Editoriali

Benedetto Petrone, da generazione a generazione


Di:

Un banner di ricordo di Benny Petrone (http://ciaobenny77.splinder.com/)

IL 28 novembre 1977, Benedetto Petrone aveva 18 anni e, parafrasando indebitamente Rino Gaetano, un mucchio di sogni di libertà. La sera del 28 novembre, l’ha raccontata nel 2006, sul manifesto, il suo amico Franco Intranò: “Quella sera tra le 19 e le 20 dalla Cattedrale ci muovemmo in gruppo per raggiungere altri amici che provenivano da piazza Garibaldi. Attraversammo piazza Chiurlia fino ad arrivare davanti al teatro Piccinni. Qui, mentre stavamo tornando a Bari vecchia, fummo aggrediti da quaranta persone con il volto coperto. Nella fuga generale Benedetto, che aveva problemi di deambulazione, rimase indietro”. Le quaranta persone erano un gruppo di neo fascisti. In tempi di lotta dura senza paura, nessuno si celava dietro un dito. Ed i fascisti erano fascisti, come i comunisti, comunisti. Armati di mazze, cacciaviti e coltelli, provenienti dal più cruento dei circoli del Movimento Sociale Italiano barese, il Passaquindici, i componenti la squadraccia – come fu subito ribattezzata dall’opinione pubblica e dai giornali, specie quelli con simpatie a sinistra – sorpresero Benny, uccidendolo.

La cronaca racconta che a commettere, materialmente, l’omicidio, fu Franco Piccolo. Ma in un’Italia che non rigurgitava verità e che, anzi, ne era infastidita a tal punto da utilizzare il segreto di Stato come vera e propria arma politica ed il terrorismo come metodo di attuazione della politica stessa, Piccolo venne fatto letteralmente sparire. Per giustificarne la scomparsa, fu messa in giro la voce che avesse dato di matto e che, perciò, sarebbe stato più sicuro internarlo. i rumors inerenti un suo vagabondare per manicomi europei non sono mai stati suffragati dalla concretezza dell’esperienza. Fatto sta che, ricomparso in Italia, a pochi anni dall’omicidio Petrone, Piccolo si suicidò in carcere.

34 anni dopo, di Benny Petrone non resta che un mucchio di cenere, qualche amico, l’intitolazione di una strada ed un ricordo a metà fra il malinconico e il rabbioso. La sua gioventù zoppa, guarnita da un sorriso dolce e da una voglia di vivere senza eguali, fa fatica a trovare patria nel mondo moderno. Benny Petrone non era un alieno. Viveva i problemi di una città di medio-grandi dimensioni negli anni degli scempi urbanistici, del mattone selvaggio. E li viveva, si diceva allora, da ‘sfruttato’. Benny amava lo studio, voleva l’Università, ma la sua famiglia non poteva permettersela. Così, Benny, aveva trovato un lavoro. Perché gli era chiaro che, attraverso la formazione, attraverso il sapere, l’emancipazione di una classe di schiacciati poteva divenire realtà. La conoscenza e non la violenza come dinamica politica per il cambiamento dei rapporti sociali. Le battaglie di Benedetto, che erano le battaglie di un’intera generazione di ragazzi baresi, erano mosche attorno al corpo molle dell’amministrazione e dell’imprenditoria. Come ricorda Nichi Vendola attraverso il suo blog, “la sua utopia era difendere Bari Vecchia [una ‘zona rossa’ dove il Pci raggiungeva picchi del 90%] da operazioni di speculazione urbana, dall’idea che i residenti dovessero essere deportati nelle nuove periferie, perché il borgo antico potesse diventare una cartolina illustrata e un salotto buono per la Bari bene”.

Da ieri ad oggi, quel che resta, a Bari e non solo, è proprio il male che Benedetto voleva estirpare: la speculazione edilizia. Da Bari a Foggia, passando per Murge e Subappennino, toccando il Gargano e sforando lungo le coste leccesi, l’erbaccia di un’imprenditoria che non si fa scrupoli di frantumare la mascella della comunità comprimendola sotto la suola delle linde Clarks, cresce rigogliosa. Favorita da un appiattimento sostanziale della causa studentesca su conflittualità interne al sistema della formazione, foraggiata e coperta da politici guerci, alimentata da un disimpegno generalizzato figlio di un egoismo che non si può neppure dire di classe (‘ho mangiato io, han mangiato tutti’, il suo motto), questa matrice economica stritola la giustizia reale per crearne una fittizia; genera falsi miti che si chiamano ‘emergenza abitativa’, ‘sicurezza’, ‘crisi economica’. Barricandosi dietro concetti come questi, si normalizzano affari che, altrimenti, sarebbero ingiustificabili: mattone selvaggio (su aree archeologiche e non solo), militari in città e lager riassunti in sigle rassicuranti (Cie, Cara, Cpt), licenziamenti a tappeto.

“Se chiudo gli occhi mi rivedo in Piazza Prefettura il giorno dopo, vedo la rabbia di quei compagni dell’estrema sinistra che assaltarono la sede della Cisnal, risento nelle orecchie il pianto e le parole al microfono di Franco Giordano, allora segretario provinciale del Pci, che diceva: non fate sciocchezze. Ricordo il lancio di lacrimogeni sulla folla inerme, la fuga, la rabbia e i funerali che furono il rito di un dolore giovanissimo, una pagina che doveva servire a scrivere per noi la trasformazione della rabbia non in violenza cieca ma in impegno politico”, il ricordo di Nichi il militante. Ricordo che, in sé, contiene un’indicazione stradale: ripartire dall’impegno. L’approccio al problema in ‘maniera Novecentesca’ può essere una delle chiavi, se non altro, di lettura. Formazione politica, militanza, e nessun timore di sporcarsi le mani con i problemi del quotidiano. Non la solita menata antiweb, piuttosto un ripensamento, un logico rimescolamento, una selezione dei principi che avviene sul campo e non fra le nebbie del virtuale.

Le nuove generazioni lo devono a Benedetto Petrone.

Benedetto Petrone, da generazione a generazione ultima modifica: 2011-11-28T11:02:49+00:00 da Piero Ferrante



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi