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A cura di Valentina Sapone

L’egiziana Iside e il “sipontino” sant’Andrea: devozione e attività marittime ieri e oggi

Il mare è da sempre una preziosa fonte di sostentamento per le popolazioni che vi si affacciano ma è anche foriero di rischi, come ben sa chi ha scelto di farne la propria professione

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Manfredonia – Il mare è da sempre una preziosa fonte di sostentamento per le popolazioni che vi si affacciano ma è anche foriero di rischi, come ben sa chi ha scelto di farne la propria professione: il primo settembre, com’è noto, Manfredonia rende omaggio a sant’Andrea in qualità di “protettore dei pescatori”: una suggestiva processione sul mare, a bordo di pescherecci, conduce la statua del santo, e, nel corso della cerimonia, viene lasciata una corona di fiori ai caduti del mare,che le barche toccano con la pruaper assicurarsi la protezione del santo. [Per saperne di più cliccare qui]

La necessità di una tutela ultraterrena alle attività marittime non è una novità del mondo cristiano ma era già propria delle popolazioni dell’antichità. Nel mondo romano è possibile che la pescarientrasse nella sfera di tutela delle divinità che proteggevano la navigazione, tra di esse Iside, dea egiziana che i Romani avevano acquisito nel proprio pantheon. Conosciamo bene, grazie a una descrizione dettagliata di Apuleio, la cerimonia dedicata alla dea che apriva la stagione della navigazione. Il rito avrebbe, ai nostri occhi influenzati dalla cultura contemporanea, connotati quasi “carnevaleschi”: iniziava, infatti, con una processione nella quale sfilava un gruppo di persone vestite in maschera peradempiere a voti fatti; poi donne vestite di bianco, festosamente agghindate, alcune delle qualispargevano fiori lungo la strada e altre vi versavano profumi;altre donne avevano specchietti fissati dietro le spalle per “permettere” alla dea di vedere quanta gente seguiva e altre pettinicon cui fingevano di pettinare la dea. Seguiva un gruppo di fedeli con lucerne, fiaccole e ceri, suonatori di zampogne e flauti e ragazzi vestiti di bianco, che cantavano un inno alle Muse; infine i flautisti votati a Serapide, gli iniziati ai misteri di Iside ei sommi sacerdoti. Alla fine della processione venivano portate le immagini degli dèi.

Si giungeva sulla riva del mare, dovesi trovava una bellissima nave dipinta con pitture egizie, con una vela bianca su cui era scritto, in lettere dorate, un augurio per una felice navigazione. Il sommo sacerdote visi avvicinava con una fiaccola, un uovo e dello zolfo e, pronunziando solenni preghiere, la purificava e la consacrava offrendola alla dea. Veniva poi issato l’albero e tutti portavano canestri di aromi e altre offerte e davano il via a un banchetto a base di latte, mentre la nave prendeva il largo. La processione, successivamente,tornava al tempio; qui venivano lette frasi augurali e, in lingua e rito greco, proclamata l’apertura della stagione della navigazione. La folla esultante, si recava a baciare i piedi del simulacro della dea, tutto in argento, portando rami fioriti e ghirlande.

(A cura di Valentina Saponevalentina_sapone@libero.it)



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