CulturaFoggia
È il motto più usato e più conosciuto del capoluogo dauno

“Fuggi da Foggia”, chi lo ha detto?

Qualcuno ritiene sia stata un’esclamazione niente meno che di Federico II, altri sostengono siano parole del teologo molisano Francesco Longano; ma, a fare da “terzo in comodo”, una poesia del 1887..

Di:

Foggia. Sull’etimologia del noto detto foggiano – terminante con “non per la città ma per i foggiani” – abbiamo diverse versioni; parte del popolo del web la attribuisce a Federico II: “quest’ultimo voleva fare di Foggia la capitale del Regno ma sotto la religione protestante del regno di Germania, poichè fu contestato dal clero foggiano e non ebbe neanche l’appoggio dei cittadini foggiani, rinunciò al suo progetto dando origine a questo detto” (si legge su “laprovinciadifoggia.it). In verità le cose andarono diversamente: spesso in guerra con lo Stato Pontificio, il puer Apuliae fu scomunicato per ben tre volte, al seguito delle quali, Papa Gregorio IX arrivò a definirlo l’Anticristo (Dante Alighieri lo nominerà nel X canto dell’Inferno tra gli epicurei, coloro che negano l’immortalità dell’anima).

In seguito a queste diatribe con la Chiesa, Gregorio IX fece occupare Foggia nel 1229; al suo rientro dalla Crociata, Federico trovò le porte della città chiuse; preferì la via della diplomazia, inviando ai cittadini il messaggio: “Fogia cur me fugis, cum te fecit mea manus?” (“Foggia, perché mi sfuggi, giacchè la mia mano ti costruì?”). Toccati nel profondo, i foggiani accolsero con gratitudine il “loro” imperatore (fonte manganofoggia.it). Il puer Apuliae dunque tutto fu, tranne che l’autore dell’antico detto.

In un’accurata analisi di Geppe Inserra su “Lettera Meridiane” viene preso in considerazione il saggio di Antonio Ventura, pubblicato nel 1987 dalla rivista della Biblioteca Provinciale di Foggia, intitolato “Fuggi da Foggia! La città vista dagli altri, nel Settecento e nell’Ottocento”; l’autore racconta diversi aneddoti di alcuni personaggi che, tra il ‘700 e l’800, si sono ritrovati per svariati motivi nel capoluogo dauno. Tra i tanti emerge il profilo del molisano Francesco Longano (teologo, filosofo ed economista) che, tra il 1786 e il 1790, compì diversi viaggi in Capitanata; viaggi ove, in qualità di osservatore politico, segnalava al sovrano lo stato di abbandono, miseria e sottosviluppo del Mezzogiorno con quelle che, a suo dire, erano le ragioni che determinavo la realtà del meridione: “aria mefitica, sporcizia dilagante, locande scomode ed inospitali, caldo insopportabile, fetori ripugnanti, zanzare ed ogni altra sorta di insetti, freddo intenso, umidità perniciosa, febbre terzana. Indole perversa degli abitanti: svogliati ed insolenti gli uomini, ma anche violenti e consumati da insana passione per vino, gioco d’azzardo e furto; focose le donne, ladre pure esse e soprattutto inclini alla lascivia godereccia” – descriveva così Foggia e i suoi abitanti il teologo molisano.

 "PH LUIGI AFFATATO - SCACCO MATTO"

“PH LUIGI AFFATATO – SCACCO MATTO”

Il commento negativo, tuttavia, era tipico di qualunque forestiero passasse per Foggia in quel periodo; “recensioni” quasi tutte simili da rendere tutti i viaggiatori probabili aspiranti-autori, come Giuseppe Ceva Grimaldi che di Foggia scrisse: “L’infelice viaggiatore che vi arriva è ricevuto alla soglia di esse da falangi di insetti che il clima genera e che il sudiciume delle stanze e de’ mobili moltiplica. Se, poi, la stanchezza ed il sonno l’obbligano a gittarsi sul letto scomodissimo, allora quelle piccole arpie corrono a divorarlo; ed in vece di riparar le sue forze con dolce riposo, egli è costretto a balzar via disperato dal letto inospitale”.

Ad essere sinceri però di “Fuggi da Foggia” c’è una traccia autentica, e ce ne parla Carmine de Leo su La Gazzetta del Mezzogiorno. A completare dunque la fila di “recensioni negative” vi fu Nondarò, fantasioso pseudonimo di Giuseppe Adabbo, avvocato e giornalista napoletano, comproprietario del giornale «La Follia» . Questo foglio satirico veniva pubblicato a Napoli verso la fine dell’ottocento, ma veniva distribuito anche a Foggia. Nondarò frequentava spesso il capoluogo dauno soprattutto in qualità di avvocato e, di rado, scriveva anche sul quotidiano foggiano “L’Ape” che nacque il 19 giugno del 1887; proprio nel giorno del suo esordio, in seconda pagina, veniva pubblicata una curiosa poesia dell’avvocato napoletano datata due giorni prima e intitolata (guarda caso..) «Fuggi da Foggia», dedicata all’amico foggiano Francesco Parisi.

Si tratta di una descrizione della nostra città in chiave satirica, consigliandone la fuga per via del caldo torrido: «È mezzogiorno, e il sole maledetto / m’infiamma addirittura il cervelletto… /Ho il respiro affannoso, e nel polmone / par che bruciasse un pezzo di carbone… / Deh, sorreggimi, amico mio, per pietà / Non far ch’io crepi nella tua città… /È bella Foggia, sissignore è bella: / ci ha la sua villa ricca di mortella, /un boschetto poetico, ridente,/ col lago, con la grotta e col…pezzente; /un teatro elegante, larghe vie, /magazzini di mode, birrarie; /ci ha settecento e più fosse pel grano, ha il vecchio Lanza col bastone in mano; /belle ragazze, svelti giovanotti, /e vanta pur parecchi patrioti: /E’ bella Foggia, sissignor, lo so, / ma a Foggia come viver si può /s’è si forte il calor, durante il giorno, /che ti sembra di star proprio in un forno ?!… / Corpo di Giuda ! me ne vo’ scappare, /alla Napoli mia voglio volare … / Tu, intanto, prega il sindaco Carella / Non trascurar la sua città si bella. / Non gli chiedete, no, lo sventramento, / ma solo un pochettin d’innaffiamento, / se no, sul vecchio adagio ognun si poggia, / e dice al forestier. Fuggi fa Foggia !…»

Dunque è Nondarò l’autore di tal detto? Può darsi, se non fosse che dei foggiani non vi è alcuna citazione e dunque è autore solo al 50%; paternità a parte, i dubbi sorgono anche per il significato dell’aforisma: per alcuni vorrebbe dire “fuggi da Foggia non per la bella città ma per la maleducazione dei suoi abitanti” e questa è senza dubbio la versione più diffusa (e più coerente coi cenni storici); l’altra interpretazione sarebbe “fuggi da Foggia non per la città ma per non dar rogne ai foggiani (e questo potrebbe essere spiegato con la scarsa ospitalità riscontrata da alcuni viaggiatori tra il ‘700 e l’800). Forse il motto non appartiene a nessuno proprio perché, al di là dei significati che vengono dati (negativi e non) quella frase, scritta anche sui cancelli dello Zaccheria, appartiene a tutti noi ed è un motivo di sprono per fare sempre del meglio per la nostra problematica ma pur sempre amata città.

(A cura di Antonio Piazzolla, Foggia 29 maggio 2017)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi