Cinema

To Rome with Love – W. Allen, 2012


Di:

Roberto Benigni e Woody Allen sul set di To Rome with Love (fonte: filmedvd.dvd.it)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: To Rome with Love
Nazione: Italia, USA, Spagna
Genere: commedia

ASINCRONO rispetto alla periodicità annuale per le nostre sale – solitamente in prossimità del Natale – dopo non molti mesi dal delizioso Midnight in Paris (scheda) Woody Allen rilancia e lo fa con un omaggio all’Italia, un film corale ambientato a Roma. Quattro storie si intrecciano nella capitale, tra commedia e surreale, a rappresentanza di un variegato e colorato mondo, condito di stranieri, pieno di musica, sapori e anche semplice normalità. A supporto, un potenziale buon cast americano e molti attori della Penisola tra i volti più noti.

To Rome with Love - Locandina

Se uno del pubblico, uno qualunque, prima di entrare in sala avesse investito i propri risparmi scommettendo su un azzardato, improbabile, brutto risultato di uno dei maestri della commedia americana, avrebbe di sicuro perso. Si sarebbe trovato, infatti, costui, ad esser stato non abbastanza audace nelle fantasie nel quotare il rischio, scoprendosi addirittura ottimista nelle peggiori previsioni. E avrebbe convenuto che più in basso del brutto c’era il vincente pessimo.
Se le voci circolanti negli ultimi giorni non lasciavano grossi margini di speranza, già stupiti di questa possibile scivolata alleniana, la visione del film lascia esterrefatti. Basiti. Ciò cui si assiste si fatica enormemente a riconoscerlo non solo come firma del desaparecido regista di Manhattan ma anche solo del debole autore di Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (scheda), essendo To Rome with Love anni luce lontano persino da quest’ultimo e di una fattura talmente becera da richiedere la prova documentale con certificazione notarile della mano di Allen, pena l’incredulità.

L’elenco dei difetti di questo film è pressoché illimitato, riuscendo nell’ardua impresa di mancare finanche le tipiche palle in buca del vecchio regista newyorchese. Le quattro storie che sostengono il lavoro, ad intreccio di montaggio ma non di trama, sono fiacche, ridicole (nell’accezione negativa), mal sviluppate e mal interpretate.
Il meno irriconoscibile è l’episodio con Jesse Eisenberg, Ellen Page e Alec Baldwin, in cui un giovane architetto si invaghisce di una nevrotica nonostante gli avvertimenti di un affermato imprenditore del ramo. Tipica novella alleniana di coppie che scoppiano e si ricompongono, appare l’ombra dell’ombra di quanto già visto e meglio in tanti altri suoi film ma senza mordente, senza novità, senza brio, senza sale. Baldwin riveste un ruolo etereo per soggetto e spessore e non lascia traccia. Morale da quattro soldi, scompare in un bicchiere d’acqua.

To Rome with Love - Dal film

Secondo episodio è quello che conta la presenza di Penélope Cruz al fianco di Alessandro Tiberi. La prima, prostituta, si trova per caso a dover interpretare il ruolo della moglie dell’altro a causa di un equivoco. La vera consorte (Alessandra Mastronardi), stanca di un marito non particolarmente interessante, si perde per Roma e si intrattiene con personaggi più intriganti. Debolissima e vecchia per idee, la storia irrita per una Cruz svogliata, mediocre, battuta ai punti dai due ragazzi italiani che si destreggiano come possono. Divertimento azzerato, comicità da avanspettacolo quasi vanziniano, colonna sonora da pecoreccio anni 70. Pazzesco.
Si prosegue col racconto surreale di un uomo qualunque (Roberto Benigni) che si ritrova ad essere riconosciuto famoso dai media senza alcuna spiegazione. Verrà travolto da una nuova vita fino ad averne nausea. Vagamente pirandelliano, attira per soggetto ma non per sviluppo, banalotto e senza verve. Benigni gigioneggia poco – e forse fa bene -, recita a suo modo e non segna con nulla. Perdibile e dimenticabile.
L’ultimo episodio conta la presenza di Woody Allen e Judy Davis nello standard della coppia di anziani che si sopportano a colpi di psicanalisi. Sono i genitori di un’americana che si invaghisce di un italiano, figlio di un gestore delle pompe funebri con una naturale dote per la lirica. Se la Davis mantiene la sua dignità d’attrice, Allen scade in una macchietta molto poco convincente, apparendo questa sua inaspettata – ma non si era ritirato dalla scena attoriale? – performance un pallidissimo ricordo della sua solita mimica di cui tuttavia non ci si stancava mai. Attori di contorno spenti, televisivi, inutili. Unica nota di merito: la soluzione surreale del cantante sotto la doccia.

To Rome with Love - Dal film

Tanta brutta italianità cinematografica in questo tremendo scivolone dove si respira cinema e recitazione solo labilmente. Assente anche la consueta colonna sonora jazz, sostituita da cliché come Modugno, tarantelle e strimpellate che non vorremmo mai più connotassero l’Italia dopo tanti, troppi anni. E per un attimo torna alla mente il bluff di Sofia Coppola, Somewhere (scheda), dove il nostro Paese è ritratto per una breve parte del film nella sua superficialità da avanspettacolo. E di quella pellicola il ricordo vola soprattutto agli inspiegabili entusiasmi di tanti volti italiani orgogliosi della partecipazione, anestetizzati da una firma famosa e dimentichi del fine ultimo dei propri ruoli, per giunta terribilmente interpretati (Valeria Marini, Simona Ventura ma anche Laura Chiatti).
Allen non ridicolizza intenzionalmente ma lo fa parimenti per risultati, e come non ce lo si sarebbe mai aspettato.
Si affollano domande: è davvero questa l’immagine che dell’Italia ha persino un anzianotto arguto come Woody Allen? E cos’hanno da entusiasmarsi nelle interviste tutti quegli attorucoli nostrani per la loro partecipazione a questa sceneggiata di basso rango, con quella beota felicità da paesani che approdano per la prima volta in America?

Sì, forse Allen ha ragione, anche se ce l’ha detto male: l’Italia è soprattutto questo. Ed è l’Italia più visibile.
To Rome with Hate.

Valutazione: 3/10
Spoiler: 2/10

AltreVisioni

Pasolini, un delitto italiano, M. T. Giordana (1995) – più ricostruzione che cinema in un film ancora troppo televisivo * 6.5
Concorrenza sleale, E. Scola (2001) – nostalgica e decorativa pellicola con poca grinta e personaggi non abbastanza ricamati * 6
36 Quai des Orfèvres, O. Marchal (2004) – interessante poliziesco francese un po’ stereotipato. Solo godibile * 6.5
Iron Man 2, J. Favreau (2010) – seguito poco convincente di Iron Man. Uno spiacevole ritorno sulla pista degli inutili giocattoloni americani * 6
L’ultima missione, O. Marchal (2008) – poliziesco raffinato per forma e struttura. Sulle orme di Seven * 7.5
The Shrine, J. Knautz (2010) – dilettantismo e becera artigianalità allo stato puro. Da vedere col fast forward * 2
Eden Log, F. Vestiel (2007) – fantascienza horrorifica in un claustrofobico e ambizioso film alla Pandorum. Caotico, non riuscito ma da vedere * 6

In Stato d’osservazione

The Avengers, J. Whedon (2012) – * 25apr
Hunger, S. McQueen (2008) – esordio del regista di Shame. Da vedere * 27apr
Chronicle, J. Trank (2012) – * 9mag
Dark Shadows, T. Burton (2011) – * 11mag

To Rome with Love – W. Allen, 2012 ultima modifica: 2012-04-29T17:13:00+00:00 da Alessandro Cellamare



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Commenti


  • giuseppe

    bastava vedere la faccia da rincoglionito di Allen durante l’intervista a Benigni per la promozione del film.
    Pareva alzhaimerato


  • patrizia

    Il film, una sorpresa ! Difficile pensare che dei professionisti così titolati potessereo realizzare un film cosi brutto, senza esagerare! Se non l’ avessi visto non ci avrei creduto ..se quasta era al sorpresa ci sono riusciti.


  • Occhisalati

    Invece no, il film e’ una fotografia fatta da lontano ma che cattura tutto il giostrismo della nostra italietta…..roma, la citta’ sei vincitori, dei gladiatori ha lasciato la scena alle storie senza un senso , restando li tra i ruderi a ricordare a roma cosa e’ stata e cosa puo’ ritornare ad essere….l’uomo qualunque di Allen …siamo noi…e l’ acqua che pulisce dalla inibizione l’ho trovata sublime….del resto l’ interpretazione e’ soggettiva e ognuno puo’ vederci dentro cio’ che vuole….questo e’ un messaggio assolutamente libero , fatto di un cinema apparentemente ” banale” e lui…ha vinto! Grazie allen!

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