Manfredonia
In seguito all'approvazione di un progetto comunitario per la “conservazione degli habitat delle zone umide costiere del SIC Zone Umide della Capitanata"

Manfredonia, contenzioso area ‘Riservetta’: partita esecuzione ordinanza di sgombero

Da raccolta dati, si sta procedendo ad eliminare alcune tettoie e recinzioni ed al contempo a delimitare determinate aree


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Manfredonia. PARTITA da stamani, 29 gennaio 2016, l’esecuzione dell’ordinanza di sgombero nell’area cd ‘Riservetta‘ di Siponto, in seguito all’approvazione di un progetto comunitario per la “conservazione degli habitat delle zone umide costiere del SIC Zone Umide della Capitanata”, approvato dal Consorzio per la Bonifica e la Regione Puglia. Interessati in totale una quarantina di ettari. Presenti sul posto, gli agenti del Commissariato di PS di Manfredonia, che procedono per la direzione delle operazioni, i militari del Comando Compagnia dei Carabinieri di Manfredonia, militari della Compagnia della Guardia di Finanza, militari del Corpo Forestale, rappresentanti del Consorzio di Bonifica, dell’Osservatorio naturalistico, ed il legale dei privati interessati dall’esecuzione dell’ordinanza, avv. Gianfranco Di Sabato del Foro di Foggia. Da raccolta dati, si sta procedendo ad eliminare alcune tettoie e recinzioni ed al contempo a delimitare determinate aree. Seguono aggiornamenti.

L’ordine pubblico è stato diretto e garantito dagli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Manfredonia, collaborati da altre forze dell’ordine.

Di seguito la ricostruzione della vicenda da parte dei privati, attraverso un testo inviato a Stato Quotidiano dal citato avvocato Di Sabato.

“L’Ambientalismo De Noantri”. Manfredonia. ”Minaccia di aprirsi un’altra pagina infausta per l’ambiente e la storia della città di Manfredonia. A rischio un migliaio di alberi di olivo in perfetta salute. La questione nasce diversi decenni fa e riguarda l’area denominata “ Riservetta” .

Con atto del notaio CAIZZI, nel 1936 il Comune di Manfredonia, cedeva al Consorzio per la bonifica della Capitanata, l’area di Siponto, all’epoca divisa in poderi e costituita prevalentemente da terreno palustre. Negli anni cinquanta, si apriva un contenzioso tra il Comune di Manfredonia ed il Consorzio, sulla validità dell’atto pubblico che, a parere del primo Ente, doveva ritenersi nullo. Nella zona denominata “ Riservetta” rientrante nella maggiore area oggetto del contenzioso, nelle more del giudizio veniva approvato un progetto per la costituzione di una valle di pesca e di una cooperativa per la gestione della stessa. Alcuni “pantanieri” figura professionale ormai scomparsa da decenni, fiduciosi che il progetto potesse rappresentare una fonte di sostentamento per le proprie famiglie, entravano nella costituenda società. A distanza di poco tempo si rendevano, però, conto di essere stati abbindolati e che il programma cooperativistico non era altro che un espediente per distrarre fondi pubblici a beneficio dei soliti noti. Viste naufragare le proprie speranze, si rimboccavano le maniche e, con la forza delle braccia, convertivano la valle di pesca in zona agricola. Bonificavano, a propria cura e spese, l’intera area e rendevano fruibile la rete di canali che consente di drenare verso il mare le acque.

Nell’ottobre del 2009 Comune di Manfredonia e Consorzio di Bonifica addivenivano ad una transazione con la quale al primo ente veniva trasferita l’intera area di Siponto, al secondo, la “ Riservetta” che nei decenni è diventata un oliveto con la presenza di circa un migliaio di piante ed una zona agricola che rappresenta il sostentamento di una dozzina di famiglie manfredoniane. A distanza di alcuni mesi, il Consorzio per la Bonifica e la Regione Puglia si vedevano approvare un nuovo progetto comunitario per la “conservazione degli habitat delle zone umide costiere del SIC Zone Umide della Capitanata”, alla cui realizzazione vengono destinati oltre tre milioni di euro. A questo punto, il Consorzio che per decenni ha completamente dimenticato l’area oggetto della contesa, che non ha speso un solo centesimo per la manutenzione, la cura, la pervietà dei canali di raccolta delle acque e per la tutela della salute pubblica, che non ha emesso una sola ordinanza di abbattimento delle strutture che da decenni sono state allocate in zona, nonostante fosse competente a farlo, si accorge che la stessa rappresenta un’area “ad alta pericolosità idraulica”.

