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Al 31 maggio scorso secondo i dati del Centro per l’Impiego, dei 299.146 lavoratori iscritti solo il 44% è occupato, il 31% disoccupato, il 14% inoccupato e l’11% occupato ma in cerca di lavoro

Anche se si fa finta di non vedere, “il 45% in Provincia di Foggia è senza lavoro”

“Jobs act fallimentare, assunzioni soprattutto stagionali e a tempo determinato e per profili con basse qualifiche; solo il 5% riguarda i laureati"


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Foggia – “I dati sul lavoro in Capitanata relativi al mese di maggio e diffusi dal Centro per l’impiego non fanno che confermare l’improduttività delle norme sul mercato del lavoro italiano e del jobs act. Non migliora la situazione oramai stagnante della disoccupazione e l’aumento delle assunzioni sono legate alla stagionalità e comunque riguardano profili scarsamente qualificati e contratti quasi esclusivamente a termine. Non è con queste caratteristiche che si delinea un futuro di sviluppo e ripresa economica e sociale soprattutto nei territori del Mezzogiorno”. E’ il commento della segreteria provinciale della CGIL di Foggia ai numeri sull’occupazione elaborato dall’ufficio della Provincia.

DISOCCUPAZIONE AL 55%, GIOVANI E DONNE I PIÙ COLPITI. Al 31 maggio scorso, dei 299.146 lavoratori iscritti solo il 44% è occupato, il 31% disoccupato, il 14% inoccupato e l’11% occupato ma in cerca di lavoro. Le persone che sono immediatamente disponibili al lavoro, cioè che hanno presentato la DID (dichiarazione di immediata disponibilità), sono complessivamente 163.583 di cui 90.587 disoccupati (55%), 40.898 inoccupati (24%) e 32.098 occupati in cerca di lavoro (20%). Di questi il 52,5% è donna mentre 38.632, pari ad una percentuale del 24%, sono i giovani di 15-29 anni. Nel mese di maggio 2015 sono stati attivati, da parte di aziende con sede in provincia di Foggia, 14.661 rapporti di lavoro e ne sono cessati 12.022. A maggio 2014 i rapporti attivati erano 14.308, quelli cessati 12.271. Le donne interessate dalle assunzioni sono il 33% contro il 67% riferito agli uomini. Le assunzioni avvengono in agricoltura (51,5%), nei servizi (37,5%), nelle costruzioni (6,5%), nell’industria (5%). Il 59% dei rapporti attivati riguarda lavoratori privi di qualifica e solo il 5% è laureato. Il contratto a termine è ancora di gran lunga il più utilizzato (84% delle attivazioni) e le trasformazioni da tempo determinato ad indeterminato, comprese le trasformazioni degli apprendisti, sono state solo 169 in tutto il 2015.

“RISORSE DISPONIBILI VANNO SUBITO SPESE”. In questo scenario non nuovo “fatto di disoccupazione diffusa che spessa cela lavoro nero e grigio, con risorse sottratte alla collettività in termini di evasione fiscale e contributiva, con un sistema imprenditoriale che non investe in innovazione e professionalità, con in più la pesante tara di una sempre preoccupante presenza criminale che inquina economia e in alcune zone l’agire amministrativo, sarà difficile nell’immediato provare a invertire il segno negativo della pesante crisi che sta impoverendo le famiglie, con drammatiche ricadute sui consumi e sulla percezione di sicurezza sociale”. In questo scenario, “la politica, le istituzioni, devono svolgere il loro compito. I 6 miliardi di euro disponibili e non spesi per infrastrutture in questa provincia gridano vendetta, perché creerebbero lavoro e doterebbero questa provincia di servizi al servizio di imprese e cittadini. Pensiamo ai trasporti, al rischio idrogeologico”. Così come, denuncia la Cgil, “è clamorosa la mancata risposta di tanti Comuni rispetto alle opportunità derivanti dai cantieri di cittadinanza, finanziari dalla Regione, che avrebbero dato un po’ di lavoro a disoccupati e cassintegrati, e che occorreva e occorre concentrare su lavoro di pubblica utilità”. Oltre alle risorse disponibili e da impiegare subito, “questa provincia deve poi decidere una volta per tutte che solo investendo su un’idea forte di territorio, legando agroalimentare di qualità, accoglienza, turismo, beni ambientali e culturali, può valorizzare peculiarità e risorse tali da generare meccanismi virtuosi per l’attrazione di nuovi investimenti. Ma il segnale deve partire da qui, da istituzioni, imprese, parti sociali di questa provincia, che assieme possono rivendicare attenzione e interventi ai tavoli regionali e nazionali”.

