Manfredonia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Manfredonia, alcuni episodi di cronaca nera

Parte quarta

Di:

Manfredonia. ”Die Trigesima mensis Ianuarij Septimae Indictionis Millesimo Septingentesimo, decimo quarto, In Civitate Manfred(oni)ae, proprio in Venerabili Hospitale esiudem Civitate. A richiesta à Noi Notaro, Reggio Giodice à contratti, et infrascritti testimonij fattaci per parte di Michele Carreres Caporale della Compagnia del Signore Capitan D.Sebastiano Locs commandante delle quattro Compagnie Spagnole capitate in questa Città da quella di Napoli, per imbarcarsi per Fiume, il quale, mediante il suo giuramento delato, tactis scripturis hà dichiarato, e confessato nella nostra presenza, come hieri verso le venti due hore stando giocando à dadi in terra con il Caporale D.Pietro Piedragales della Compagnia del Capitano signor D. Giorgio Velardo, ed havendoli guadagnato da carlini venti in circa, ravvisandosi esso constituto, che la fortuna l’ haveva mutata faccia volgendosi à prò del detto D. Pietro, disse, che non voleva più giocare, a questa sua risolutione, il detto D. Pietro s’adirò, e senza rispondere, s’alzò, e mentre stava il detto Caporal inclinato raccogliendo il suo denaro calato a terra, e cavando dalla sua sacca un stile, li diede con quello trè colpi, il primo sopra la spalla destra, che li penetrò da parte, a parte, il secondo sopra il braccio sinistro toccante la spalla, anche penetrante, ed il terzo nelli reni similmente penetrante, per la qual causa sin da hieri ritrovasi malamente a letto.

D. Pietro Carbone soldato della Compagnia di detto Signore Capitan Locs attesta similmente con giuramento, qualmente, tutto lo che sic deposto dal sopradetto Caporal Michele Correres, esser la pura verità, per essersi lui trovato presente, e teneva il conto delli denari dell’uno, e l’altro caporale. Giovanni del Pozzo soldato della Compagnia del Signore Capitano D. Giorgio Velardo, hà deposto haver visto dare un colpo da D. Pietro Piedragales al caporale Michele Correres, mà perche stava distante, non potè osservare benissimo con che si diede, mà poi s’accorgè, che li diede con stilo, mentre ce lo vidde nelle mani, quando andò à pigliar Chiesa, et anche perche vidde detto caporal Michele, che si ritirò nel quartiero tutto insanguinato.

Die 27 mensis Martij 8^ Indictionis 1714 Manfredoniae. In publico testimoniuo consituiti li magnifici Francesco Rosso, Domenico Rosso, Venhera Cosentino, Maiorana Gambazzo, Francesco Aiello, e Salvatore Arcucci de Napoli li quali spontaneamente con giuramento attestano, e dichiarano, come sotto li 26 del mese di Marzo del corrente anno 1714 dal magnifico Antonio Biancolella si fè fare diligenza di alcune robbe di dispensa, e biscotto rubbatali da Christofaro San Francesco delle imbarcate sopra la tartana di Patron Ignatio de Ruggiero per lo che detto Christofaro confessò in nostra presenza haver dato à detto Patron Ignatio pezzi cinque di lardo con pettorine, pezze dodeci di caso di Brindisi, altre pezze due presse di caso di Morea, una quantità di biscotto, che dice, che detto Patron Ignatio, doppo, che in assenza di detto Christofaro l’ haveva pagato essere cantara sei sacchi tre di mazzamorra due per mano di un marinaro chiamato Renato, e l’altro per mano d’un altro marinaro chiamato il torrese; E che di tutte dette quantità di bastimenti nè haveva ricevuto soli zecchini tre, et anco detto Christofaro confessò, che un giorno essendo salito spora detta tartana ritrovò che un marinaro chiamato Pescillo stava inchiodando alcune tavole della dispenza; E stando così ritenuto nell’ luogo dove tutti noi stavamo detto la Croce llà vennero due marinari di detta Tartana uno chiamato Caiele, e l’altro Giuseppe, li quali volevano parlare col detto Christofaro, mà dettoli dal magnifico Giuseppe della Mura, che se nè fussero andati il detto Caiele, dà perse rispose dicendo sapere il tutto, et anco per che il detto Christofaro stava ritenuto; E questa mattina poi 27 di detto corrente mese essendo venuto detto Patron Ignatio de Ruggiero il detto Christofaro hà mantenuto dà faccia à faccia di havere dato tutte le sud(ett)e quantità di bastimenti, e che detto marinaro Piscillo have incassato detta dispensa, et detto Patron si è scusato dicendo non esser la verità; Et questo l’attestiamo per esser stato in nostra presenza, et è la verità; Promettendo le cose tutte have vendute con l’attestatione predetta farla tante volte quante sarà di bisogno in presenza di qualsivogliano signori Ministri Officiali, e magistrato, e dove sarà di bisogno.

