ManfredoniaRicordi di storia
Causa una sommossa popolare

1885 – Scandalo ai “Bagni al mare” a Manfredonia

A cura di Franco Rinaldi e Antonio Salvemini

Di:

Manfredonia. Fra i tanti avvenimenti rilevanti accaduti nel corso dei secoli nella nostra Manfredonia, c’è da ricordare la sommossa popolare causata da un episodio, a dir poco indecente per quei tempi, per uno scandalo che ebbe luogo ai bagni di mare nel mese di agosto del 1885. Già nell’’800 la cittadina balneare di Manfredonia, come le più rinomate e famose località di mare d’Italia, vantava i suoi stabilimenti balneari in legno a palafitte sul mare, denominati un tempo in loco “i bbarracche” con pontile di accesso al mare.

Uno di questi stabilimenti era denominato “Vittor Pisani” della famiglia De Marzo in ricordo dell’ammiraglio veneziano deceduto il 13 agosto 1380, nella città di Manfredonia, in casa del nobile cavaliere Guido da Fogliano (morte causata da febbre continua, contratta mentre era al comando della flotta della Serenissima che combattè i Genovesi nelle acque dell’Adriatico).

Lo stabilimento balneare su palafitte “Vittor Pisani” era ubicato in zona Mandracchio (spiaggia Diomede), come si evince da una perizia tecnica dell’ing. Vincenzo Coppola redatta il 16 luglio 1885; aveva al centro la direzione, mentre a destra e a sinistra sorgevano le cabine-spogliatoio, distinte rigorosamente per gli uomini e per le donne, con il divieto tassativo, come da regolamento di Polizia Urbana che gli uni potessero farsi il bagno in promiscuità. Un altro stabilimento balneare era quello del sig. Giovanni Titta, titolare della prima concessione demaniale datata 6 giugno 1890. Questi, aveva intitolato tale stabilimento “Stella Polare”.

Tra gli avventori dei bagni, un giovane ingegnere di Foggia fu protagonista di una clamorosa bravata, che fece scalpore a tal punto da provocare una sommossa popolare. L’11 agosto 1885, in piena canicola estiva, a causa anche del vento di favonio che rendeva l’aria irrespirabile, nella mattinata, l’ing. Scopoli di Foggia, giovanotto intraprendente e sicuro di sé, insieme a numerosi bagnanti foggiani, per sfuggire alla caldo torrido, arrivarono in treno alla stazione campagna della nostra città in cerca di refrigerio a mare.

L’ing. Scopoli dopo aver pranzato in un ristorante sito in corso Manfredi, si recò nel tardo pomeriggio sulla panoramica piazzetta Mercato, dalla quale era possibile ammirare in bella vista il porto e lo stabilimento balneare “Vittor Pisani”. Dopo aver contemplato l’azzurro e limpido mare, l’ingegnere decise di recarsi presso lo stabilimento balneare, per farsi il bagno.

Uscito di lì a poco dal proprio camerino-spogliatoio, l’ingegnere si mostrava in mutandine da bagno, costume all’epoca considerato poco decente, portandosi nella zona dei camerini riservati alle donne, ove in quel momento si trovavano signore e signorine (alcune nipoti del Sindaco Grassi) tutte in costume da bagno, le quali all’apparire dell’intruso incominciarono a gridare e strillare, perché lo stesso uscisse dalla loro zona e rientrasse in quella riservata agli uomini. Ma l’intrepido giovanotto che aveva in animo di corteggiare la signorina Matilde, nipote del sindaco della Città, si ostinava nonostante le grida delle donne a rimanere nella zona a loro riservata, per attirare l’attenzione della ragazza su di sé.

Avvertito subito dell’accaduto, il sindaco dott. Giuseppe Grassi (in carica dal 5 marzo 1883 al 14 aprile 1887), zio della signorina Matilde, denunciava lo Scopoli all’Autorità Giudiziaria per aver contravvenuto alle disposizioni dell’art. 78 del Regolamento di Polizia Urbana e delle ordinanze sindacali del 1876 per bagni di mare; tali norme emanate nel luglio precedente imponevano a tutti coloro che frequentavano lo stabilimento sottoposto alle mura della Città, che si dovevano tuffare nel mare, sia per ragioni di mestiere, sia per la salute e divertimento, sia per la pubblica decenza per i costumi da indossare, una rigida separazione dei camerini (spogliatoi) nelle due zone con regole molte severe.

Il capo dell’amministrazione comunale per l’esecuzione delle citate ordinanze pei bagni di mare disponeva che gli agenti (guardie municipali) in servizio nello stabilimento vietassero l’ingresso all’ing. Scopoli. Quanto emanato veniva prontamente eseguito il giorno successivo, allorquando l’ingegnere con sfrontatezza, si presentò nuovamente presso lo stabilimento, insieme ad un suo amico per farsi il bagno. Ritornato a Foggia a Scopoli non bastò l’avvertimento e l’impedimento a mettere piede nello stabilimento, perché il 13 agosto con quello stesso compagno del giorno precedente e con altri due amici, ritornò in treno a Manfredonia e si portò in Largo San Domenico, presso il Municipio, ove fece recapitare tramite un donzello comunale (messo comunale), un biglietto di sfida con minacce scritto di suo pugno al Sindaco, reo a suo giudizio di querela sporta contro di lui.

