Capitanata

Hydro, il ridimensionamento. La figlia di un operaio: “Siamo dei numeri”


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I lavoratori della Hydro (Copyright PF - Stato)

San Severo – 279 ADDETTI e 9 dirigenti, quattro stabilimenti in Italia (due in Abruzzo: Aielli e Atessa, uno in Lombardia: Ornago, uno in Capitanata: a San Severo), un capitale sociale che sfora i tre milioni di euro. Sono questi, limpidi, tutti i numeri della Hydro Building System in Italia. La multinazionale norvegese con sede legale in Svizzera, a Losanna, e centro operativo nella Penisola a Cernusco sul Naviglio, nel milanese, sarà presto convocata dalla Regione Puglia per affrontare il problema dell’organico sanseverese. La decisione, maturata sabato scorso in un’assemblea convocata dal Partito Democratico, ha la maternità, pesante, dell’Assessore al Lavoro della Regione Puglia, Elena Gentile.

La storia, il riassunto, la lettera di licenziamento. Lo scorso 11 novembre, senza preavviso alcuno, e senza puzze di bruciato aleggianti nell’aria dell’Alto Tavoliere, l’impresa, considerata un gioiellino in termini di rendimento e di sicurezza sul lavoro, recapita una missiva, via Assindustria, a Sindacati, Rsu, Regione Puglia e provincia di Foggia. 6 fogli intestati in cui, per punti, illustra le (proprie) motivazioni del ridimensionamento. Fredda, come fredde lo sono tutte le missive formali di questo tipo. “La sottoscritta Hydro Building System SpA […] comunica con la presente […] l’intenzione di voler procedere alla chiusura dell’unità produttiva di San Severo (FG) e, conseguentemente, esprime la procedura di licenziamento collettivo al fine di procedere ad una riduzione del personale pari a 42 unità”. E, per non cadere in equivoci, precisa: “Tutte occupate presso l’unità locale di San Severo”. Unità che, per conto della Hydro, si occupa dell’ossidazione (e se ne occuperà fino al primo gennaio dell’anno venturo, permanendo così le cose) di infissi da esterno dal 1997, quando assunse il servizio rilevandolo dall’ex Ossital srl. L’obiettivo, allora, era quello di “fidelizzare l’azienda”. Oggi, mutate le condizioni economico-finanziarie, muta anche la missione dello stabilimento sanseverese. Praticamente ritenuto inutile. “La società – spiegano – ha registrato a livello generale perdite di volumi d’affari e fatturato”. Si è infatti passati, secondo dati in possesso della multinazionale, dalle 25 mila tonnellate all’anno di produzione fatte registrare nel 2008 alle 17 mila di quest’anno. Calo che, per l’unità pugliese, significa: -23% di ossidato nel 2010 e -30% nel 2011. E che “rende inevitabile ed improcrastinabile una revisione del modello organizzativo”.

Solo a San Severo. I dubbi del piano industriale, comunque, restano tutti. Ce li hanno affidati i lavoratori, ma anche le sigle sindacali, specie la Fiom, che stanno lottando contro l’ipotesi di chiusura. Se, infatti, l’azienda reputa impossibile il trasferimento degli operai presso altri stabilimenti e qualsiasi investimento che punti alla salvaguardia del lavoro, il fronte in lotta, sciorina dati che lasciano amaro in bocca. Il registro paga della Hydro, come detto, tolti i dirigenti, conta 279 unità di personale. Di questi, oltre il 50% lavora all’interno degli uffici. Gli impiegati con il marchio della multinazionale norvegese sono infatti 152, a fronte di 127 operai. Della categoria impiegatizia fanno parte 50 addetti alle vendite, 38 addetti all’amministrazione, 34 addetti al servizio clienti, 32 impiegati tecnici. Al contrario, tolto lo stabilimento di San Severo, la Hydro conta 83 magazzinieri. Di questi nessuno perderà il posto. Nel piano industriale, infatti, alla voce esuberi, figurano 31 operai della ‘San Severo ossidazione’ e 11 ‘magazzinieri San Severo’. Senza contare, poi, i 17 interinali che, da qualche anno, ruotano attorno all’impresa. Una beffa, secondo gli operai. E a ben donde.

