Manfredonia

Ospedale Manfredonia, Troiano a Emiliano “Chiediamo il minimo che si possa chiedere” (II)

Di:

Manfredonia. Lettera aperta al Presidente della Regione Puglia, Dr. Michele Emiliano, e, p. c. al Sindaco di Manfredonia: Angelo Riccardi, ai Consiglieri Regionali: Paolo Campo e Giandiego Gatta, al Presidente del Consiglio Comunale: Antonio Prencipe, a firma di Michele Troiano, ex responsabile Urp Ospedale di Manfredonia e sociologo.

”Stimatissimo Presidente Emiliano, ho letto su Stato Quotidiano il suo intervento sull’approvazione del Piano di riordino Ospedaliero. In verita’, contemporaneamente avevo preparato una lettera aperta da inviarLe proprio sulla situazione ospedaliera pugliese. La mia perplessita’ e’ giustificata dal fatto che un’amministrazione di sinistra (con entusiamo, ma per fortuna non di tutti!!!) approvi tale piano di riordino. Da uomo che ha sempre lottato per i diritti inalienabili questo mi da’ sconforto se penso che dovremmo programmare su interessi della gente e non soltanto in termini economici come fa l’Europa che tanto critichiamo. Poi sarebbe bene approfondire quanto da Lei riferito sulla funzionalita’ e’ sulla sicurezza dei cittadini che tale piano di riordino prevede. Probabilmente non si conoscono bene i meccanismi che regolano le strutture ospedaliere.

In ogni caso allego la mia lettera che avevo preparato in questi giorni.

Stimatissimo Presidente, mi rivolgo a Lei come ultima chance rispetto ad un grande problema della nostra città. Ho riflettuto molto prima di scriverLe questa lettera: vorrei essere equilibrato ma nello stesso tempo determinato nell’esporre le problematiche di cui Le parlero’. Mi ha incoraggiato a farlo, il fatto di rivolgermi a Lei: una persona di giustizia e un politico che si occupa con grande sensibilità del bene comune (vedi Red ed altro), merce molto rara oggi.

Sono Michele Troiano, Sociologo ed ex funzionario dell’Ospedale S. Camillo de Lellis di Manfredonia. Ho lavorato 40 anni nel nostro Ospedale di cui oltre un decennio come responsabile dell’U.R.P. dove ho potuto spendere tutte le mie energie per la difesa dei diritti dell’ammalato, specialmente dei più diseredati, degli anziani, degli immigrati, attività che continuo a svolgere in modo volontario da 6 anni e cioè da quando sono andato in pensione. La difesa dei diritti degli ammalati, costringendomi a combattere una burocrazia rigida, non mi ha permesso di far carriera, ma di questo sono fiero perché ho conservato la mia integrità morale, quella che vale di più nella vita.

Sono stato assunto in Ospedale all’età di 21 anni e sin dall’inizio ho incontrato una persona eccezionale, il Prof. Luppi, allora Primario dell’Anatomia Patologica di Foggia, che mi ha sempre insegnato a saper individuare, nel mio lavoro, in primis i bisogni della gente e di mettere in atto tutte quelle procedure idonee per una migliore assistenza sanitaria: la struttura al servizio dell’ammalato e non viceversa. All’età di 40 anni ho intrapreso lo studio universitario in Sociologia (realizzato nei quattro anni accademici), studio che mi ha permesso di approfondire ulteriormente le mie conoscenze organizzative. Durante questo lungo periodo di attività il nostro nosocomio godeva di buona salute e svolgeva al meglio la sua mission.

Ora voglio farLe presente l’attuale situazione del nostro Ospedale di Manfredonia. Senza fare campanilismi Le faccio presente che il nostro nosocomio, per una fallace politica e altrettanto fallace organizzazione aziendale, è destinato a ridursi ad un vero e proprio poliambulatorio se non intervengono urgenti decisioni regionali appropriate. Nell’ASL FG insistono, almeno per ora, tre ospedali: quello di Manfredonia, quello di Cerignola e quello di S.Severo. Ora non viene rispettato il principio di equità sociale (e qui mi rivolgo a Lei che ha sempre applicato la giustizia): le tre cittadine hanno la stessa popolazione, tutti i cittadini residenti nel comprensorio dell’ASL devono avere pari opportunità, diritto che non è rispettato vista la disparità di posti letto, di specialistiche, ecc..

