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Olio: l’Antitrust multa il falso extravergine

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Bari. L’Antitrust ha sanzionato la società Deoleo (detentrice dei marchi Bertolli gentile, Sasso classico e Carapelli il frantolio) e la catena di negozi Lidl, comminando multe rispettivamente di 300.000 euro e 550.000 euro per aver venduto bottiglie di olio extravergine che, in realtà, contenevano olio vergine di oliva. Ai big dell’olio d’oliva è stata contestata la violazione degli articoli 20 e 27 del Codice del Consumo, ovvero “pratica commerciale scorretta” e “pratica ingannevole”. Una sanzione scaturita dall’indagine portata avanti dopo che, nel maggio 2015, la rivista “Il Test” evidenziava, con analisi di laboratorio, diversi difetti organolettici come il riscaldo, il rancido, la muffa o l’umidità che declassano il contenuto dell’olio dei diversi marchi. La Procura di Torino, con Raffaele Guariniello, aveva approfondito con l’apertura di un’inchiesta ed i prelievi dei Nas a novembre scorso, analizzati dal laboratorio dell’Agenzia delle dogane per le analisi, consegnano un responso che confermava le irregolarità e i difetti organolettici per i brand oggetto di indagine. Diverse associazioni di consumatori a questo punto inviano un esposto all’Antitrust, chiedendo un intervento nei confronti delle aziende per pratica ingannevole. L’esito è giunto l’8 giugno scorso e non lascia spazio a dubbi: il contenuto dei tre campioni di olio “non corrisponde alla categoria olio extravergine di oliva dichiarata in etichetta trattandosi, invece, di olio vergine di oliva”.

La sentenza dell’Antitrust conferma quanto abbiamo sostenuto con diversi atti parlamentari, ovvero – commentano i deputati pugliesi Giuseppe L’Abbate e Francesco Cariello (M5S) – che il fenomeno rilevato sull’olio extravergine d’oliva ha il carattere di una organizzazione internazionale dedita a truffare il consumatore mediante pratiche che evocano il made in Italy. Quindi è necessario concentrare la lotta anticontraffazione sui cartelli industriali internazionali e suggerendo al Governo di coinvolgere l’Antitrust, l’Agenzia delle Dogane e gli Ispettori del Ministero per fornire alle Procure maggiori elementi di indagine che configurano un reato di organizzazione criminale. L’agropirateria è sintetizzabile nella formula «non criminalità organizzata, ma organizzazione criminale», capace di preordinare strutture e mezzi per frodi alimentari e commerciali a danno dei consumatori. Sin da quando è scoppiata l’inchiesta giudiziaria, abbiamo denunciato il disegno criminale dietro la rete d’imprese che si snodava tra Italia e Spagna. Un impegno a tutela del nostro ‘oro verde’ – proseguono i portavoce 5 Stelle – che abbiamo portato a Montecitorio anche con la nostra risoluzione sulla contraffazione dell’olio d’oliva tra le cui proposte includeva anche quella di creare una banca dati nazionale delle varietà di olii d’oliva italiani con l’indicazione d’origine geografica, in grado di tracciare le materie prime utilizzate ed evitare così le miscelazioni con olii di provenienza straniera vendute poi illecitamente come made in Italy”.



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