CulturaMacondo
Numero 157. In collaborazione con Marilù Oliva. Questa settimana recensioni di "Don Milani. Bestie, uomini e Dio", graphic novel edito da Becco Giallo e "Peste" di Alfredo Colitto

Macondo – la città dei libri

Di:

Logo macondo“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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BUON 2015
E’ l’ultimo appuntamento del quarto anno di Macondo. Con questa puntata, che è la 157, salutiamo il 2014. C’è di certo che andremo avanti ancora, nel 2015. C’è di certo che ci siamo divertiti e che ci divertiamo ancora a leggere. C’è di certo che, più di quattro anni fa, c’è gente che ci cerca e che ci legge, gente che ha trovato nella minuscola repubblica popolare di Macondo, nel quarto d’ora scarso che serve a scorrerci, un punto di riferimento. Da Nord a Sud e fino in Francia e in Inghilterra ci sono amici che ci vogliono bene. Forse perché siamo piccoli. E i piccoli, si sa, muovono simpatia.

Ma c’è, purtroppo, anche qualcos’altro di certo per il 2015. La libreria Stilelibero non riaprirà il bandone. Quel luogo d’incontro, scontro, confronto, amicizia, brindisi. Quella terra piena di libri che a Foggia nessuno aveva mai visto. Quella serra di periferia in cui ciascuno aveva diritto di parola e di azione, dove ognuno, entrando, poteva seminare un’idea ed essere protagonista affinché potesse realizzarsi. Già, non riaprirà. Non mi va di fare riflessioni statistiche, tracciare la necrologia delle librerie nate e morte in città da quando, bambino, mi accontentavo di strappare la lettura facendo salasso (leggi: marinando) a scuola. Non mi interessa riaccendere daccapo l’oratoria di quel che la città non ha saputo o voluto fare per Mauro, il gestore della Stilelibero. Non mi importa parlare delle consorterie culturali che governano Foggia e che tagliano fuori i piccoli a tutto vantaggio dei grandi o dei tempi che favoriscono questo o quel tipo di scelta imprenditoriale. Nel mio piccolo, per qualche tempo – prima che le naturali scelte di vita mi portassero lontano da Foggia – sono stato accanto a Mauro e alla sua libreria. Abbiamo presentato libri insieme, insieme scoperto autori, case editrici, nuove collane. Abbiamo conosciuto insieme autori come Marilù Oliva, Matteo Strukul, Piergiorgio Pulixi, Fabio Bartolomei, i Tersite Rossi, Massimo Vitali, Sara Bilotti, Carlo Mazza, Eduardo Savarese, Stefano Piedimonte, Donatella Di Pietrantonio… Abbiamo ascoltato Maurizio De Giovanni leggere in anteprima passi dei suoi libri. Abbiamo aperto insieme la pagina facebook della libreria, stampato locandine e visto e rivisto gli scritti (suoi) che hanno ispirato i mitici segnalibri. Abbiamo bevuto insieme birra e letto per interi pomeriggi il Vernacoliere. Abbiamo portato a spasso il cane. Abbiamo girato video-recensioni senza che nessuno dei due l’avesse mai fatto prima. Abbiamo dormito in libreria, nei sacchi a pelo, svegliandoci con l’alito da Shreck.

Perdere Mauro, che tornerà nella sua Firenze, significa perdere essenzialmente tutto questo. Significa perdere un’opportunità unica. Passare da Viale Ofanto e vedere quella serranda chiusa che ha sverginato con buoni libri la testa di decine di adolescenti, sarà un gran dolore. Lo proverò da uomo, da lettore. E da foggiano. Perché dentro Stilelibero, ci si sentiva tutto ciò e tutto insieme. Guardando i colori delle copertine, ascoltando le polemiche di Mauro e i suoi consigli, ci si sentiva liberi, parte di un mondo e fieri che tutto questo accadesse giusto nella propria città.

Per quel poco che conti, questa puntata vogliamo dedicarla a Mauro. All’uomo prima ancora che al libraio. Perché il suo senso di sconfitta non suoni come una resa. Buon anno.

p.f
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We care
di Piero Ferrante
downloadSi fa presto, nella Chiesa di papa Francesco, a dirsi progressisti. Una moda contagiosa. No anzi, la parola del giorno, del mese, dell’anno. Di più: la soluzione finale a un cruciverba che da due millenni qualcuno sta provando a scrivere. Sono tempi in cui la strada che porta a Damasco è a dir poco affollata di redenti ancor prima che credenti e di chierici illuminati. I poveri e gli ultimi sono sulla bocca di tutti, persino di quelli il cui cuore li ha sempre respinti. Dalle campagne di Canicattì alle selve valdostane, dai porti levantini alle metropoli tirreniche spunta fuori che nel buio delle sacrestie, tutti, preti e curati, Monsignori e chierichetti, perpetue e sagrestani – nessuno escluso eh – hanno covato per decenni italiche teologie della liberazione. E c’è da dire che sono riusciti nell’intento di tenere il tutto molto segreto.

Viene allora da porsi tante ma proprio tante domande. Viene da chiedersi, per esempio, che cosa penserebbero di questi benemeriti della fede pretoni veri che non hanno avuto tempo di dichiarare il progressismo, essendo troppo intenti a viverlo. Che cosa ne direbbe Oscar Romero. Cosa don Peppe Diana. Cosa Gustavo Gutierrez. Cosa don Lorenzo Milani. Ciascuno di loro ha patito isolamento e solitudine. Per opportunismo politico o per paura, la Chiesa ufficiale li ha messi nell’angolo.

