Manfredonia

Chiedono ‘pizzo’ per 30mila euro: quattro arresti della PS di Manfredonia


Di:

Polizia, controlli Bari

Controlli Commissariato (immagine d'archivio)

Manfedonia – ARRESTATE quattro persone, dagli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Manfredonia, dopo aver accertato dei numerosi tentativi di estorsione ai danni di un imprenditore di San Giovanni Rotondo.

L’ARRESTO in flagranza di tre soggetti, ed il fermo di Polizia Giudiziaria di un’altra persona, sono stati effettuati nella giornata di ieri, 27 agosto.

TUTTO parte a metà agosto, quando gli inquirenti scoprono che un noto imprenditore dell’area era stato destinatario di numerose telefonate estorsive. Telefonate che saranno confermate anche dallo stesso imprenditore, una volta contattato dagli agenti della Polizia di Manfredonia.

L’ATTIVITA’ D’INDAGINE si concentrava subito su Matteo e Michele Canistro padre e figlio di San Giovanni Rotondo rispettivamente di 51 e 21 anni, entrambi pregiudicati. Alla classica attività d’indagine, il personale del Commissariato di Polizia di Manfredonia affiancava quella dell’utilizzo di strumentazioni tecniche ed elettroniche, attivando diversi monitoraggi.

“SIAMO AFFILIATI ALLE FAMIGLIA DELLA FAIDA” – Grazie alle continue telefonate estorsive da parte degli arrestati, nei confronti dell’imprenditore, gli inquirenti riuscivano a rilevare la targa dell’autovettura utilizzata dagli estorsori telefonisti per minacciare la vittima, vittima “sempre più sottoposta ad un’enorme pressione psicologica”, come dicono dal Commissariato, anche in conseguenza delle minacce degli estorsori all’uomo di essere “degli affiliati alle famiglie della Faida locale”.

DALLE INTIMIDAZIONI AI FATTI – DANNEGGIATA UNA MACCHINA AZIENDALE – Gli estorsori avrebbe danneggiato pesantemente una macchina operatrice aziendale dell’imprenditore di San Giovanni Rotondo, macchina sulla quale era stato perpetrato il taglio di un radiatore dell’olio nel tentativo di mandare in fuoco il velicolo, una volta utilizzato. “Il lavoro è stato effettuato da persone esperte nel funzionamento di questi mezzi”, è stato detto in conferenza stampa nel Commissariato di Manfredonia.

LA VITTIMA CHIEDE UNA DILAZIONE DEL PAGAMENTO – La vittima, in un profondo stato di agitazione, per le gravi conseguenze che potevano scaturire da un suo diniego nel pagamento della somma di euro trentamila, dopo aver temporeggiato per diversi giorni, si vedeva dunque costretta a contattare colui che, presentatosi come mediatore, era in realtà il capo degli estorsori, Matteo Canistro. La vittima avrebbe esposto all’uomo i suoi problemi nel reperire la somma richiesta, cercando una dilazione del pagamento, al fine di evitare comunque ulteriori danneggiamenti alle sue attività.

I quattro estorsori si consultano tra loro, dopo le richieste dell’imprenditore, e, con un linguaggio in codice, e comunicando a mezzo telefono, fissano un incontro in San Giovanni Rotondo.

VENENDO A CONOSCENZA DELL’INCONTRO, GLI AGENTI DI POLIZIA DI MANFREDONIA attivavano un servizio video volto a monitorare visivamente l’incontro, con appostamento nei pressi dell’abitazione di Michele Canistro. Nell’appartamento, Canistro incontrava i due complici di San Marco in Lamis, Nardella e Borazio, che, dopo aver ricevuto disposizioni, invertivano la marcia dirigendosi verso San Marco in Lamis; giunti a Borgo Celano, l’autovettura arrestava la marcia in prossimità di una cabina telefonica pubblica, con i giovani che scendevano per telefonare.

In concomitanza all’appostamento, gli agenti in servizio alla sala ascolto avvisavano che era in corso telefonata tra la vittima e gli estorsori, una telefonata nel corso della quale le parti stabilivano un incontro in San Giovanni Rotondo.

