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A cura di Paolo Cascavilla

Roma non è nel Texas. La cultura classica: inutile e senza futuro?

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Oggi su un quotidiano leggo, in un articolo sul Referendum, le parole latine quorum, par condicio, deficit e …referendum. Poi nello stesso articolo tre parole in latino maccheronico: mattarellum, porcellum, italicum. Ed ancora in un altro paio di articoli: auditorium, aula magna, tutor, iter, curriculum. Il motto dell’Unione europea:“In varietate concordia” (scelto da un sondaggio tra giovani europei); quello degli USA: “E pluribus unum”. In Francia dopo gli attentati era scritto ovunque fluctuat nec mergitur e queste parole sono state proiettate con i colori della bandiera francese sulla Tour Eiffel. E’ il motto della città di Parigi (una barca e la scritta fluctuat nec mergitur – è sballottata ma non è sommersa). Parole che molti si sono fatti tatuare.

Il successo dell’operazione di Siponto è stato innescato dalla basilica virtuale, ma ha trovato alimento negli scavi intorno, negli ipogei, nella Basilica antica. C’era una voglia di conoscere mai avvertita con così forte evidenza. C’era la fila per leggere i pannelli e le didascalie. Alcuni chiedevano il significato di parole difficili. Beh, le discipline classiche aiutano a capire, a leggere il patrimonio antico, a farlo conoscere. Qualcuno ha definito il ministero dei beni culturali, il vero ministero dell’economia dell’Italia.

Tutte le scuole insegnano a pensare, abituano alla concentrazione, a saper studiare. Saper pensare (e avere gli strumenti per farlo) è la vera risorsa del futuro, per affrontare con consapevolezza e coraggio i mutamenti enormi che ci aspettano. Il liceo classico lo fa attraverso discipline che appartengono al nostro passato. Permette di fare operazioni sulla lingua che non sono possibili con altre discipline. La traduzione dal latino è l’esercizio più vicino alla sperimentazione, al metodo scientifico; lo ha sostenuto in questi giorni un insigne fisico (Guido Tonelli). Un sistema così congegnato che, se non riesci a sistemare un piccolo elemento, salta tutto. Come in un progetto di architettura, in un esperimento di fisica, a volte c’è un dettaglio minimo e…

Credo che abbia ragione lo scrittore Giuseppe Pontiggia, quando ebbe a scrivere: “Se Roma fosse stata nel Texas, mai la scuola americana avrebbe abbandonato il latino”. All’inizio degli anni sessanta, nello scontro tra servatores e novatores, vinsero questi ultimi e la “lingua dei signori”, come disse Pietro Nenni, fu abolita.

Nell’attuale confusione delle parole, nelle novità che non sono novità, nel provincialismo di chi vive solo il presente e tiene gli occhi bassi su Facebook, il latino costringe a pensare all’uso delle parole, alla consecutio temporum (la conseguenza delle azioni e la profondità del tempo), e quindi alla nobiltà della politica che pensa e costruisce il futuro. Sfortunatamente ci sono nelle scuole coloro che adorano le ceneri, mentre invece devono alimentare il fuoco. Vale per tutte le materie e in particolare per quelle classiche.

E’ più utile il classico o l’alberghiero? Forse entrambi, che dite? Entrambi possono incontrare culture diverse, educare alla tolleranza e alla diversità (il primo con le parole e le pietre antiche, il secondo con il cibo e i sapori). Purtroppo sono state sbattute le uova ed è stata preparata una frettolosa omelette, poco commestibile. Si poteva aspettare… la politica, però, è strana. Ha paura di se stessa. Pensa che qualcosa possa sfuggirle e perciò ama l’urgenza e l’emergenza, dimenticando che è soprattutto arte dell’incontro, della mediazione, della programmazione.

Ma ora il piatto è preparato e spetta alle due scuole mostrare che si è capaci di servirlo in modo originale. Qualche idea: mettere insieme le biblioteche e aprirle al quartiere, riprendere il vecchio progetto di abbellire quell’edificio grigio con murales, rifare quella intitolazione da supermercato. Fare quello che non fanno gli altri: sprovincializzare questa città, presentare libri che ci parlino del mondo, del futuro, farci guardare oltre l’orizzonte. Recitare negli ipogei Saffo o brani dell’Antigone, in greco. Arriverà un mucchio di gente! E fare tutto con allegria!

A cura di Paolo Cascavilla – fonte futuri paralelli.it



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