La lettera di licenziamento fatta recapitare ai lavoratori (st)

La lettera. Come una triste nenia, i mobilitandi vano ripetendo il concetto che “non possono andare via così. Ci hanno rassicurato, ci hanno anche consigliato di sposarci”. Qualcuno l’ha fatto. Le famiglie, all’interno dello stabilimento della Hydro, sono tante. Lo scorso martedì (22 novembre), durante la protesta silenziosa tenutasi a Foggia sotto la sede di Assindustria, c’erano un paio di mogli e qualche figlio. La situazione è pesante ed anche loro la patiscono. Prima di gettarsi in braccio all’abbandono, però, vogliono provare a scuotere qualche coscienza in alto. Così, accade che la figlia di un operaio, prenda carta e penna e verghi a sua volta una missiva, pubblicata, tra l’altro, anche dal blog ufficiale del comico Beppe Grillo. “Sono figlia di un operaio metalmeccanico che a fine Dicembre perderà il posto di lavoro. Vivo a Foggia e circa un mese fa ci è arrivata una notizia per noi disastrosa che coinvolge 42 famiglie a causa della chiusura dello stabilimento della multinazionale norvegese HYDRO BUILDING SYSTEMS S.P.A., che ha sede con sito a San Severo provincia di Foggia”, la presentazione, spoglia, secca. La ragazza prova a spiegare quel che sta accadendo con parole più immediate possibili: “Dopo 13 anni di duro lavoro e sacrifici la casa madre ha deciso di chiudere i battenti fermando la produzione dal 1 gennaio 2012 solo in un sito su quattro, chiuderà San Severo e resteranno aperti i siti di Ornago, Atessa e Aielli. La casa madre con sede a Losanna (Svizzera) ha deciso di mettere direttamente in mobilità i 42 operai tutti monoreddito con mutui trentennali sulle spalle e alcuni con gravi problemi familiari. Gli operai hanno aperto una pagina su facebook Hydro San Severo dove ci sono foto e video di loro operai”. Poi, la chiosa: ” Lo stabilimento di San Severo fino a qualche mese fa era il fiore all’occhiello per la produzione, qualità e sicurezza (primi in Italia e secondi in Europa) senza aver mai fatto un solo giorno di cassa integrazione ma facendo i tre turni pieni con straordinari. Senza il duro lavoro degli operai non esisterebbero le fabbriche ma purtroppo noi per loro siamo solo dei numeri. Non è giusto che per colpa di chi ha mal gestito ne paghino le conseguenze i 42 operai con le loro rispettive famiglie. Il 2 Dicembre 2011 scenderanno a Foggia alla confindustria i legali e i responsabili dei quattro siti per la chiusura dello stabilimento di San Severo, gli operai faranno sciopero e manifesteranno fuori alla confindustria con dignità silenziosamente”.

Intanto, in attesa delle mosse della Regione Puglia, arrivano le prime risposte dei partiti. Dopo il grande impegno del Partito Democratico, e mentre il Prc starebbe per diramare una nota al curaro, sono i dipietrini a prendere posizione. “Esprimo solidarietà agli oltre 40 lavoratori della Hydro di San Severo che dal 1° gennaio non avranno più lavoro e auspico la risoluzione della questione in tempi brevi”, scrive Michele Ametta, Italia dei Valori di Torremaggiore.

p.ferrante@statoquotdiano.it
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SEGUI LA VICENDA HYDRO SU STATO QUOTIDIANO:
1. La manifestazione del 22 novembre a Foggia
2. L’assemblea di san Severo con Elena Gentile

Hydro, il ridimensionamento. La figlia di un operaio: “Siamo dei numeri” ultima modifica: 2011-11-28T17:01:46+00:00 da Piero Ferrante



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  • avv. Eugenio Gargiulo

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    L’ avv. Eugenio Gargiulo: Diffidate di chi vi proponga la conversione del titolo da “abogado” ad “avvocato”!

    Fino ad un decina di anni fa, si era soliti assistere al cosiddetto fenomeno della emigrazione “a contrario” degli aspiranti avvocati , appartenenti a Consigli dell’Ordine settentrionali, con una corsa all’iscrizione, al fine di sostenere l’esame di abilitazione alla professione, presso Distretti di Corte di Appello meridionali, considerati “lidi più felici” in quanto a percentuali di candidati promossi già in prima battuta .( a Reggio Calabria , per esempio, si raggiungeva anche il 90% di promossi, rispetto al 30-35% di Milano!!!)

    Con la riforma attualmente in vigore , che prevede il sorteggio incrociato dei Distretti di Corte d’Appello che effettuano le correzioni sugli elaborati scritti , nonché lo “sbarramento” ai trasferimenti dell’ultima ora presso differenti Consigli dell’Ordine, l’andazzo che imperversava fino ad un decennio fa si è invece modificato , sostituendosi con la tendenza, qualora se ne abbia economicamente la possibilità, di “conseguire” il titolo di “abogado” in Spagna per, poi, successivamente, convertirlo, pressocchè in automatico, nel corrispondente titolo di “avvocato” in Italia.

    Nel nostro Paese,infatti, il percorso che porta dalla laurea in Giurisprudenza all’avvocatura appare piuttosto accidentato ed irto di difficoltà da superare in serie. Dopo aver conseguito il titolo di “dottore in legge “, l’aspirante avvocato deve continuare a studiare e, nel contempo, a lavorare gratis per qualche studio legale, al fine di “esaurire” il percorso, obbligatorio per legge, di due anni di attività di praticantato forense. Il tutto con un unico obiettivo che è quello di superare l’esame per l’iscrizione all’albo del circondario di appartenenza. Obiettivo, questo, che, a causa della effettiva serietà , dall’entrata in vigore della riforma, dell’esame di abilitazione ( consistente in tre prove scritte ed una orale su una decina di materie giuridiche) spesso non viene raggiunto né al primo né al secondo tentativo (in alcuni casi neppure al decimo) e che costringe i neolaureati ad “invecchiare” trascorrendo anni alle dipendenze di grossi, medi ,e piccoli studi legali senza, però, guadagnare un euro!!!