La risposta è nelle loro vite impeccabili perché mai del tutto impeccabili. Vite la cui preservazione è un dovere morale dell’umanità, sia essa laica o clericale, atea o secolare. Per questo, ben vengano libri come “Don Milani. Bestie, uomini e Dio”, graphic novel edito da Becco Giallo. Tanto più perché, messo in forma di fumetto, con quei suoi tratti un po’ tenaci, con quella tonaca nera nella neve del Mugello che lo fa tanto rassomigliare a don Camillo, il prete di Barbiana diventa ancora più vero, più comprensibile a tutti. Nei fatti, le matite di Gabriele Ba e Riccardo Paglierini si mettono a servizio delle sue parole. Riprendono il suo obiettivo, tutto politico, di emancipazione delle classi sociali più svantaggiate attraverso la conoscenza e la padronanza della lingua.

Questo libro è un’onda sonora che viene dal passato, che echeggia nelle valli e percorre le piane ripetendo “I care” per dirci che, di fronte all’egoismo del virtuale, l’antidoto è il trovare interesse in tutto; è un lastrone del sentiero di montagna che porta dritto a Barbiana, laddove non esistono Italiani e stranieri, né ricchi e poveri, ma solo una scuola che parla a tutti; è una lucciola pasoliniana, che riporta la Storia ai tempi in cui tutto aveva il suo senso e ciascuno ne conosceva almeno una parte. Ed è un proiettile nello stomaco della società capitalistica. Perché don Milani, malgrado le riletture e le prosopopee, resta e resta per essere scomodo. Non sono bastate le mutazioni, gli stravolgimenti, le guerre, le crisi, le statistiche, le cadute, i cambi di stagione parlamentari, a sotterrarlo del tutto. Dal cucuzzolo toscano ha urlato al mondo. E una parte di mondo, che lo voglia o meno, con il suo messaggio deve fare ancora i conti. Come un candela accesa su un comodino in una notte di bufera, meno plateale di una torcia, ma più coerente. Si può scegliere la torcia, sapendo che finiranno le batterie, o fidarsi della tenacia della candela e procedere magari più a rilento.

Gabriele Ba, Riccardo Paglierini, Carlo Ridolfi (a cura di), “Don Milani. Bestie, uomini e Dio”, Becco Giallo 2014
Giudizio: 3.5 / 5 –
Da leggere ascoltando: Ivano Fossati, C’è tempo
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∞ Peste ∞
di Marilù Oliva
download (1)Titolo: Peste
Autore: Alfredo Colitto
Editore: Piemme
Il libro: Napoli, 1655. Varcando la soglia di palazzo Guzmán con la sua famiglia di saltimbanchi, per intrattenere gli ospiti del conte, Cecilia non immaginava che la sua vita sarebbe cambiata per sempre. Dopo aver ricevuto gli applausi divertiti degli astanti, si ritrova nel parco del palazzo e assiste, impotente e terrorizzata, a un incontro segreto. Il conte Guzmán e un altro uomo stanno parlando del destino di Napoli e di una congiura che potrebbe riportare la città nelle mani dei francesi. Cecilia non sa nulla di politica, ma comprende subito il pericolo in cui si trova: è l’unica testimone dell’atroce tradimento. Quella stessa notte, infatti, la sua famiglia viene assalita da tre sicari. Lei è la sola a sfuggire al massacro, grazie al provvidenziale intervento di un uomo che le permette di nascondersi in un palazzo deserto e misterioso. Sebastiano Filieri non ha più nulla nella vita, se non la sua pittura. Ha perso la famiglia e gli ideali in pochi giorni, durante la breve, sfortunata rivolta di Masaniello. Quando scopre il segreto di Cecilia, Sebastiano sa che il conte Guzmán non riposerà finché non l’avrà uccisa. La ragazza potrebbe riportarlo a combattere per la sua patria, per i valori che un tempo guidavano la sua esistenza, ma la città di Napoli è minacciata da un nemico più pericoloso della Francia, più infido dei governanti spagnoli: la peste.
Uscito: 2014
Pagine: 392
ISTRUZIONI PER L’USO
Categoria farmacologica:
Romanzo storico
Composizione ed eccipienti:
Una città che pullula delle sue grandezze e delle sue miserie. Affreschi, ciotole e pennelli. Ma anche intrighi orditi da uomini di potere e dai loro scagnozzi. E vendette. Conti, colonnelli, servi e capitani. Cortei. Una fanciulla testarda che voleva disegnare ma che aveva imparate l’arte dei guitti, poi un temibile spadaccino di nome Sebastiano. Una popolazione piagata dal flagello della peste, in una meraviglioso ricostruzione storica che non rinuncia al romanzesco: con la sapienza e l’imprevedibile cui Alfredo ci aveva già abituati fin dai precedenti libri
Indicazioni terapeutiche:
Ovviamente questo romanzo… libera da ogni forma di pestilenza
Consigliato a tutti, benefico per:
– Chi scopre senza origliare
– Congiurati e complottisti
– Saltimbanchi in pericolo
– Chi osa nonostante tutto
Controindicazioni:
Controindicato per chi ritiene troppo faticoso sopportare il fardello dei segreti
Posologia, da leggersi preferibilmente:
Senza sottovalutare i leggeri dolorini o la sensazione di stanchezza.
Effetti indesiderati:
Sentirete nostalgia di Napoli, rassegnatevi
Avvertenze:
Conservare di fianco a I Promessi Sposi, a La peste di Camus e, naturalmente, agli altri libri dell’autore
La recensione completa la trovate su il Bugiardino, sezione de il LIBROGUERRIERO, blog della scrittrice Marilù Oliva
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Con il ritorno di Macondo, abbiamo ancora più bisogno di sentire la vostra voce. Inviateci suggerimenti, critiche, proposte, consigli a p.ferrante@statoquotidiano.it

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2014-12-28T12:50:33+00:00 da Piero Ferrante



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