Redazione Stato

Anche se si fa finta di non vedere, “il 45% in Provincia di Foggia è senza lavoro” ultima modifica: 2015-07-28T11:21:07+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Raffaele Vairo

    E’ vero:“I dati sul lavoro in Capitanata relativi al mese di maggio e diffusi dal Centro per l’impiego non fanno che confermare l’improduttività delle norme sul mercato del lavoro italiano e del jobs act”. Secondo il FMI:“Senza una significativa accelerazione della crescita, ci vorranno quasi 20 anni all’Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi“. In realtà se non saranno accantonate, come ho più volte ribadito, le irresponsabili politiche economiche di austerità, di stampo neo liberista, e le connesse politiche di deregolamentazione selvaggia e criminale della finanza, la disoccupazione continuerà ad aumentare con effetti economici, sociali e umani devastanti per la stessa coesione “mondiale”. Un vero disastro epocale!

  • A cadere a causa del vizio, della corruzione e delle caste mafiose è un attimo.
    Per rialzarsi, servono decenni e decenni.
    A patto e condizione sine qua non che mafie, corruzione e vizio vengano ELIMINATI TOTALMENTE.
    Altrimenti è tutto inutile e questo stato di fatto e di diritto non potrà far altro che fallire miseramente a causa della propria incompetenza e della illegalità ormai troppo diffusa, sino a divenire “maggioranza democratica” saldamente al potere nelle istituzioni.
    Benvenuti all’inferno:
    si salvi chi può.


  • Redazione

    In riferimento all’articolo del 28/07/2015 circa l’analisi sui “I dati sul lavoro in Capitanata relativi al mese di maggio, ed essendo il sottoscritto l’autore dell’estrazione dei dati, mi preme sottolineare quanto segue. L’analisi dei dati di Stock è completamente fuorviante in quanto l’universo trattato è quello degli iscritti ai CPI , pari a circa il 62% della popolazione attiva della provincia di Foggia e non alla sua totalità come invece opera l’ISTAT con le sue indagini campionarie. Allego la nota metodologica di lettura dei dati che comunque è presente nel sito delle politiche del lavoro della provincia di Foggia.

    Saluti.

    (D. Buccino – Provincia di Foggia)

    Breve nota metodologica e di lettura dei dati di stock.
    I dati di stock attengono esclusivamente all’universo della popolazione iscritta presso i Centri per l’Impiego (lavoratori subordinati e/o parasubordinati) e fotografano il loro stato occupazionale nell’ultimo giorno del mese.
    Da sottolineare che questa base informativa presenta una forte disomogeneità nel tempo, condizionata in primo luogo dalla progressiva introduzione delle segnalazioni per via telematica, le quali hanno peraltro ovviato ad alcuni limiti operativi dei Centri per l’Impiego. Un secondo fattore che ha inciso maggiormente sull’innalzamento del numero delle registrazioni è costituito dalla progressiva estensione dell’obbligo di segnalazione che a partire dal 2007 ha riguardato i contratti di collaborazione (co.co.co, collaborazioni a progetto, lavoro occasionale, lavoratori domestici) e alcuni datori di lavoro (Pubblica Amministrazione, inclusa la Scuola e la Sanità e gli altri enti non economici).
    In base a ciò, tra il numero degli occupati non risultano quelli della PA antecedenti il 2007 così come non risultano nel totale della popolazione attiva tutti i professionisti e lavoratori autonomi.
    Tuttavia si può affermare che la copertura dell’universo trattato è pari al 65% dell’intera popolazione attiva classificata dall’ISTAT.
    Classificazione stato occupazionale
    – Disoccupati: – chi ha precedentemente lavorato ed è in cerca di lavoro, svolge attività formativa o lavorativa senza contratto
    – Inoccupati: – chi non ha precedenti lavorativi ed è in cerca di prima occupazione o svolge attività formativa o lavorativa senza contratto
    – Occupati in cerca di lavoro – In questa categoria sono compresi le persone occupate con lavoro subordinato di durata inferiore a sei mesi, in sospensione dello stato di disoccupazione ai sensi dell’art. 4, comma 1, lettera d, d.lgs. 181/2000 e s.m.i. che hanno dichiarato la disponibilità alla ricerca di lavoro.
    – Occupati: – Chi sta svolgendo attività lavorativa da oltre 6 mesi

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