Noi di Manfredonia non chiediamo specialistiche di un certo livello, non chiediamo cose eccezionali. Chiediamo il minimo che si possa chiedere e cioe’ che funzionino al meglio le divisioni di base, che fungono da filtro per le strutture piu’ complesse (Medicina, Chirurgia, Ortopedia Ostetricia, Pediatria). Per l’Ostetricia e la Pediatria il discorso richiede un ulteriore approfondimento (vedi sotto). Con una distribuzione oculata potremmo avere un buon ospedale con un numero di posti letto anche al di sotto della media nazionale e regionale.

A questo proposito sarebbe opportuno un tavolo di discussione alla presenza dei tre sindaci interessati, quali rappresentanti della volontà popolare (di cui tanti ci vantiamo), per discutere dei reali problemi e non lasciarli soltanto ai “cosiddetti esperti”. A questo tavolo sarebbe opportuna la presenza della Dirigenza degli OO.RR-Universitaria per discutere di una sinergia operativa tra ospedali di 2°livello e quelli di 1° livello che porterebbe ad una più qualificata assistenza su tutto il territorio provinciale. Questo sarebbe un programmare a lungo periodo.

Molti “cosiddetti esperti”, cosiddetti perché tanti, seduti dietro una scrivania, non hanno neanche visto un ospedale in vita loro (mi consta personalmente), in nome di una equivoca strategia economica (ora l’economia sovrasta anche la salute, il ben-essere) si sono inventati il tetto massimo dei parti per far funzionare o chiudere reparti ostetrici (e questo e’ un problema anche per altre ASL). Il nostro territorio, alle porte del Gargano, comprende diverse cittadine montane; se questi esperti si mettessero nei panni delle donne in attesa costrette a migrare in altri ospedali con tutti i disagi che si possono immaginare (vedi anche disagi di tipo atmosferico di questi giorni di neve) compresi quelli economici e con tutti i rischi dovuti all’imprevedibilità del parto, farebbero scelte diverse. Intanto qualcuno continua a insistere che bisogna fare più figli e di contro si chiudono reparti ostetrici.

Le linee programmatiche prevedevano che la chiusura di questi reparti doveva essere compensata da un punto H24 dotato di autoambulanza specifica con personale addetto. Ebbene, niente di tutto ciò. Oggi, per usare un termine molto in voga, sarebbe definita una “bufala”. Anzi si rischia di chiudere anche l’unico ambulatorio ostetrico che svolge, seppur una minima, assistenza di base. La giustificazione della chiusura dei reparti ostetrici era quella che le donne dovevano essere assistite in ospedali altamente specializzati (per il nostro territorio l’Azienda Universitaria-OO.RR. di Foggia e la Casa Sollievo della Sofferenza). Ebbene La invito a visitare personalmente queste strutture che, non per colpa propria ma perché ingolfate dalle numerose pazienti, a causa dell’accentramento, si trovano in gravi difficoltà.

Nel corso dei miei 40 anni di attività (ero responsabile dei dati statistici per il Ministero) a Manfredonia sono nati migliaia e migliaia di bambini senza problemi perché abbiamo avuto degli operatori che hanno saputo distinguere il parto fisiologico dal parto patologico realizzando quel famoso filtro per le strutture di alta specializzazione. Voglio farle presente che tutt’ora ci sono donne che partoriscono a Manfredonia perche’ impossibilitate a essere trasferite per motivi d’urgenza. A questo proposito voglio ricordare studi fatti da vari centri di ricerca che mettono in evidenza il fatto che gli ospedali che superano i 700-800 posti letto sono meno governabili di quelli più piccoli per cui il consiglio e’ quello di concentrare, in modo sinergico, le specialistiche di alto livello ai grandi lasciando agli ospedali più piccoli di operare da filtro per patologie secondarie (con relativo risparmio economico).

Allora una proposta di riaprire l’Ostetricia potrebbe apparire surreale a tanti (si strapperebbero i capelli!!! …e sarei contento di un dialogo personale con costoro). Potrebbero subito parlare dei costi di gestione e di tante altre giustificazioni. Ebbene, in tutti questi anni la chiusura di reparti, addirittura di ospedali, non ha realizzato alcun risparmio di rilievo, e può essere dimostrato dai bilanci aziendali precedenti, oltre ad offrire un’assistenza piu’ precaria E, anche se si realizzasse un minimo risparmio (cosa da dimostrare) può esso giustificare il pericolo per tante donne e neonati? Per non parlare della mobilità passiva economica verso altre strutture non dell’ASL.

