breve periodo.

Conseguenze sui mercati obbligazionari se vince il No

Innanzitutto una premessa sulle nostre finanze pubbliche.
A fine 2015, secondo i dati ufficiali del MEF, il debito pubblico italiano era pari a 2,2 trilioni di euro. Una quota pari all’85% era costituito dai titoli di stato in circolazione, cioè 1,87 trilioni di euro. Di questi 1,87 trilioni, il 40% era detenuto da investitori esteri e il 60% da investitori domestici (Banca d’Italia, banche e assicurazioni, fondi, imprese, famiglie).

Un 40% detenuto dagli stranieri, anche tramite l’ausilio di strumenti derivati (BTP future) è sufficiente per innescare un sell-off abbastanza marcato sui nostri titoli di stato. Questo è lo scenario prevalente fra gli analisti finanziari (tra cui me stesso) in caso di vittoria del No e di dimissioni di Renzi. Le vendite verrebbero soprattutto dall’estero. E credo che le banche e le assicurazioni italiane sarebbero in difficoltà nel sostenere i prezzi dei BTP.

Se la BCE non intervenisse in difesa dei BTP, è probabile che il sell-off colpisca anche bond bancari e assicurativi, senior e subordinati, per l’evidente legame tra banche e assicurazioni e le quote di BTP da esse detenute in bilancio. Circa le stime quantitative di questo rialzo dei tassi le previsioni degli analisti sono molto diverse fra loro, ma si può ipotizzare un rialzo del tratto a lungo termine della curva italiana di circa 100 bps o più, e per la curva subordinata delle banche e assicurazioni di circa 150 bps (per intenderci, BTP 10y renderebbe tra il 2,50% e il 2,70% dall’attuale 2%).

Oltre a ciò si acuirebbero anche i cronici problemi di liquidità del mercato dei corporate bond finanziari.
Ripeto, solo un deciso intervento della BCE a sostegno della curva governativa potrebbe mitigare questo irripidimento nel tratto a medio-lungo termine della curva governativa italiana. Non si escludono simili scosse anche per i bond “periferici” di Spagna e Portogallo.

I rendimenti dei bond “core” (Bund tedesco, OAT francese) dovrebbero invece scendere per effetto degli acquisti di chi cerca un bene rifugio.
Tuttavia, anche se con la volatilità in aumento, viene considerata remota l’ipotesi di un intervento della procedura di difesa OMT (Outright Monetary Transactions) della BCE, perché essa richiede l’assoggettamento del paese i cui bond sono sotto attacco ad un programma di aiuto finanziario con annesso “commissariamento” dell’Italia.

Comunque un allargamento dello spread BTP-Bund appare inevitabile: dagli attuali 170 bps si potrebbe facilmente giungere a 225-230 bps (il massimo relativo del 30/01/2014), non solo per effetto delle vendite sui BTP, ma anche per effetto degli acquisti sul Bund.

Ma ci sono delle conseguenze a medio-lungo termine derivanti dalla instabilità politica post-elezioni 2017.

Consideriamo ora l’ipotesi che un’eventuale vittoria del M5S alle elezioni anticipate 2017, ammesso che il M5S sia disposto ad alleanze parlamentari, possa portare alla formazione di una maggioranza in grado di governare: qui lo scenario che si apre porterebbe in ogni caso all’attuazione di un programma di tipo “populista” (termine senza accezione negativa per me) di espansione della spesa pubblica.

Ricordiamoci che uno dei cavalli di battaglia del M5S è il cosiddetto “reddito di cittadinanza” (un sussidio di 600 euro per disoccupati e poveri con aggravio per le casse dello Stato di circa 20-25 mld) e al contempo un impegno per la riduzione della pressione fiscale. Ciò porterebbe ad un peggioramento del rapporto deficit/PIL (da -2.6% attuale a -3% nel 2018, stimato dagli economisti di Natixis) e del trend di crescita assoluta del debito pubblico (da 135% del 2016 a 137%-138% del 2018).

E questa prospettiva introduce un’altra conseguenza importante per la curva dei tassi italiana in una prospettiva di medio-termine: il peggioramento dei dati di bilancio in seguito alla instabilità politica si tradurrebbe in pochi mesi in un downgrade delle agenzie di rating, il più pericoloso dei quali sarebbe quello operato da S&P’s perché da BBB- esso ci porterebbe a BB+, cioè a livello “junk” (sub-investment grade).

