Cultura
Giornalista d'esperienza, ha realizzato per la Rai inchieste e reportages in vari paesi europei

“Botteghe Oscure, il Pci di Berlinguer & Napolitano”, Finetti racconta

La presunta diversità morale berlingueriana spacca il partito, ma solo in superficie

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Ugo Finetti, giornalista, ha realizzato per la Rai inchieste e reportages in vari paesi europei. Il suo ultimo libro “Botteghe Oscure, il Pci di Berlinguer & Napolitano” (Edizioni Ares) aiuta il lettore a risalire alle fonti, alle radici delle questioni centrali, dei suoi protagonisti, evitando una certa sciatteria e faciloneria di comodo con cui si archivia il passato, ignorandolo, dimenticandolo e liquidandolo, lasciando un assordante vuoto di idee, di ideali, se non di politica ed analisi storica.

Nel Partito Comunista Italiano, in cui erano vietate le correnti e il gruppo dirigente doveva sempre apparire unito, il dibattito interno e le divisioni in seno alla Direzione di Botteghe Oscure rimanevano ipocritamente segreti. Sulla base dei verbali finora inediti il libro ricostruisce i mutamenti della politica del Pci e nel gruppo dirigente seguendo le “vite parallele” di Enrico Berlinguer e di Giorgio Napolitano che sin da giovanissimi aderirono al Pci di Togliatti. Napolitano, cresciuto all’ombra del leader della “destra” comunista, Giorgio Amendola, appare ora il principale collaboratore ora il principale antagonista di Berlinguer, erede del “centro” togliattiano. Vediamo così come l’accordo e il dissenso tra i due leader comunisti animano le principali scelte del Partito dal “compromesso storico” all'”eurocomunismo”, dal periodo in cui il Pci è stato nella maggioranza di governo (culminato con l’assassinio di Moro) al ritorno all’opposizione in contrasto soprattutto con il Psi di Craxi. Il minuzioso e attento lavoro di scavo è stato sommamente agevolato dalla “desecretazione” delle riunioni della direzione del Pci. La miniera nella quale l’autore ci conduce era rimasta per anni colpevolmente occultata, ma adesso grazie all’autore i profili individuali escono dalla penombra, recuperando il senso vero sia dell’appartenenza (e non certo dell’autonomia tanto ipocritamente sbandierata!) alla Chiesa sovietica intesa come il comunismo che si è compiuto e che “aiuta” i partiti fratelli, sia del continuismo, ovvero la fedeltà al pensiero togliattiano, sia del conflitto fra il Berlinguer della questione morale e il Napolitano che la respinge in nome della questione vera, quella politica, fra cui il rapporto col socialismo liberale di Bettino Craxi, diverso perché eretico e soprattutto moderno, contro il quale Berlinguer scatenerà una guerra micidiale che continuerà anche dopo la morte sua e del Comunismo, protratta ancora oggi, ipocritamente, per inerzia morale ed intellettuale da coloro che rivendicano la presunta, ma smentita dai dati storici, superiorità morale del PCI.

In questo senso, “Botteghe Oscure, il Pci di Berlinguer & Napolitano” di Ugo Finetti va a riempire un vuoto, compiendo opera di scavo che consente agli storici di ricomporre il puzzle del passato di cui, quello del Partito comunista italiano e dei suoi protagonisti, sembrava irrecuperabile. La conflittualità interna alla Chiesa di Botteghe Oscure c’era, eccome. E gli interventi al tavolo della direzione del Pci confermano l’esistenza di una destra e di una sinistra, laddove la destra di Napolitano e dei suoi non numerosi miglioristi, costretta all’esterno a diplomatizzare, a mimetizzarsi da “homines togliattiani molto continuisti”, fronteggia la maggioranza berlingueriana “in dibattiti netti, espliciti, drammatici”. Sicché la discesa nella miniera del Pci diventa, grazie a Finetti, un’incalzante cavalcata su dissensi interni e unità ipocrita di facciata.

La presunta diversità morale berlingueriana spacca il partito, ma solo in superficie, così come la voglia di socialdemocrazia europea della destra, prima di Amendola e poi di Napolitano, resta sommersa, minoritaria, nel mentre che si infiamma all’estrema sinistra il “Manifesto” scissionista sulla scia della contestazione sessantottina e i carri armati entrano, a Praga ed a Varsavia, e il pugno di ferro picchia forte su “Solidarność”. Ferma e costante fin dall’invasione dell’Ungheria del 1956 resta l’adesione al soviettismo, non più passivamente, ma trepidamente in attesa (almeno fino al 1980 ed oltre) dell’aiuto fraterno del Pcus alle casse di Botteghe Oscure. Aiuti fraterni dall’entità miliardaria. Tanto è che nel 1969 Armando Cossutta doveva subire duri rimproveri da Michail Suslov e dal grande elemosiniere Boris Ponomarev, a proposito di aiuti economici. Ponomarev, con poca sensibilità verso le istanze di Cossutta e del Pci, minacciava: “Le tasche non sono inesauribili e in questo momento vengono in prima fila gli aiuti al Vietnam, a Cuba, ai Paesi arabi”. I sovietici tagliano il finanziamento ai compagni italiani: dai 5 milioni e 700 mila dollari del 1967-1968, si scende ai 3 milioni e 700 mila del 1969.

Finalmente un’altra luce si accende sulle Botteghe Oscure.

Tra i suoi libri si segnalano Il dissenso nel Pci (1978), La partitocrazia invisibile (1985), La resistenza cancellata (2003), Togliatti-Amendola. La lotta politica nel Pci. Dalla Resistenza al terrorismo (Ares 2008). È condirettore di “Critica Sociale”.

(A cura di Francesco Saba – francescosaba1989@gmail.com)



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