Editoriali

Strategie di focalizzazione di massa

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(fonte image: europa451.it)

TRA le affermazioni più bizzarre che mi sia capitato di ascoltare c’è questa: “L’umanità non è ancora pronta culturalmente ad accettare l’omosessualità”. Proclama ardito poiché una parte della stessa umanità ha un orientamento sessuale di tipo omo (solo in Italia sono circa il 6,7 % della popolazione, dati Istat 2012). E allora che vuol dire? Una parte dell’umanità ha i capelli rossi, una parte dell’umanità ha un numero di scarpe superiore al 40, una parte dell’umanità è diversamente abile. Da qui ne deduciamo che l’umanità non è in grado di riconoscere o accettare se stessa? Pare una contraddizione in termini. Apparentemente paradossale, eppure con una sua quota di veridicità.

Circa l’affermazione del Papa chi sono io per giudicare un gay” intanto sembra che Papa Francesco reindirizzi la chiesa verso l’umiltà, la misericordia e l’accoglimento della peculiarità della dignità umana a prescindere da qualunque aspetto connoti l’umano medesimo. Fantastico. Detto questo, non credo che il Papa sarà mai il primo firmatario, ad esempio, della legge che equipara i matrimoni gay, essendo il custode dell’ortodossia cattolica. E del resto chi se lo aspetterebbe?

Circa la depravazione si dà sempre per scontato che l’informazione scientifica e clinica sia ampiamente passata, evidentemente non è così è allora occorre ribadirlo: “E’ gravissimo che i detrattori della legge antiomofobia, ripropongano, tra le altre, l’idea che l’omosessualità sia una malattia da curare, e, di conseguenza, che l’orientamento omosessuale sia da modificare, contraddicendo palesemente quanto, invece, da anni sostiene la comunità scientifica internazionale che, a ragione, ha da tempo rigettato le cosiddette terapie di conversione e riparative”.

Affermare che l’omosessualità possa essere curata o che
l’orientamento sessuale di una persona si debba modificare
– come recentemente dichiarato dal vicepresidente Unione Giuristi Cattolici Italiani – è una informazione scientificamente priva di fondamento e portatrice di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale ancora così fortemente radicato nella nostra società come dimostrano, purtroppo, i sempre più diffusi fatti di cronaca”.

Ribadisco, se mai ce ne fosse bisogno che gli psicologi, secondo il Codice Deontologico, non possono prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona, bensì collaborare con i propri pazienti nel caso di disagi relativi alla sfera sessuale siano essi avvertiti dagli eterosessuali così come dagli omosessuali”. (Da una nota pubblica del presidente dell’Ordine degli Psicologi italiani).

Il 22 luglio scorso la commissione Giustizia della Camera ha approvato la proposta di legge sull’omofobia proposto da Ivan Scalfarotto (Pd) e un centinaio di altri parlamentari. La proposta di legge prevede la reclusione fino a 1 anno e 6 mesi di reclusione per «chi diffonde, incita a commettere, o commette atti di discriminazione» nei confronti di due categorie: i gay e i transessuali.

Omofobia, FN riflette: "non esiste, la disoccupazione sì" (st@)

La norma vorrebbe insomma allargare all’omofobia e alla transfobia tutti i divieti e le pene attualmente già in vigore in base alla cosiddetta Legge Mancino-Reale, da anni attiva contro chi fa propaganda all’odio razziale, etnico, nazionalista o religioso e che vieta, tra l’altro, ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per i motivi suddetti.

Sì ad una legge chiara che introduca il reato di omofobia non per venire incontro agli interessi della lobby gay, ma per contribuire a prevenire inconcepibili suicidi di quattordicenni derisi e tormentati da coetanei che si arrogano la definizione di “giusti e normali” e di questa si fanno forti.

Tutto il resto è sensibilizzazione precoce e preventiva, tutto il resto è la prevenzione di un’affettività consapevole e edotta, cioè non stupidamente ignorante, immatura e carica di pregiudizi infondati quanto rigidi e lungi dall’estinguersi nell’immaginario collettivo.

E’ da un po’ che leggo e sento parlare delle questioni sociali (dal femminicidio all’omofobia) come “armi di distrazione di massa” contro l’unico totemico argomento di cui sia lecito occuparsi, e di cui è lecito che il governo si occupi, l’economia. Fuorviante e strumentalmente demagogico nella propensione al facile consenso. Non esistono gerarchie. Non si possono fare gerarchie su cose che riguardano la vita delle persone e il benessere psicofisico di adolescenti e adulti. Chi lo afferma lo fa strumentalmente, in modo retrivo ed anche “antico” cavalcando banali e parziali opinioni comuni. Al fine del mantenimento dello status quo.

Non è un problema e non è certo reato avere opinioni differenti sui contenuti e il valore della legge antiomofobia, se ne continuerà a discutere. Ma ripeto, è soprattutto del benessere psicofisico, e non solo urgentemente materiale, delle nuove generazioni che dobbiamo occuparci. I suicidi, o comunque il malessere, derivante dalla non accettazione sociale della propria presunta diversità non sono argomenti di “minore importanza”. Il come fare è alla discussione collettiva ma che ci sia da fare è fuori discussione.

Delle due affermazioni riportate nell’immagine la prima è molto falsa, la seconda molto vera. Il fatto che si utilizzi un’affermazione falsa e sminuente per corroborare la veridicità e la valenza della seconda non dice tanto dell’urgenza della questione economica quanto del tentativo di negare la necessità di un cambiamento sociale e culturale complesso, che solo parzialmente si materializza in una legge. A chi giova? Non ne parliamo, neghiamo e/o minimizziamo e vivremo tutti rasserenati e tranquilli? Che sollievo, l’economia è più importante.

(A cura della dottoressa Vittoria Gentile)



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