Solo oggi, dopo oltre cinquanta anni, emette una ordinanza di sgombero della zona imponendo a coloro che, invece, hanno provveduto con il proprio lavoro e le proprie economie alla pulizia dei canali, alla bonifica delle aree palustri, in definitiva a scongiurare il pericolo di inondazioni che, grazie al loro impegno mai si sono verificate negli anni passati, di lasciare immediatamente l’area per consentire la realizzazione del progetto “ LIFE”. Viene richiesto, tra l’altro, l’intervento della forza pubblica, come se si trattasse di una banda di briganti. L’ordinanza, impugnata dinanzi al TAR è tutt’ora sub judice avendo, il Tribunale adito, solamente ritenuto di non concedere la sospensiva anche sulla scorta del fatto che non era stata indicata la data del rilascio. Ad una nuova ordinanza, questa volta datata, è conseguito un ulteriore ricorso sul quale il TAR non si è ancora espresso neanche in merito alla sospensiva.

Nelle more i ricorrenti hanno proposto un’alternativa che rendesse possibile la realizzazione del progetto e la permanenza delle colture in loco. L’iniziativa non ha meritato alcuna risposta .
È utile ricordare che la realizzazione del progetto comunitario consiste nell’allagamento, con acqua salmastra, di una trentina dei quaranta ettari che costituiscono la “ Riservetta”. Ciò comporterà l’inevitabile scomparsa degli orti e la morte dei circa mille ulivi che cinquanta anni fa sono stati piantati in loco dagli “occupatori” . Da domani, probabilmente, la gente che ha curato e protetto quelle piante come fossero propri figli sarà costretta ad abbandonare il frutto del proprio lavoro e dei propri sacrifici. Da domani le mani di quelle persone non saranno più sporche di quella terra che hanno chiesto ed ottenuto dalla natura come premio per il proprio impegno. Cosa peggiore è che le famiglie che, grazie a quegli orti, sopravvivono, da domani andranno a rinfoltire le già consistenti schiere dei disoccupati di Manfredonia. Rimarrà la consolazione, amara, che quella legalità che nessuno si è mai neanche sognato di voler violare sarà “ripristinata”.
Il progetto naturalistico si chiama “ LIFE” che come è noto significa “ Vita”. Qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che si tratti di un mero scherzo del destino, molti di più, forse, coloro che penseranno che si tratti di puro sarcasmo. I fatti dimostrano che piuttosto che rinunciare ad un contributo di qualche milione di euro si preferisce sacrificare questi uomini che hanno dedicato la loro esistenza a rendere ricca, produttiva e sicura la terra in cui sono nati. Sul valore naturalistico della scelta di rinunciare ad un migliaio di alberi di olivo per realizzare il progetto LIFE ci sia consentito di avere qualche dubbio; del resto la nostra terra non è nuova a scelte “balzane” in tema di ambiente, ma questo è un altro capitolo intitolato “ ENERGAS””.

(Testo inviato dall’Avvocato Gianfranco Di Sabato, “in nome e per conto dei ricorrenti avverso l’ordinanza di rilascio della zona denominata “Riservetta” – Manfredonia, 28 gennaio 2016″)

Focus
L’articolo di Alternativa Libera – L’interrogazione parlamentare
La replica dell’Ente Parco Nazionale del Gargano

Redazione Stato Quotidiano.it – RIPRODUZIONE RISERVATA

Manfredonia, contenzioso area ‘Riservetta’: partita esecuzione ordinanza di sgombero ultima modifica: 2016-01-29T12:32:13+00:00 da Redazione



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