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"Una combattente, un punto di riferimento per molte argentine, passate, grazie a lei, dall'estrema precarietà di vita all'avere casa, lavoro, cure sanitarie, una scuola e un futuro per i propri figli"

L’Argentina ha una nuova Evita?

"Un altro dei problemi dei molti che si avvicinano a Tupac Amaru è la casa: Milagro cerca terreni sui quali si può costruire, arriva a far espropriare uno zuccherificio"

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Una combattente, un punto di riferimento per molte argentine, passate, grazie a lei, dall’estrema precarietà di vita all’avere casa, lavoro, cure sanitarie, una scuola e un futuro per i propri figli.

A 15 anni Milagro Sala, attivista argentina, classe 1964, ha scoperto di essere stata abbandonata quando era ancora in fasce: lasciata la casa in cui era cresciuta, ha vissuto per anni di espedienti, tra avventurieri, spacciatori, ladri e prostitute, facendo persino la lustrascarpe. A 18 anni è finita in prigione, dove ha dato il via alla sua prima battaglia: uno sciopero della fame che le ha consentito di cucinare per le altre detenute utilizzando cibo migliore a parità di costo. Una volta libera si è unita all’Argentine Workers’ Center (CTA) fondando Tupac Amaru, un’associazione che da alcuni decenni sta cambiando le sorti degli ultimi d’Argentina, ispirata alle figure storiche di Che Guevara ed Evita Perón.

Tupac Amaru nasce per far fronte alla durissima crisi che attanaglia il paese negli anni ’90: un alto tasso di disoccupazione riduce molti argentini in miseria, molti bambini vivono per strada senza avere nulla da mangiare. Milagro inizia col riunire e coordinare un gruppo di donne che provvede a dare a ciascuno di loro la merenda, quella che sarà chiamata, simbolicamente, la “tazza di latte”. Ciascuna porta qualcosa e la mette a disposizione: del latte, un po’ di zucchero, dell’olio per farne frittelle. Così avviene il “miracolo”: c’è da mangiare per tutti.

Resta in molti un’amarezza, quella data dalla mancanza di stabilità lavorativa, dall’impossibilità di provvedere da sé al necessario. Aumentano le esigenze dell’umanità che si raccoglie intorno a Milagro e all’associazione, ma crescono anche le risposte, i volontari, i mezzi a disposizione. C’è bisogno di cure e di medicinali per chi non può permetterseli: arrivano i medici volontari, le medicine. E poi il lavoro, perché quello che Tupac Amaru si propone di fornire non è assistenzialismo ma sostegno alla realizzazione personale nel rispetto reciproco e nella libertà.

Un altro dei problemi dei molti che si avvicinano a Tupac Amaru è la casa: Milagro cerca terreni sui quali si può costruire, arriva a far espropriare uno zuccherificio. Si impara a costruire insieme: non tutti sanno come si fa, ma arriva chi mette a disposizione il proprio sapere e insegna agli altri. Anche le donne imparano ad avere a che fare con mattoni e sacchi di cemento; il risultato sarà: case per tutti. Insieme alle case nascono, in seno all’associazione, anche cooperative edili: il ricavato viene utilizzato per la comunità, nella quale si costruiscono scuole, case di cura, addirittura piscine e polisportive. L’educazione riveste un ruolo centrale in Tupac Amaru: si dà centralità ai valori, al formare individui che non siano vittime del pensiero dominante, quello della politica neo-liberista. E’ quella politica che, per Milagros, ha prodotto le difficoltà in cui il paese versa da alcuni decenni. L’associazione si diffonde a macchia d’olio, nuove comunità nascono in numerose province argentine, diversi paesi dell’America Latina invitano Milagro a parlare di Tupac Amaru e mostrano la propria vicinanza all’associazione. In Argentina, invece, Tupac Amaru, così vicina ai più poveri, è vista con diffidenza dalle classi dominanti, dalla politica come dal mondo dell’imprenditoria: le accuse sono, soprattutto, di scarsa trasparenza nella gestione finanziaria e detenzione di armi.

Oggi di Tupac Amaru fanno parte 70.000 persone. I membri formano cooperative edili attraverso le quali vengono incanalati sussidi governativi: al 2009 si contano 3.000 unità abitative realizzate. L’organizzazione gestisce anche 6 fabbriche che impiegano circa 5.000 lavoratori; mantiene due scuole e un ambulatorio attrezzato.

Oggi Milagro è in carcere da più di 100 giorni, imprigionata per “istigazione al disordine pubblico” nel corso di proteste avvenute nel paese. Successivamente sono state avanzate contro di lei anche accuse di estorsione, associazione a delinquere e truffa. Attualmente, il suo caso è analizzato dalla Commissione interamericana per i diritti umani e il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite.

Valentina Sapone [v.sapone@statodonna.it]

L’Argentina ha una nuova Evita? ultima modifica: 2016-04-29T17:12:43+00:00 da Redazione



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