    Ecco perché in quest’ultimo decennio si è diffuso largamente tra i praticanti procuratori il sistema “brevettato” di “aggirare” questo calvario tramite il ricorso alla Spagna. In quel Paese europeo, difatti, fino al 30 ottobre 2011, l’esame per l’iscrizione all’albo non esisteva e, quindi, per diventare il corrispondente di un avvocato in Italia, bastava sostenere, senza i due anni di praticantato, un test a crocette di 20 domande, rispondendo correttamente ad almeno 10 delle stesse. La conversione del titolo da “abogado” ad avvocato risulta, in seguito, automatica poichè ,con il d.lgs n. 96 del 2 febbraio del 2001, l’Italia riconosce l’esercizio dell’avvocatura a tutti i cittadini di uno Stato membro della UE in possesso del medesimo titolo professionale.

    Tale disposizione normativa ha creato, in dieci anni, un vero e proprio “mondo forense parallelo”, costituito di praticanti avvocati che, invece di affannarsi tra codice penale e civile, hanno deciso di percorrere la strada spagnola, più semplice, più breve, anche se di certo più costosa. Il “business dell’abogado” era stato “fiutato” , perfino, da una decina circa di società che, per qualche migliaio di euro, seguivano passo passo, dalla laurea all’iscrizione all’albo italiano, il praticante avvocato interessato alla “scorciatoia europea”!

    La “pacchia” in materia, però, appare essersi conclusa a partire dalla data del 30 ottobre 2011, giorno dal quale ,anche in Spagna, è stato introdotto l’esame per l’accesso alla professione forense! Certo l’esame resta meno preclusivo e complesso di quello italiano ma, ora, vi è per lo meno un minimo di difficoltà in più da superare (in aggiunta alla differente lingua madre) per quei “furbetti” aspiranti principi del foro italiano che insistano nel voler ottenere il titolo di “abogado”!
    Da ultimo, sul tema, si è espresso ,altresì, il Consiglio Nazionale Forense, il quale in un suo “parere” sul riconoscimento automatico in Italia del titolo di “abogado”, diramato con circolare 9-C-2011 del 5 maggio , ha affermato che “nel sistema ordinistico in vigore in Italia, il Consiglio nazionale forense (così come ogni sua articolazione interna) non ha un potere di tipo gerarchico nei confronti degli ordini circondariali; questi ultimi sono costituiti in enti pubblici non economici a carattere associativo, e ciascuno di essi è dotato di una propria sfera di competenza e di piena autonomia, salve le prerogative di garanzia del Dicastero vigilante (Ministero della Giustizia)”.
    In sintesi, “Ogni Consiglio dell’Ordine conserva il potere di negare l’iscrizione nella sezione avvocati, stabiliti dell’albo custodito, allorquando rilevi – alla luce dei criteri forniti dalla giurisprudenza comunitaria – che si versi in un caso di abuso del diritto dell’Unione europea”.
    In conclusione – evidenzia l’avv. Eugenio Gargiulo , noto legale foggiano, intervenuto sull’argomento, “ Il comportamento di colui che richieda un duplice riconoscimento dei propri titoli, rientrando nello Stato membro di provenienza, senza, tuttavia, dimostrare di aver acquisito alcun “ know how” professionale aggiuntivo, rispetto alla condizione di partenza, pone in essere un comportamento elusivo, giovandosi cioè di diritti conferiti dall’ordinamento dell’Unione europea per scopi difformi da quelli della libertà di circolazione dei professionisti e nello spazio europeo, ed in sostanza lucrando un indebito vantaggio rispetto ai professionisti connazionali, che hanno dovuto superare un regime di accesso effettivamente più severo, presidiato perfino – in taluni ordinamenti europei, e tra questi, in quello italiano – da norme di rango costituzionale”.
    In buona sostanza – termina così il proprio intervento l’avv. Eugenio Gargiulo – si deve ormai diffidare di ogni qualsivoglia “scorciatoia” ,che prospetti il facile conseguimento del titolo di avvocato in Italia, proprio perché è ora demandata ai vari Consigli dell’Ordine territoriali la facoltà di valutare sull’opportunità o meno di iscrizione presso il proprio albo di ogni nuovo “richiedente”la capacità di patrocinio legale sul “suolo nazionale” !
    Foggia, 28 novembre 2011 Avv. Eugenio Gargiulo


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    Esta muy chulo y bien explicado

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