Cinema

Sukiyaki Western Django – T. Miike, 2007

Di:

Takashi Miike (copyright: unita.it)

Nota propedeutica alla lettura: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere proposto, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: Sukiyaki Western Django
Nazione: Giappone
Genere: western, pulp

ORMAI da almeno un paio di decenni ha messo radici tra una folta schiera di appassionati di cinema (ma non solo) una risibile e presuntuosa moda che, con le classiche connotazioni del fanatismo nostalgico di memoria adolescenziale, urla una rivalutazione ortodossa di certo cinema italiano anni 70, senza possibilità di appello per le controparti. Sociologicamente comprensibile nell’ottica dei ricorsi storici e delle fughe psico-regressive delle masse, tale tendenza palesa le sue origini tutt’altro che cinefile proprio in un estremismo che, al contrario di quanto vorrebbero i sostenitori, nasconde le qualità di quel cinema proprio affogandole in un unico calderone di peculiarità tutte allo stesso modo osannate, nella forma di una nuova religione. Diventano così oggetto di culto prodotti prevalentemente mediocri, se non pessimi, appartenenti alla commedia pecoreccia, all’horror trash e allo spaghetti-western italiani, mettendo scarsa distanza di valutazione tra veri artigiani del genere e beceri operai dello Z-movie.
Tale fanatismo, al di fuori del recinto dello spettatore, ha intaccato, naturalmente, anche registi di una certa fascia d’età, taluni talentuosi, che, confessando apertamente il loro amore per un cinema che ha cullato le personali fantasie giovanili, cercano di riproporne stilemi firmandoli con un’autorevolezza più o meno marcata. Sono ormai ben noti, ad esempio, gli encomi, anche solo per “attrici” italiane dell’epoca (Barbara Bouchet), del buon Quentin Tarantino, ma non mancano rievocazioni dell’amico Robert Rodriguez, fino ad arrivare alle celebrazioni di registi più insospettabili come Takashi Miike, dedito all’horror estremo orientale e a variazioni insolite, come il recente Yattaman.

Sukiyaki Western Django - locandina (copyright: movies.zap2it.com)

E’ proprio da Miike che arriva, nel 2007, una singolare trasposizione dello spaghetti-western, evidente nelle citazioni sin dal titolo – il sukiyaki è una pietanza giapponese, Django un noto film di Corbucci -, in concorso alla 64esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Mai giunto nelle sale italiane (dunque reperibile al più sottotitolato), il film è l’omaggio di un regista ad un genere che – dalle sue parole – ha accompagnato le visioni adolescenziali col padre. Ne tira fuori un mix anomalo, interpretato da attori giapponesi e dipinto da colori artefatti, non risparmiandosi sfondi disegnati, sovraesposizioni, fantasia pulp e grafica da cartoon. Neanche a dirlo, ritroviamo anche Tarantino in una parte minore, quasi a conferma dell’ombra di un club di ossessivi restauratori di un passato.

Tolta la storia, estremamente schematica come da copione, tra eccidi, vendette e rese dei conti, quel che resta è proprio quel che si dedurrebbe dalle intenzioni di un nostalgico con pretese di originalità e marchio personale ma, purtroppo, senz’arte. Gli effetti grafici, poco convincenti, stancano già dopo la sola introduzione, con un Tarantino che gigioneggia come un ragazzino che si masturba coi fumetti. I numerosi flashback sono realizzati in sovraesposizione per distinguerli dal corso temporale principale della narrazione, stratagemma che, unito ad una colorazione già stucchevole, diventa un trapano per gli occhi da cui si esce storditi. Superati questi ostacoli e soffermandosi sullo sviluppo, esso appare sostanzialmente sciocco, poco intrigante, pieno di colpi a vuoto e momenti deboli e diluiti, valutazione che, a posteriori, viene confermata dalla scoperta della decisione di accorciare la versione originale giapponese di 23 minuti.
Sukiyaki Western Django non è solo questo e non tutto è da buttare. Restano alcuni momenti ben fotografati, il disegno del pistolero, qualche sequenza d’azione efficacemente realizzata, il grottesco nipponico, i conflitti finali e qualche trovata pulp che lascia ricordare Grindhouse, ma tutta la pietanza risulta, in fin dei conti, indigeribile, come degli spaghetti scotti con un po’ di paprika per dar colore e sapore.

Un film da vedere perché di Miike, perché è un esperimento insolito e perché è audace, ma si sospetta fortemente ne resterà solleticato solo il nostalgico, chi usa eguagliare originalità a qualità e, naturalmente, i fanatici di Django.

Valutazione: 5/10
Spoiler: 5/10

AltreVisioni

Millions, D. Boyle (2004) – colorata, fantasiosa, fanciullesca avventura, con tocchi alla Burton * 7

In Stato d’osservazione

Esp – Fenomeni paranormali, The Vicious Brothers (2011) – ancora paranormale con ripresa a spalla. Speriamo in qualche novità * 1giu
6 giorni sulla terra, V. Venturi (2011) – fantascienza italiana? Incredibile * 3giu

Sukiyaki Western Django – T. Miike, 2007 ultima modifica: 2011-05-29T23:13:05+00:00 da Alessandro Cellamare



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