FoggiaManfredonia
Coordinatrice regionale delle aziende in rosa

Passione e “capatosta”, la ricetta d’impresa di Daniela Eronia

“Puglia creativa è un network per aumentare il lavoro”

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Foggia. Un programma per le donne vittime di violenza intitolato “yazida” come le donne combattenti curde contro l’Isis. Finanziato a novembre scorso dalla Regione Puglia, coinvolge il centro antiviolenza di San Severo ‘Filo d’Arianna’, la Camera minorile di Capitanata, l’associazione ‘Lavori in corso’. E’ stato redatto da Cia’T srl, la società di consulenza territoriale, comunicazione istituzionale e che si occupa anche di fondi europei, di cui è amministrato unico Daniela Eronia. Nel 2016 ha compiuto 10 anni, sono nati una nuova pagina facebook, grafica e logo rinnovati, ed una home page per festeggiare questo compleanno. Anni di lavoro nel campo dell’imprenditoria femminile senza mai mollare, anche di fronte alle difficoltà. Ex blogger del Mattino di Foggia con il suo ‘Controverso’, il suo ultimo pezzo è stato‘Ciao Mamma, questo sud non fa per me’ in cui immagina un figlio che lascia una terra che “l’ha cancellato”, il sud appunto. Ha ottenuto oltre 48mila like. Le sue amiche la tratteggiano come una persona che “lavora e va avanti con determinazione ”, lei sintetizza certe animate discussioni ai tavoli che contano: “Quando riesci a vincere perché le cose le sai è una grande soddisfazione”.

Il giro d’Italia delle donne imprenditrici, organizzato ogni anno, ha fatto tappa a Foggia due volte, nel 2009 e nel 2015, segno di una città che si fa valere. Per il 2017 è in previsione una staffetta da nord a sud, un open day in cui si cercherà di coordinare il lavoro femminile. Si divide fra Bari e Foggia, collabora con l’Università del Salento, è membro della consulta Pari opportunità al Comune di Foggia, coordinatrice regionale del comitato imprenditoria femminile Unioncamere Puglia, presidente comitato dell’imprenditoria femminile della Camera di Commercio, membro del tavolo sul turismo di Confindustria regionale per la piccola industria.

Fra le tante cariche sei stata eletta da poco coordinatore del settore produttivo (creative driven) del distretto ‘Puglia creativa’. Che esperienza è e quanto è importante per le aziende?
Ho battuto Lecce 10-4, una bella esperienza con cui dovremmo dare la sveglia al territorio di Foggia perché ne facciano parte. E’ una palestra per stringere relazioni e moltiplicare le possibilità di lavoro. A Foggia terremo una riunione il prossimo 9 febbraio per raccogliere richieste. Con l’assessore regionale Capone abbiamo discusso di bandi, di attività produttive, di turismo culturale. In Capitanata ci sono molti festival, attività editoriali, imprese che producono software. Serve un network creativo per condividere un processo e mettersi in gioco facendo squadra.

Qual è la portata innovativa del programma ‘Yazida’?
Formiamo le operatrici e le donne che si rivolgono al Cav accompagnandole verso il lavoro, il riavvicinamento ai figli. Coinvolge per 24 mesi anche ai maltrattanti. Il filo d’Arianna ha già a disposizione una sede per avviare un percorso di riabilitazione con il supporto degli avvocati e dei servizi sociali. Se uno va in carcere per violenza contro una donna non ne esce migliorato.

Difficile far decollare un’impresa a Foggia?
Sì, e non penso alla criminalità, ai rapporto con le banche e ai commercialisti ma a come sono gestiti i centri delle città, poco attrattivi, svuotati, con la logistica che non funziona, la sicurezza urbana che scarseggia. Basterebbe elementi minimi che farebbero tanto. Non abbiamo un turismo nel centro storico come in altre città, una caratterizzazione culturale, un tessuto su cui far decollare nuove attività. E dove stanno quelle microimprese innovative che si occupano di digitale, per esempio?

Cosa servirebbe e quali intralci per le aziende femminili?
Serve cultura d’impresa, alimentare il circuito di informazione, sostegno a chi si avvia: è vero che la burocrazia è mastodontica ma molti non hanno ben chiaro nemmeno il processo. Affidarsi a persone esperte. Incide anche negativamente la forte concorrenza fra associazioni, che pullulano, e imprese, per cui ti rivolgi alle une o alle altre senza tener ben conto delle competenze. Le aziende femminili hanno difficoltà a posizionarsi a livello internazionale, si tratta di riuscire a stare in ambiti che contano da parte delle donne, fuori dalla associazioni di categoria non hai peso. Non ne siamo moltissime, c’è sempre un divario da colmare ma uno non si lagna e va avanti.

Consiglieresti ad una donna di fare l’imprenditrice?
Ho una figlia grande, se avessi avuto dei bambini piccoli sarebbe stato più difficile, ma io non scoraggio mai le donne dall’intraprendere questa attività. Devono seguire le loro passioni con i piedi per terra, non pensare di partire alla grande subito perché bisogna imparare. Va capito quel ‘fattore critico’ che ti può dare il successo e di fronte al quale capita che anche i laureati in economia siano disorientati. Se resistiamo un motivo ci sarà, la capatosta sempre, i progetti li scrivo io, li studio, poi mi prendo un po’ di svago… dopo che hai organizzato i piani sociali di zona e gli studi di fattibilità per 8 comuni della Capitanata, è normale. Lavoriamo sul mondo immateriale delle idee che poi si applicano e dopo 50 anni raccogliamo frutti del nostro lavoro.

(A cura di Paola Lucino, Foggia 29.01.2017)



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