FOTOCOPIE DI TUTTE LE BANCONOTE DA UTILIZZARE PER IL PAGAMENTO – DOPO aver avuto conferma dell’incontro tra vittima e aguzzino, gli agenti predisponevano pertanto un servizio di pedinamento ed appostamento mirato sia alla tutela della vittima che al raggiungimento dei fini istituzionali, cioè l’arresto in flagranza dei malfattori. A tal fine venivano fotocopiate tutte le banconote da utilizzare per il pagamento, per un importo complessivo di duemila euro, somma successivamente riconsegnata alla vittima, che l’avrebbe utilizzata per il dazio estorsivo.

UN UOMO BLOCCATO ALL’INTERNO DELLA SUA AUTOVETTURA – Notato lo scambio dei soldi, gli agenti aspettavano pertanto che la vittima si allontanasse dalla zona per poi intervenire; subito dopo il malfattore veniva bloccato all’interno della propria autovettura, senza poter accennare a qualsiasi tentativo di fuga.

Sottoposto a perquisizione personale, l’uomo veniva trovato in possesso delle banconote prima fotocopiate, e quindi tratto in arresto per estorsione continuata in concorso. Nel corso dell’atto, oltre ai soldi si rinveniva il telefono utilizzato per i contatti con la vittima.

LE SUCCESSIVE RICERCHE AI DANNI DI NARDELLA E BORAZIO– Allo stesso tempo la ricerca delle pattuglie sul territorio finalizzata all’arresto in flagranzadegli altri malfattori, partecipanti a vario titolo all’evento delittuoso, si concentrava sulla ricerca di Francesco Nardella e Giuseppe Borazio, entrambi ventenni di San Marco in Lamis. Il primo, conclusa la sua azione intimidatoria, era tornato a casa, luogo dove, scoperto e vistosi braccato, dopo aver notato la Polizia, fuggiva dalle scale per guadagnare una via di fuga; raggiunto dagli operanti, l’uomo inveiva contro di loro, con parole offensive ed oltraggiose, e gli si scagliava addosso, con violenti calci e pugni, procurandogli lesioni diagnosticate successivamente presso il Pronto Soccorso. Addosso all’uomo gli agenti rinvenivano il telefono cellulare utilizzato per contattare i complici per cui tanto il cellullare, pertinente al reato, quanto l’autovettura dello stesso, venivano sottoposte a sequestro.

INFINE, gli agenti si ponevano al rintraccio dell’altro telefonista Giuseppe Borazio che, dopo l’ultima telefonata, aveva trovato anche il tempo di sbarbarsi e cambiarsi d’abito. Anche questi veniva arrestato nella flagranza del reato.

Per quanto concerne Michele Canistro, in concomitanza con l’arresto in flagranza dei suoi corresponsabili, fra i quali suo padre Matteo, gli agenti provvedevano a controllare costantemente anche i movimenti dell’uomo, per evitare che potesse avvisare i suoi complici; sopraggiunto a casa, l’uomo prima scendeva dall’auto, ma appena si rendeva conto della presenza della Polizia tentava di risalire velocemente a bordo della stessa per darsi alla fuga, evidentemente avendo capito che l’estorsione non era andata per il verso giusto.

RECUPERATI 2MILA EURO, PRIMA TRANCHE DELL’ESTORSIONE – Nel corso dei controlli, gli agenti recuperavano in definitiva recuperata la somma di 2mila euro (quale prima trance di una richiesta estorsiva di 30mila euro); sequestrate inoltre due autovetture, quali mezzi utilizzati per commettere il reato di estorsione, nonché una pistola d’imitazione “mod.92 F.S.”, priva del tappo rosso, utilizzata per intimidire le vittime.” Si ritiene che questa vicenda sia solo uno degli episodi estorsivi che affliggono l’area garganica, che se denunciati, potranno sempre più essere arginati se non sconfitti definitivamente”, ha detto in conferenza stampa il primo dirigente del Commissariato di P.S. dottor Antonio Lauriola.

Chiedono ‘pizzo’ per 30mila euro: quattro arresti della PS di Manfredonia ultima modifica: 2010-08-28T13:05:06+00:00 da Redazione



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