Cultura
In una Sicilia diventata un'immensa rovina, una tredicenne cocciuta e coraggiosa parte alla ricerca del fratellino rapito

Anna – N.Ammaniti, 2015

Gli unici immuni al virus della Rossa (così viene chiamata la malattia, che si manifesta inizialmente con delle macchie sulla schiena), sono i bambini, fino all'adolescenza

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Bologna/Manfredonia. Il nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti è ambientato in un vicinissimo futuro post apocalittico, nel quale un misteriosa epidemia virale, partita da Liegi, in Belgio, ha sterminato l’umanità. Gli unici immuni al virus della Rossa (così viene chiamata la malattia, che si manifesta inizialmente con delle macchie sulla schiena), sono i bambini, fino all’adolescenza.

ANNA. In una Sicilia diventata un’immensa rovina, una tredicenne cocciuta e coraggiosa parte alla ricerca del fratellino rapito. Fra campi arsi e boschi misteriosi, ruderi di centri commerciali e città abbandonate, fra i grandi spazi deserti di un’isola riconquistata dalla natura e selvagge comunità di sopravvissuti, Anna ha come guida il quaderno che le ha lasciato la mamma con le istruzioni per farcela. E giorno dopo giorno scopre che le regole del passato non valgono più, dovrà inventarne di nuove.

ANALISI. L’idea del romanzo, seppure non originale, è bella. L’immaginario collettivo è inflazionato da futuri apocalittici o post apocalittici, da “La Strada” di Cormac McCarthy al sempreverde filone zombi attualmente rispolverato con successo dalla serie tv cult “The Walking Dead”, per finire col catastrofismo puro in varie salse. Questo genere offre raramente qualcosa di nuovo, normalmente si limita a ripetere all’infinito gli stessi schemi e gli stessi cliché, aspettiamo con ansia qualcuno talmente visionario da immaginare un futuro alternativo a quelli “già conosciuti”. Non è il caso di Niccolò Ammaniti, che si limita a svolgere il suo compitino con diligenza nel solco di quello che è stato già detto, scritto e girato, anche dallo stesso Ammaniti (si autocita). Citazione importante anche per William Golding: alcune scene ricordano molto “Il signore delle mosche”. “Anna” si basa su una suggestione: che solo l’infanzia renda immuni dalla morte, condizione difficile da comprendere per un bambino, mentre si comincia a morire crescendo, a partire dall’adolescenza. “Anna” parte bene, ha una fase centrale di stanca nella quale si ha l’impressione che lo stesso autore non creda a una sola parola di quello che scrive, ma poi si riscatta, almeno in parte, con un finale bello e struggente. Ci sono buchi enormi nella trama (i protagonisti viaggiano da Palermo a Messina, a piedi, senza incontrare nessun ostacolo? E i cani randagi, estinti anche loro?), ci sono i soliti eccessi splatter dell’autore (che però qui è molto contenuto, forse perché il romanzo è pensato per i ragazzi), c’è poca uniformità nella scrittura (a volte sfiora la sciatteria, altre volte all’altezza di un buon romanzo). Ma ci sono anche bei personaggi, Ammaniti esprime le cose migliori quando parla di bambini, bella l’ambientazione siciliana, qualche spunto valido (il quaderno con le istruzioni per sopravvivere scritto dalla madre morente) e come già detto molto bello il finale, vero valore aggiunto dell’opera.

L’AUTORE. Niccolò Ammaniti ha pubblicato Fango (1996), Branchie (1997), Ti prendo e ti porto via (1999), Io non ho paura (2001), Come Dio comanda (2006), Che la festa cominci (2009), Io e te (2010) e Il momento è delicato (2012).

Il giudizio di Carmine
Niccolò Ammaniti
ANNA
2015, Einaudi
Valutazione: 3/5

(A cura di Carmine Totaro, Redazione Stato Quotidiano.it – RIPRODUZIONE RISERVATA)



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