(ph: statoquotidiano)

(ph: statoquotidiano)

In alternativa la nostra proposta è: istituire un reparto qui a Manfredonia dipendente dalla struttura pubblica di Foggia, come filtro rispetto a patologie gravi curabili a Foggia. Alle nostre concittadine non interessa se la struttura è gestita dagli OO.RR. o dall’ASL. Quello che interessa alle nostre donne (di tutto il comprensorio del Sud Gargano) e’ di poter partorire qui a Manfredonia. Questo potrebbe essere il filtro tanto decantato e poco attuato. E Lei Presidente sa benissimo che siamo una cittadina di 60.000 abitanti che durante l’estate aumenta la propria popolazione notevolmente per via del turismo.

Per la Pediatria il discorso e’ agganciato a quello dell’Ostetricia. Basterebbero pochi posti in day-hospital (per l’approfondimento di patologie che i pediatri di base richiederebbero). Ma la cosa importante per il buon funzionamento dell’Ostetricia e’ la Neonatologia. Intanto si rischia di chiudere anche l’attività ambulatoriale pediatrica.

Due ultime riflessioni per l’Ortopedia e la Chirurgia.

La nostra Ortopedia, grazie alle capacità professionali di tutti gli operatori (medici, infermieri, ecc..) ha una produttività eccellente (basta guardare i dati statistici rispetto agli altri reparti ortopedici). Ma da tempo è costretta ad operare molte volte con solo due ortopedici (il terzo va e viene).

L’esempio più evidente nell’estate scorsa. Per quasi 3 mesi il reparto è stato costretto a chiudere a causa della penuria di ortopedici e per tre mesi abbiamo subito una mobilità passiva verso altri nosocomi pagando DRG che si potevano evitare con una semplice mobilità di ortopedici dagli altri due ospedali (nostri medici, nostre infermiere, ostetriche hanno accettato la mobilità in uscita). Se questa è buona pratica aziendale, se questo è risparmiare..??!! Lo stesso dicasi per la Chirurgia. La Dirigenza sostiene che non ci sono i numeri. Ma noi i numeri ce li avevamo (e si possono dimostrare con i dati ministeriali degli anni passati) La caduta è dal 2007 da quanto cioe’ ha incominciato a operare l’ASL provinciale. Se la politica aziendale non è attenta ed equa, se non è in grado di fare scelte strategiche oculate, è logico che poi si assiste ad una morte lenta.

Naturalmente e’ indispensabile che le divisioni chirurgiche e ortopediche siano dotate di pochissimi posti di rianimazione (almeno sub-intensiva) per i ben noti motivi di sicurezza. Oggi tanti si vantano (beati loro) parlando di equità, di giustizia, di trasparenza, di volontà popolare. Ma quale equità, quale giustizia, quale volontà popolare per i nostri cittadini di Manfredonia?

Il nostro Ospedale si è aperto nel 1971 con 143 posti letto e ha realizzato per decenni ottimi indici di utilizzazione, di costi-benefici, ecc..

Un grande personaggio sosteneva: “….un popolo che non difende i propri diritti fondamentali è un popolo senza dignità…”. Per non parlare del dettato costituzionale che sancisce il diritto alla salute per tutti i cittadini. Noi vogliamo essere quel popolo che lotta per difendere la propria dignità e naturalmente continueremo nella rivendicazione dei nostri diritti con tutti i mezzi democratici a nostra disposizione. Mi fermo qui perché so di averLe sottratto del tempo prezioso, ma le cose da approfondire sarebbero tante.

Qualora lo ritenesse opportuno resto a disposizione per un confronto sereno, e penso, fruttuoso con Lei”.

Con stima, Michele Troiano

(Manfredonia 21.01.2017)

REDAZIONE STATO QUOTIDIANO.IT – RIPRODUZIONE RISERVATA

Ospedale Manfredonia, Troiano a Emiliano “Chiediamo il minimo che si possa chiedere” (II) ultima modifica: 2017-01-28T15:42:47+00:00 da Redazione



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