Die 27 mensis martij 7^ Indictionis 1714 Manf(redoni)ae

In publico testimonio constituto Christofaro San Francesco de Napoli dice essere dispensiere di Tartana, lo quale spontaneamente con giuramento non per forza, ò dolo alcuno, mà per ogni miglior via dichiara, e confessa, come nel mese di ottobre prossimo passato dell’elass’anno 1713 si imbarcò sopra la Tartana di Patron Raino del Giudice, noleggiata da Patron Igantio de Ruggiero, nominata la tartana Padre Eterno per dispensiere col magnifico Antonio Biancolella sopra carico della detta Tartana del carico del magnifico Giuseppe la Mura per il trasporto d’ infanteria Spagnola dalla detta Città di Napoli per quella di Fiume dove stavano imbarcati li bastimenti della Regia Corte; Et essendo partiti da detta Città di Napoli per il viaggio, fù molte volte richiesto da detto Patron Igantio de Ruggiero, che nascostamente l’havesse venduto qualche cosa di dispensa; Per lo che esso Christofaro attestante dichiara, e confessa, che la prima volta nascostamente, e senza saputa del detto magnifico Antonio nella Città di Brindisi in tempo, che il detto magnifico Antonio era calato in terra diede al detto Patron Ignatio de Ruggiero pezze dodeci di caso di quelle, che s’erano imbarcate in detta Città di Brindisi, altre due pezze grosse di caso di Morea, cinque pezzi di lardo con le pettorine, e due presotta, ascendentino dette robbe al peso di cantara due in circa; Et essendo gionta detta Tartana in detta Città di Fiume, doppò disimbarcati li soldati, quella si si ritirò nel porto nominato Marhischiz, dove non essendovi detto magnifico Antonio per essere calato in detta Città, anco diede à detto Patron Ignatio de Ruggiero cantara sei di biscotto, quale rei veritate esso attestante dice havercelo dato ad occhio, mà secondo li marinari li dissero, che per haverla pesato era stato il peso di quello cantara sei quando esso atte-stante dice che ascendeva à peso maggiore; Et anco haver dato a detto Patron Ignatio per mano di un marinaro chiamato Renato sacchi due di mazzamorra, e per mano d’ un altro marinaro di cui non sà nome, e cognome, ma si fà chiamare il torrese, altro sacco uno di mazzamorra, il peso della qule era più di cantara trè; Delle quali quantità di robbe, seù bastimenti nè ha ricevuto da detto Patron Ignatio de Ruggiero nella detta Città di Fiume, zecchini trè d’oro.

Et ancor con giuramento attesta, e dichiara come dimorando detta tartana in detto porto et essendo detto attestante calato in terra, il giorno, doppo molto spattio di tempo risalito in detta tartana, ritrovò che uno delli marinari della med(esi)ma, di cui non sà nome, e cognome, ma bensì dà tutti si fà chiamare Pescillo contra marinari d’essa Tartana, che con un martello di ferro stava inchiodando le tavole della dispensa, e richiestoli che cosa facevano, essi li risposero con dire, che inchiodavano quelle tavole perche s’erano schiodate quando esse tavole non si potevano schiodare se non con gran forza, e giudica che si havessero preso qualche quantità di biscotto; Et è la verità. Promettendo le cose sudette haverle sempre grate, rate, e ferme, anzi l’attestatione predetta farla tanate volte, quante sarà necessario in presenza di quals(isia)no signori ministri, officiali e magistrato”.

A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)



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