Il dott. Grassi dopo aver letto la missiva di sfida nei suoi confronti, passò parola a tutte le guardie municipali, ai donzelli, agli impiegati comunali, e ai suoi parenti; in breve tempo si videro formarsi nelle piazze e vie cittadine numerosi capannelli di persone in attitudini tutt’altro che rassicuranti. L’ing. Scopoli unitamente ai suoi tre amici mentre girava per le vie cittadine si accorse della situazione minacciosa “mala parete” che si stava preparando nei loro confronti a causa delle intimidazioni fatte al sindaco Grassi; giunti in Corso Manfredi montarono velocemente su una “vettura di piazza” (carrozza con cavalli per servizio di piazza) e ordinarono al vetturino di dirigersi velocemente verso la stazione ferroviaria, per partire con treno alla volta di Foggia.

Quando la carrozza con l’ing. Scopoli e suoi amici si portò alle ultime case dell’abitato e precisamente a Porta Foggia, venne circondata e i foggiani aggrediti verbalmente da circa 500 cittadini e adepti del Sindaco, tutti armati di bastoni e mazze per impartire una sonora lezione ai forestieri. Mentre la vettura con gli occupanti foggiani stava per essere manomessa e i passeggeri assaliti e malmenati dalla folla furente arrivarono sul posto i Carabinieri (della locale stazione Reali Carabinieri) sita all’epoca nei locali di Palazzo dei Celestini, allertati dalle grida e dagli schiamazzi provenienti dalla vicina piazza. Il comandante Annibale Zezza, del citato comando, insieme al vice-brigadiere Cesare Rossi e ai carabinieri Matteo Renzi, Claudio Brambilla e Adriano Civita, si portarono immediatamente in piazza, dove cercarono invano di indurre la folla ad allontanarsi, non riuscendo con le parole a dissuadere i sipontini che accecati dall’odio volevano dare una sonora lezione ai forestieri e vendicare l’offesa subita dal sindaco e da sua nipote.

I militi non riuscendo dopo vari tentativi a calmare la folla inferocita misero mano alle sciabole in dotazione, sguainandole dal fodero e intimando di lasciar passare la carrozza; la folla rimasta perplessa sul da farsi, si allargò e il vetturino riuscì a fuggire in gran fretta, portandosi alla stazione ferroviaria (stazione Campagna). Nel frattempo la folla non si sciolse, anzi si ingrossava sempre di più, fino a raggiungere il migliaio di persone, e con urla e imprecazioni inseguì fino alla stazione ferroviaria, l’ingegnere e i suoi amici foggiani, nell’ultimo tentativo di impartire loro una sonora lezione. Questi, nel frattempo, erano riusciti incolumi a salire sulle carrozze del treno per Foggia. La folla ancora inferocita, si era portata sui binari presso la stazione ferroviaria per bloccare la partenza del treno. I Carabinieri, che in gran fretta si erano portati anch’essi presso la stazione Campagna, riuscirono a calmare gli animi dei dimostranti e nel contempo a salvaguardare l’incolumità degli impauriti, incoscienti e spudorati foggiani.

Dopo il segnale di partenza del treno, la folla si spostò dai binari e il convoglio ferroviario proseguì per Foggia. A causa del comportamento indecoroso tenuto dall’ing. Scopoli, nei confronti delle nipoti e parenti del sindaco Grassi, per aver indossato un costume (slip), per quei tempi ritenuto scandaloso, i cittadini di Manfredonia, nell’agosto del 1885, per questo episodio, assursero alle cronache giornalistiche nazionali.

**Alcune notizie storiche dell’accaduto, per la cronaca dell’agosto 1885, sono state riprese dal Calendario Storico 1985 dell’Arma dei Carabinieri, edito dalla rivista “Il Carabiniere”.

FOTOGALLERY



Vota questo articolo:
8

Commenti


  • toto'

    Manfredoniani di una volta…….quando c’era onore e dignita’!


  • MANFREDONA VITTIMA SACRIFICALE DI POLITICI FALSI E CINICI

    Ora c’è depravazione e assenza totale di valori.


  • Raffaele Vairo

    Altri tempi! Allora tra i manfredoniani c’era un vero spirito di corpo che, ahimè, oggi non c’è più…


  • L'anticristo si è fermato a Manfredonia

    Certe persone per ingordigia, per danaro si venderebbero al miglior offerente e si venderebbero figlie, figli, moglie e genitori.


  • Nicola

    Grazie Franco, semplicemente straordinario.


  • Anonima

    Sono finiti i valorosi.Le famiglie rappresentative di una volta che sapevano tenere in ordine il paese.I Trimigno, i Manzella, i San Pitr, i Brigida, i Marinaro , i Curcio erano queste le persone che tenevano l’ ordine del paese mio nonno me li nominata sempre quando raccontava le sue storie.Il paese era ordine e serietà.Mo invece anche gli scacchiatelli fanno la loro parte a Manfredonia.


  • Anonimo

    A capt bun.Na sbagliet nind.


  • G. Cafareli

    Il cavaliere Giuseppe Grassi era un govrernante intederrimo ed un medico molto bravo ed affermato per l’epoca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati