Manfredonia
"ieri, preso da altri problemi, non ho potuto farlo e difficilmente trovo qualcuno disposto ad assumersi questa responsabilità"

Manfredonia, accesso minori al Miramare. Sdanga: provvederemo per soluzione

Lettore: "Se i miei figli fossero lasciati fuori da una struttura sportiva che è idonea ad ospitarli fino a fine campionato per vederli in foto come questa"

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Manfredonia. ”Giusto per fare chiarezza, per i minorenni che dovrebbero essere accompagnati da adulti, ho provveduto personalmente sinora a farli entrare in curva dopo aver sottoscritto una dichiarazione di responsabilità; ieri, preso da altri problemi, non ho potuto farlo e difficilmente trovo qualcuno disposto ad assumersi questa responsabilità. Sicuramente a partire dalla prossima gara interna provvederemo a trovare una soluzione per evitare disagi sia a chi vuole tifare per la propria squadra, sia a chi é tenuto a far rispettare l’ordine pubblico”. Lo ha scritto il presidente del Manfredonia Calcio, Antonio Sdanga, in seguito ad una segnalazione di lettore a StatoQuotidiano.it in merito all’accesso dei minori al Miramare per le gare interne del Manfredonia calcio, allegando un’immagine: ”Questi “pericolosissimi” bambini sono le uniche anime (innocenti) rimaste a cantare ed incitare il Manfredonia, la squadra della loro città. È commovente vedere quanto impegno ci mettono nel farsi vedere e sentire andando contro qualsiasi corrente che li collocherebbe davanti ad un videogioco, uno smartphone o qualcosa’altro che li proietti nell’asocialità. A questi ragazzi, che ad occhio sembrano in età da scuola elementare/media, ogni domenica viene puntualmente impedito l ‘accesso all’interno dello stadio Miramare (impianto comunale = LUOGO PUBBLICO). Io non so su quali basi si decide di impedire l’ingresso a questi minori. Se i miei figli fossero lasciati fuori da una struttura sportiva che è idonea ad ospitarli fino a fine campionato per vederli in foto come questa….esigerei spiegazioni scritte, dettagliate e firmate perché a meno che sottoposti a Daspo è un loro diritto stare sicuri dentro lo stadio. Qualcuno detterà legge sventolando la loro minore età ed il non essere accompagnati, io ricordo bene che è stato loro permesso di entrare con la presenza del presidente della società. Ora mi domando…che senso ha tutto questo? Ma lo sport, il calcio non è per tutti? Che reato hanno commesso questi bambini? Occorre fare chiarezza e scrivere “VIETATO L’ACCESSO AI MINORENNI NON ACCOMPAGNATI”. Qualcuno dovrebbe vergognarsi, purtroppo la vergogna è di chi ha buon senso ed io non ne vedo. Quando al Miramare rimmarranno una manciata di calciatori, portoghesi e controllori si sarà estinta un’altra tradizione, un’altra passione e si cancellerà una grande storia. Manca poco. Poi dove si farà il servizio d’ordine alla domenica? Ai videopoker?” (Tolontoto Poppy, Manfredonia 28 febbraio 2016).

Nel rispetto delle indicazioni del lettore, si evidenzia come la società Manfredonia Calcio e il personale addetto ai controlli ha oggettivamente provveduto, con sistematicità, a rispettare quanto indicato da regolamento.

Regolamento della Lega Nazionale Dilettanti

Redazione Stato Quotidiano.it – RIPRODUZIONE RISERVATA



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Commenti


  • mentalist

    Secondo me l’unico che si dovrebbe vergognare in tutta sta vicenda è solo l’autore di questo post, il genitore che si lamenta: lasciare un bambino di 10 – 12 anni da solo in mezzo alla strada e per di più lasciarlo andare da solo in un “luogo aperto al pubblico” (e non pubblico) potenzialmente pericoloso (dico “potenzialmente” come sono tutti gli eventi che attirano una moltitudine di gente), è da incoscienti, oltre che passibile di denuncia alle autorità.

    Abbandono di minore: il reato scatta anche per poco tempo –

    Lasciare soli dei minori in casa anche per una sola ora può far scattare il reato di abbandono.

    Con una recente pronuncia [1], la Cassazione ha chiarito si può configurare il reato di abbandono del minore anche se l’abbandono stesso è durato per un breve lasso temporale.
    È pertanto sufficiente, affinché si configuri tale reato, esporre, anche per poco tempo, un minore o una persona incapace a una situazione di pericolo per la sua incolumità.

    Quando si parla di “abbandono” si fa riferimento al comportamento con cui una persona incapace o minore viene lasciata in totale balìa di se stessa (o anche di persone che non siano in grado di provvedere ad essa), in modo che da tale situazione possa derivare (seppur solo potenzialmente) un pericolo per la sua vita. Il motivo sta nel fatto che, la legge [2] intende:

    – tutelare la vita e l’incolumità di tutti quelli che, a causa dell’età o qualsiasi altro motivo, non siano capaci di provvedere in maniera autonoma a loro stessi e si ritrovino, di conseguenza, esposti a situazioni di pericolo;

    – sanzionare il comportamento di coloro i quali abbiano un particolare rapporto con la vittima, in quanto tenuti alla sua cura o custodia. La norma (sebbene si riferisca a “chiunque”) intende punire solo quei soggetti che, in funzione della loro relazione con il minore, siano tenuti a garantirne la sicurezza.

    Inoltre, perché vi sia il reato, sono necessarie la coscienza e la volontà di abbandonare la persona incapace, unite alla consapevolezza di esporla a un pericolo per via della situazione di abbandono (cosiddetto dolo generico). Pertanto il reato potrebbe ricorrere anche se chi ha il dovere di custodia ritiene il minore in grado di badare a se stesso.

    La vicenda
    Due madri avevano lasciato insieme i propri figli di 2, 4, 6 e 7 anni da soli in casa per un’ora. Sopraggiunta una zia dei bambini, questa aveva sollecitato le forze dell’ordine a intervenire.
    I giudici hanno affermato che, poiché in questo caso l’abitazione era posta al terzo piano dello stabile, con libero accesso a un balcone aperto e vi era una candela accesa in cucina, i bambini erano stati esposti a una situazione di pericolo concreto.

    [1] Cass. sent. n. 19327 del 6.05.2013.
    [2] Art. 591 cod. pen. (Abbandono di persone minori o incapaci): “Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione. Tale pena è inasprita se dal fatto deriva una lesione personale, o la morte e se il fatto è commesso da un familiare”.

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