Cultura
Gli eventi narrati nel libro risalgono alla primavera del 2014, due mesi prima della presa di Mossul

Nella testa di una jihadista – A.Erelle, 2015

Anna Erelle vive costantemente sotto scorta. Ha cambiato casa e identità. I giornali per cui scriveva le hanno vietato di parlare di terrorismo


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Bologna/Manfredonia. “Nella testa di una jihadista” è un’inchiesta sui meccanismi di reclutamento dello Stato Islamico. Gli eventi narrati nel libro risalgono alla primavera del 2014, due mesi prima della presa di Mossul e la successiva autoproclamazione del califfato di Abu Bakr al-Baghdadi.

NELLA TESTA DI UNA JIHADISTA. Giovane reporter francese, Anna Erelle ha indagato a fondo la “propaganda digitale” dello Stato Islamico e i metodi di reclutamento utilizzati dai jihadisti su internet, la cosiddetta “Jihad 2-0”. Nel corso delle sue ricerche è venuta in contatto con decine di giovani europee “reclutate” sui social network e dichiaratesi pronte a partire per la Siria. Per comprendere meglio il fenomeno e realizzare un reportage ha creato l’identità fittizia di “Mélodie”. Dalla pubblicazione del suo testo Anna Erelle ha ricevuto diverse minacce. Vive sotto scorta e sotto falsa identità.

ANALISI. L’inchiesta presentata in questo libro è tristemente attuale, in un periodo di frequenti attentati terroristici che mirano a rendere più insicuri (e quindi deboli) i popoli occidentali. La giornalista francese Anna Erelle, nel 2014, ha letteralmente vestito i panni di una ragazza attratta dalla propaganda dello Stato Islamico, al punto da dichiararsi disposta a lasciare tutto per recarsi in Siria, cosa che purtroppo accade più spesso di quanto si pensi (sempre più giovani occidentali seguono quella strada). Dopo aver creato un’identità online falsa, Mélodie, viene contattata da Abu Bilel, un francese trasferitosi in Siria e braccio destro di Abu Bakr al-Baghdadi. Il racconto del lungo dialogo tra i due su Skype è la parte più importante (e consistente) del libro: è così che l’autrice raccoglie molte informazioni sulle modalità di reclutamento. L’inchiesta dovrebbe completarsi con il viaggio di Anna Erelle in Siria, ma gli eventi prendono una piega imprevista e il tutto si complica. L’autrice è molto brava nel rendere le proprie emozioni durante i mesi vissuti come Mélodie, il suo racconto sembra un romanzo avvincente. Ci si chiede però se il gioco sia valso la candela, in fin dei conti le informazioni che è riuscita a raccogliere non appaiono così sorprendenti o importanti, sicuramente c’è una sproporzione tra i risultati dell’inchiesta e i rischi corsi e le conseguenze, come la fatwa lanciata contro Mélodie: “Fratelli del mondo intero, lancio la fatwa contro questo essere impuro che si è preso gioco dell’Onnipotente. Se la vedete, ovunque siete, rispettate le leggi islamiche e uccidetela. A condizione che la sua morte sia lenta e dolorosa. Chi si fa beffe dell’Islam ne pagherà le conseguenze col sangue. Essa è più impura di un cane, violentatela, lapidatela, finitela. Inshallah”.

L’AUTRICE. Anna Erelle vive costantemente sotto scorta. Ha cambiato casa e identità. I giornali per cui scriveva le hanno vietato di parlare di terrorismo.

Il giudizio di Carmine
Anna Erelle
NELLA TESTA DI UNA JIHADISTA
2015, TEA
Valutazione: 3/5

(A cura di Carmine Totaro,Redazione StatoQuotidiano – Riproduzione riservata)

Nella testa di una jihadista – A.Erelle, 2015 ultima modifica: 2017-08-28T13:06:12+00:00 da Carmine Totaro



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