Questa è una prospettiva abbastanza preoccupante perché comporterebbe l’obbligo di vendita coatta di BTP da parte di tutti quegli investitori istituzionali che amministrano fondi obbligazionari 100% investment grade (e che hanno come agenzia preferita la S&P’s, ovviamente). Ulteriori pressioni rialziste sui rendimenti non potrebbero essere quindi escluse.

La debolezza intrinseca della curva governativa italiana potrebbe così perdurare nel tempo, in assenza di manovre “di sostegno” poste in essere dalla BCE tramite il programma di QE. Stesso discorso per i bond emessi dalle banche e dalle assicurazioni italiane.

Conseguenze sui mercati azionari se vince il No

Le conseguenze immediate della vittoria del No al referendum sarebbe una correzione abbastanza sostenuta dell’indice italiano FTSE MIB per il semplice fatto che esso è in massima parte costituito da titoli bancari. La composizione del FTSE MIB All Share qui sotto in tabella dimostra che proprio il settore bancario/finanziario è il settore che ha performato in maniera peggiore dal primo gennaio ad oggi (7/11/ 2016) con un crollo del -40.4% contro una perdita dell’intero indice del -21.2%.

Alle croniche difficoltà relative alla bassa redditività e ai NPL presenti in bilancio (due problemi indubbiamente associati alla debole crescita del biennio 2016-2018), le vendite sul settore bancario sarebbero dettate dall’effetto trascinamento proveniente dal mercato obbligazionario governativo. Le banche infatti sono le maggiori detentrici del debito pubblico italiano, e le svalutazioni di portafoglio derivanti da una discesa dei prezzi dei BTP colpirebbero anche il conto economico delle stesse.

Un altro aspetto critico di una eventuale vittoria del No al referendum del 4 dicembre riguarderebbe lo stop temporaneo agli aumenti di capitale attualmente in cantiere, da MPS ad Unicredit, da UBI alla nuova banca derivante dalla fusione Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

Non si può escludere che, a seguito del downgrade di rating della Repubblica Italiana, le agenzie possano poi colpire anche il rating delle banche italiane, con evidenti aumenti del costo della raccolta obbligazionaria sull’euromercato e compressione ulteriore del margine di interesse.

Referendum costituzionale: gli effetti se vince il Sì

Sebbene allo stato attuale questa ipotesi risulti essere la meno probabile non possiamo non prendere in considerazione lo scenario opposto a quello descritto precedentemente. In caso di vittoria del Sì ci sarebbero buone notizie per i risparmiatori italiani affezionati ai BTP e per gli azionisti delle banche.

Una vittoria del Sì al referendum renderebbe certamente il mercato italiano, sia obbligazionario che azionario, assolutamente attraente agli occhi degli investitori stranieri, poiché la vittoria di Renzi allontanerebbe lo spettro delle elezioni anticipate e darebbe respiro al governo in carica sino alle elezioni del 2018.

Una sostanziale inversione di tutto lo scenario che avevamo descritto in caso della vittoria del No è quindi lo scenario in caso di vincita del Sì, sintetizzabile in 4 punti:

Rally del governativo italiano determinato da una percezione positiva della stabilità politica che consegue da mancate elezioni anticipate. Probabile una diminuzione dello spread BTP bund sino in area 100 bps e una discesa del decennale italiano in area 1% di rendimento (quindi rally dei governativi con -90/-100 bps di contrazione dei rendimenti a 10 anni rispetto al 2% di rendimento odierno).

Un probabile innalzamento dei rating della Repubblica Italiana di 1 oppure 2 notch da parte delle agenzie di rating: per S&P’s l’Italia potrebbe diventare una BBB e poi una BBB+

Un rally del mercato azionario, soprattutto del settore bancario, che a questo punto si vedrebbe spianata la strada a tutti gli aumenti di capitale messi in stand-by sino alla vigilia del voto.

(A cura di Marco Di Candia, Manfredonia 27.11.2016)



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Commenti


  • Antonietta

    No no e no. Sono gli uomini che devono cambiare. La carta costituzionale non si tocca.


  • "2 NO -1"

    Non abbiamo più un soldo investito, se non i nostri vestiti.

    Cosa accade, sono problemi delle banche e degli investitori per la maggiore banche estere, Germania compresa.

    lo scenario più probabile ( vista la maggioranza) è questo:
    Vince il “NO”.
    Renzi va dal Presidente della Repubblica, il presidente accetta le dimissioni solo dopo la nuova legge elettorale.
    i tempi tecnici sono 115 giorni, ma Alfano poltronista,Casini opportunista e Verdini affarista, faranno slittare di 12 mesi l’approvazione della legge elettorale.
    Dopo che, il Presidente della Repubblica promulga la legge, indice le nuove elezioni nella tarda primavera.
    Nel frattempo la Consulta dichiara illeggittima o meno la nuova legge elettorale.
    Solo dopo tutto ciò si va alle elezioni,quindi il 2018.
    Renzi ha previsto tutto.


  • Zuzzurellone Sipontino

    L’economia non è una scienza esatta, la fondazione Nobel non assegna nessun nobel per l’economia, le previsioni economiche hanno sempre fallito, di che stiamo parlando.
    Che combinazione gli INTERESSATI al si sono:
    Jp Morgan, Confindustria, Marchionne, agenzie di rating, troika, Deutsche Bank, Financial Tims, Giorgio Napolitano presidente “interventista”, Confindustria, Industria del carbone e petrolio, Merkel, speculazione finanziaria, ecc.. Questa e la vera casta. Se il sì vincerà l’economia reale sarà schiacciata dagli “speculatori” e dai “clientes” dall’altra? Il “vecchio che avanza” che vota si.
    Sarò partigiaNO, sarò ManfredoniaNO, voterò e farò votare NO.


  • Lecchino

    Quindi la vittoria del NO sarebbe peggio delle 10 Piaghe d’Egitto, ma chi volete prendere per i fondelli, italiani non credete a queste favolette votate NO e l’Italia risorgerà!


  • Matteo Di Candia

    Salve, come si fa a dare delle informazioni in questo modo? Chi ha “curato ” l’articolo ha fatto un volgarissimo copia e incolla da http://www.forexinfo.it senza citare la fonte, cercando di influenzare il voto dei cittadini. Mi sono stancato di queste analisi banali, caro Marco Di Candia. Specifica almeno che non vuoi influenzare il voto dei cittadini, cosa che Forex, da cui hai copiato l’articolo, ha fatto. Sveglia!!!


  • AmicodelCardinale

    Un accozzaglia di nozioni (copiaincollate) per pubblicizzare un obbrobrio di proposta! Ma siamo davvero impazziti. Caro signor Marco Di Candia, non serve dilungarsi molto per capire che la croce sul NO è il segno più logico da scrivere al referendum. Una proposta che smuove così tanti personaggi internazionali (Obama, per esempio), che è stata scritta in primis dalla JPMorgan e che è stata sottoscritta da elementi (anche pregiudicati) di questo governo fantoccio irresponsabile e tipicamente in linea con l’italianità media (meschina e opportunista) non può che essere considerata, da gente assennata, una bruttura socio-costituzionale, raramente vista in passato in quelle che vogliono definirsi democrazie. Solo degli sconsiderati o personaggi direttamente interessati (e quindi molto pericolosi), signor Marco, possono credere davvero che queste introduzioni siano state pensate per favorire i piccoli investitori e risparmiatori. Per ridurre gli sprechi della politica c’è ben altro modo e molto più attuabile. Questa riforma è solo l’anticamera del prossimo TTIP che darà ai Paesi ancora minimamente e formalmente sovrani la botta di grazia per consentire alle grandi multinazionali di “governare” a tutti gli effetti attraverso l’imposizione delle amorali regole del capitale. E quelli che sostengono questa misura sono i meticolosi “bravi” degli arroganti signorotti globalizzanti.


  • Arrabbiato

    Marco ma chi ti ha detto di fare questo articolo? – Ti hanno promesso qualcosa o hai semplicemente fatto una caz..ta?


  • Alfredonia

    Dopo tutti gli eventi bancari fraudolenti, vi e’ ancora qualcuno che investe in titoli obbligazionari o azioni?-
    Ci vuole veramente coraggio di rischio.


  • zeta

    un troll di questo genere non l’avevo mai visto. come si fa ad appoggiare e propagandare una cosa simile?!!! Marco, fatti un esame di coscienza, se ce l’hai. al referendum la gente che non vuole soccombere alle multinazionali vota NO

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